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01/10/20 ore

Firenze ebraica, di Giovanna Bossi, Pia Ranzato e Lionella Viterbo


  • Elena Lattes

Nonostante l’attuale pandemia ci costringa a limitare i nostri viaggi per turismo, (o forse proprio grazie al fatto che è consigliabile non andare troppo lontano) si può godere di alcuni aspetti poco conosciuti del nostro patrimonio artistico e culturale.

 

Magari anche soltanto leggendo un’ottima guida, come lo è “Firenze ebraica” pubblicata recentemente dalla casa editrice Aska. Scritto da tre donne, Giovanna Bossi, Pia Ranzato e Lionella Viterbo, il maneggevole volume ci accompagna lungo un itinerario storico e geografico che parte all’incirca dall’inizio del secondo millennio fino ai nostri giorni.

 

Risalgono infatti all’anno mille le prime tracce della presenza ebraica prima a Lucca, poi a Pisa e infine a Firenze. Sebbene si ritenga che, presso la chiesa di Santa Felicita sull’Arno, accanto alle catacombe paleocristiane, ci potesse essere già uno spazio dedicato agli ebrei e, a parte qualche documento scritto successivo, la più importante testimonianza proviene dal diario di Beniamino da Tudela che tra il 1159 e il 1167 si recò dalla Spagna in Medio Oriente, a Gerusalemme e in Persia, passando dall’Egitto e, naturalmente dall’Italia. Nel suo resoconto, il viaggiatore, probabilmente commerciante e rabbino, parlò di venti famiglie a Pisa e quaranta a Lucca.

 

Nel quindicesimo secolo, sotto Cosimo de’ Medici, gli ebrei istituirono nella città del Giglio i primi banchi di pegno e pochi anni dopo vi giunsero gli esuli in fuga dall’Inquisizione. Sotto pressione di Paolo IV Carafa anche a Firenze e Siena, quasi un secolo dopo, nel 1570, venne istituito il ghetto. 

 

La situazione però migliorò abbastanza presto quando Ferdinando I istituì le famose “Leggi livornine” con le quali permise agli ebrei di stabilirsi nella città portuale e successivamente a Pisa. Pochi anni dopo fu costruita a Firenze una seconda sinagoga e gli scambi tra le vicine comunità furono sempre intensi.

 

Le condizioni di vita per gli ebrei non furono sempre serene: come più o meno ovunque, epoche buie si alternarono a periodi migliori, ma la tragedia più grande è stata la deportazione nei campi di sterminio e l’uccisione di oltre trecento persone. 

 

L’attuale sinagoga, fu costruita tra il 1873 e il 1882, in sostituzione delle due precedenti non più adatte sia per la scarsa capienza, sia perché il ghetto, nel quale si trovavano, era ormai diventato un quartiere in degrado. All’interno vi è un piccolo museo dove sono esposti alcuni arredi sinagogali, oggetti di culto e di vita familiare, documenti e fotografie riguardanti la comunità negli ultimi 150 anni. L’edificio è in un giardino nel quale vi sono monumenti e lapidi in ricordo dei caduti della prima guerra mondiale, delle visite dei sovrani, dei benefattori che contribuirono alla sua costruzione e delle vittime del naizfascismo

Vi sono tre cimiteri, il più antico dei quali risale al 1645, ma tombe ebraiche sono presenti anche nei due cristiani acattolici e nella zona laica di quello comunale di Trespiano, al centro del quale, nel Parco della Rimebranza, sono state traslate le salme dei fratelli Rosselli.

 

Vi è un memoriale dedicato agli italiani uccisi nei campi di concentramento che nel 2016 fu portato da Auschwitz nel Centro EX3 e in numerosi palazzi vi sono ancora targhe e segni della presenza di importanti famiglie ebraiche, come per esempio l’iscrizione marmorea in via delle Oche che ricorda che all’inizio del 1800 in quello stabile abitò e morì Salomone Fiorentino “distinto poeta e letterato”.

 

Naturalmente, oltre al David di Donatello scelto insieme al giglio, a simbolo della città, sono presenti altre opere cristiane che riprendono personaggi e storie dell’ebraismo biblico accompagnati anche da iscrizioni in lingua originale.

 

Un libro, dunque, che è più di un “itinerario illustratocome recita il sottotitolo: in carta patinata e corredato da numerose belle fotografie a colori, è senz’altro una godibile ed interessante lettura.

 

 


Commenti   

 
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