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20/11/18 ore

Who Moved My Cheese?, di Spencer Johnson. Free trade dal sec. XVIII ad oggi



di Giovanna D’Arbitrio

 

Who Moved My Cheese? (Chi ha spostato il mio formaggio?), di Spencer Johnson, apparve nel 1998 e rimase tra I bestseller per quasi 5 anni, vendendo più di 26 milioni di copie in tutto il mondo (tradotto in 37 lingue). Sempre attuale esso appare in tempi di delocalizzazioni, riduzione di posti di lavoro, imperversanti crisi economiche. 

 

Ancor oggi in effetti rimane un testo allegoricocitato dai seguaci della globalizzazione che trovano efficace una favoletta su due topi, Nasofino e Trottolino, e due gnomi, Tentenna e Ridolino, che vivono in un labirinto, costretti a cercare formaggio per sfamarsi. Un giorno non ne trovano più: mentre i due topi si mettono in viaggio per trovarlo altrove, gli gnomi si disperano per l'accaduto, perdendo tempo e rischiando di morire.

 

Insomma il libro invita a mettersi in viaggio e cercare il lavoro in altri paesi, piuttosto che morire di fame in patria. Esso circolava anni fa nei corsi per manager aziendali con l’obiettivo di illustrare i vantaggi della globalizzazione, basata su free tradee totale deregulationdelocalizzazione della produzione di merciin paesi del terzo mondo e consequenziali effetti di mobilità, flessibilità, precarietà.

 

Gli slogan usati erano lean and mean,less is more, cioè riduzione dei costi all’osso con fusioni di aziende e incremento dei profitti, sfruttando risorse di vario genere (incluse quelle umane) nei paesi poveri e… sbattendo sul lastrico tanti lavoratori in Europa a dispetto di diritti faticosamente conquistati nel tempo.

 

Ricordando la Rivoluzione Industrialeche scoppiò in Inghilterra dopo la scoperta della potenza del vapore da parte di James Wattnel XVIII, non si può fare a meno di riflettere sul cosiddetto “Victorian Compromise” che viene definito come “… il compromesso utilitaristico di una società che vide l’industrializzazione solo come una fonte di prosperità e progresso, una società che rifiutò rigidamente di confrontarsi con i numerosi conflitti e problemi sociali da essa scaturiti… L’enorme sviluppo industriale e l’incessante progresso scientifico resero l’Inghilterra la nazione più potente in Europa a livello politico ed economico. Su queste basi fu costruito il Compromesso col suo ottimismo e la fiducia nel progresso, la sua fede nella teoria del  laissez-faire in economia” (Elio Chinol“A Short Survey of Enghish Literature).   

 

Quanti compromessi passati e presenti! Eppure anche a quei tempi si levarono diverse voci di protesta, come quella di John Morleyche definì la sua epoca “un paradiso per i ricchi, un purgatorio per i capaci e un inferno per i poveri”,per la feroce competizione industriale, la spaventosa invivibilità e l’immensa miseria dei bassifondi, il disumano sfruttamento degli operai, tra i quali c’erano perfino bambini, come dimostra il Factory Actdel 1833 che vietava l’assunzione di bambini al di sotto di 9 anni!

 

Tali aspetti furono poi più aspramente denunciati da autorevoli personaggi come Thomas CarlyleJohn RuskinMatthew Arnold, nonché da movimenti progressisti, come il Cartismo e la Fabian Society che sfociarono poi nel moderno Labour Party. Insomma c’era allora un percorso in ascesa per la conquista di diritti in campo lavorativo in Inghilterra e in tutta Europa.

 

Oggi invece stiamo facendo il percorso inverso e, come se non bastasse, ci vogliono anche convincere che tutto ciò sia giusto. Le strategie del colonialismo, neocolonialismo e dell’attuale globalizzazione sono in fondo sempre le stesse, divenute ora solo più raffinate, efficaci e veloci grazie ai progressi tecnologici e scientifici.

 

E intanto si trascurano istruzione,formazionee lavoro, costringendo laureati con la valigiaa lasciare il Meridione e causando massiccia fuga dei cervelli, mentre dilagano disoccupazione, criminalità, sistema clientelare e voto di scambio. Di tutto ciò però si parla poco: meglio attirare l’attenzione sui migranti, causa di tutti i mali attuali! Senza dubbio un problema epocale quello delle imponenti migrazioni, ma un problema da affrontare in modo equilibrato a livello internazionale, senza aizzare odio.

 

Purtroppo la crescente sfiducia nei grandi partiti politici di massa ha favorito il successo di populismi, estremismi, razzismo e ha innestato la marcia indietrodi protezionismi, nazionalismi, egoismi, muri e divisioni.

 

Il predominio dell’alta finanza a suon di Spread e agenzie di rating, inoltre,ha distrutto la vera politica e la capacità di scegliere, cancellando identità culturali con una crescente omologazione. Se si ottunde la coscienza dell’Uomo, come è possibile parlare di libertà?

 

 


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