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04/07/20 ore

Daniel Libeskind, 'never say the eye is rigid': arte e architettura a Roma



Questa mostra, intitolata 'Disegni architettonici di Daniel Libeskind', è la prima a Roma illustrativa del più importante architetto di fama mondiale del momento, di cui presenta 52 disegni originali che risalgono a 8 diversi progetti di Libeskind realizzati per la Germania, l’Italia, la Polonia, gli Usa e l’Inghilterra; i lavori più rappresentativi sono il Museo Ebraico di Berlino (2001) e il Master Plan di Ground Zero (2003).

 

Come in un vero tour, dopo la chiusura della mostra a Roma i lavori di Libeskind saranno esposti alla Ermanno Tedeschi Gallery di Milano (maggio), di Torino (settembre), di Tel Aviv (novembre), per poi tornare a New York per un grande evento di chiusura del progetto curato da Ermanno Tedeschi, in collaborazione con la Mapei.

 

Sicuramente figlio prediletto della lobby ebraica polacca, naturalizzatosi americano, Libeskind è riuscito a diventare architetto di prestigio dopo aver lasciato un’ altrettanto prestigiosa carriera di musicista. Se si legge bene la sua biografia, falta agli occhi un dato sorprendente: dopo aver realizzato il museo ebraico di Berlino la sua carriera balza da quella di un professionista sconosciuto ai più a quella di uno tra i più discussi e importanti architetti del mondo.

 

A questi allori conquistati con disinvoltura ha aggiunto anche quello di artista visuale: si può dire che questa mostra, parte di un progetto espositivo internazionale, ne suggella il trionfo. I 52 disegni mettono in mostra un’ampia gamma di stili e tecniche dal classico disegno a linea, fino ai vividi acquarelli a colori e agli schizzi a mano libera.

 

Ciò che li accomuna, è una connessione tra le idee filosofiche sottostanti uno specifico progetto e le caratteristiche estetiche di quel progetto stesso, il suo particolare colore, animo, postura e tensione. Dalla maestosità del rotolo che raffigura la visione per il Masterplan del World Trade Center di New York, presso Ground Zero, all’intimità che caratterizza gli schizzi per il Museo Ebraico di Berlino, il visitatore è accompagnato da Daniel Libeskind in un percorso personale tramite alcuni tra suoi progetti più noti.

 

Se si pensa che Daniel Libeskind è un architetto tendenzialmente decostruttivista l'implementazione nella mostra di raffigurazioni tipicamente tradizionali lascia un po' perplessi gli integralisti della contemporaneità, ma quando si parla di così notevole statura professionale bisogna comunque inchinarsi (e tanto, dato che non è molto alto). Non sono di sicuro i migliori disegni che l'architettura conosca ma il prestigio che essi hanno è veramente straordinario.

 

Questa mostra resta quindi una tappa fondamentale per i cultori dell'architettura contemporanea, soprattutto una testimonianza documentale che offre chiarezza sulle ottime capacità visuali di Libeskind. Tra i progetti in mostra ricordiamo: 18.36.54 House (casa privata, Connecticut, USA; 2010), City Edge Competition (Piano di sviluppo urbano; Berlino; 1987) , Fiera di Milano (Residenziale, sviluppo di uffici e commercio in dettaglio, Milano; 2015), Ground Zero Master Plan (New York City; 2003), Museo Ebraico di Berlino (Berlino; 2001), Museo di Storia Militare (Estensione; Dresden; 2011) , Victoria and Albert Museum (Estensione proposta; Londra; 1996), Zlota 44 (Appartamenti; Warsaw; 2013).

 

La centralità del disegno nel processo creativo dell’artista si può sintetizzare in questa frase, tratta dal suo memoriale del 2004 'Breakind Ground: Adventures in Life and Architecture': “L’atto fisico di disegnare con una mano è una parte importantissima del processo architettonico. Un architetto ha bisogno di sapere come disegnare, senza una connessione tra occhio, mano e mente, il disegno dell’edificio perderebbe l’anima umana che lo caratterizza e diventerebbe esercizio astratto. Sostengo inoltre che solo disegnando, gli architetti raggiungono i cosiddetti momenti Proustiani, quegli istanti in cui accidentalmente inciampano in pietre della mente, innescando ricordi che magicamente sbloccano quelle visioni che conducono alla vera arte”.

 

Non dimentichiamo le sue prime raccolte di disegni, “Micromegas” e “Chamberworks” che vanno dal 1970 al 1980, le quali sfidano il significato di architettura contemporanea e allo stesso tempo portano avanti l’idea Rinascimentale per cui il disegno non è solo un mero strumento per raggiungere lo scopo, ma è fine a se stesso, è il vero cuore, la linfa dell’architettura.

 

Ma non è solo il disegno la forma comunicativa su cui riposa il successo di Libeskind, perché egli è anche uno tra i pochi architetti al mondo capaci di essere un’ istanza di interlocuzione in ambiti delicati e controversi della storia. Basta scorrere l'elenco delle sue opere per accorgersene.

 

Un ruolo che è sempre più difficile avere e che l'architetto americano riesce ad assolvere con grande capacità creativa; un ruolo purtroppo necessario viste le numerose controversie ideologiche che la modernità offre. Anche se in questa mostra Libeskind è presentato come artista, per me è molto di più. Trascrivo comunque questo aneddoto avuto con la madre perché mi sembra molto carino.

 

“Una sera tardi, ha versato del the a entrambi e si è seduta con me attorno al tavolo della cucina, dove stavo disegnando compulsivamente. “E quindi vuoi diventare un’artista?” mi chiese, come se stesse per fare una battuta, ma era seria in quel momento. “Vuoi finire affamato in una soffitta da qualche parte, senza soldi sufficienti per comprarti una matita? E’ questa la vita a cui aspiri? Diventa un architetto. L’architettura è un mercato e una forma d’arte”. E poi, disse qualcosa che dovrebbe rallegrare ogni architetto: “Tu puoi sempre fare dell’arte nell’architettura, ma non puoi fare architettura nell’arte. In questo modo, prenderai due pesci con un amo”.

 

Giovanni Lauricella

 

ROMA: 11 Marzo – 30 Aprile

Ermanno Tedeschi Gallery (Via del Portico d’Ottavia 7, 00186 Roma; +39 06 45551063)

Lunedì-venerdì: h. 10:00 – 13:00 e 15:00 – 19:00

Sabato e domenica su appuntamento


Commenti   

 
0 #1 tubberschein 2013-09-08 13:29
pero' si puo fare architettura in arte.mi e' piaciuta la battuta sull'inchino
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