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27/11/20 ore

I racconti di Matilde, di Ermanno Tedeschi


  • Elena Lattes

In letteratura, anche quella per l’infanzia gran parte delle storie riguardano le persone e raramente raccontano le vicende di un giocattolo.

 

Una bambola dagli occhi azzurrissimi, invece, è la protagonista de “I racconti di Matilde”, una fiaba recentemente pubblicata dall’Associazione Culturale Acribia che racconta le tante peripezie di una famiglia ebraica, prima, durante e dopo la guerra.

 

Ermanno Tedeschi, l’autore, è il figlio di Elsa, la bambina che negli anni ‘30 ricevette in dono Matilde. In seguito alle leggi razziali, la piccola, insieme alla mamma e alla sorella, furono costrette a trovare rifugio in Svizzera.

 

Da lì, a causa della breve durata del visto, andarono in Francia con il papà e i nonni, che nel frattempo le avevano raggiunte. Nel 1940, però quando Rennes fu occupata dai nazisti, dovettero di nuovo fuggire. Nonostante le innumerevoli difficoltà, arrivarono a Lisbona da dove si imbarcarono per approdare infine in Uruguay.

 

Dopo la guerra la famiglia, naturalmente insieme alla bambola, tornò in Europa. Elsa intanto era cresciuta, ma anche da adulta non si separò mai dal suo balocco prediletto. Si sposò, diventò mamma e, poco prima che morisse, sua sorella Ada affidò Matilde ad Ermanno, collezionista di giocattoli. Nel marzo scorso, durante la chiusura per la pandemia, le strade vuote e le file davanti ai negozi lo fecero tornare con la mente, per associazione di idee, ai racconti di sua mamma e dei suoi familiari.

 

Osservando la bambola, “il suo sguardo innocente e il suo vestitino ricamato portato con grande dignità”, decise di scriverne la storia, in modo tale che tanti bambini potessero conoscerla. 

 

Come tutte le fiabe può, però, avere altre chiavi di lettura e quella suggerita dallo stesso autore ne è un esempio: qualunque gioco può essere addirittura un’opera d’arte, ma anche un simbolo di vita, di continuità e perfino di memoria.

 

Di solito è l’oggetto preferito dai bambini e tante volte si è trovato negli scavi archeologici, accanto ai piccoli feretri. Per questo Ermanno ha pensato di dare alla bambola il nome della sua bisnonna che lui ha potuto conoscere e che aveva avuto un ruolo fondamentale nell’educazione di sua mamma. Il gioco, che non è chiuso in una vetrina, ma è stato esposto in due mostre, una nel 2016 ad Asti e una al Memoriale della Shoà al Binario 21 di Milano  due anni dopo, è stato idealmente collegato dall’autore ad un orsacchiotto di nome Israel che egli ha regalato al suo nipotino che vive in Francia.

 

Egli ha tessuto dunque un filo invisibile che collega il passato al presente e al futuro e che simboleggia un forte legame tra le varie generazioni. Forse proprio questa continuità rende la fiaba molto adatta ai più piccini non ancora pronti ad affrontare terribili tematiche come le persecuzioni e lo sterminio.

 

I bambini, immedesimandosi nelle vicende di Elsa e della sua famiglia (ma anche in quelle del futuro marito) - vicende complesse e irte di difficoltà, ma raccontate con delicatezza e sensibilità in cui l’accento è posto principalmente sul  lieto fine – potranno iniziare ad avvicinarsi in maniera serena e non traumatica al periodo più buio della nostra epoca.

 

Le numerose fotografie e i disegni sia in bianco e nero che a colori rendono sicuramente l’edizione cartacea ben più attraente del formato elettronico.

 

 


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