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16/11/18 ore

Gli ebrei tra storia e memoria, libro-intervista di Giacomo Kahn a Riccardo Calimani


  • Elena Lattes

La molteplicità di argomenti affrontati, la lunghezza e l’intensità del periodo trattato – circa quattromila anni di storia, cultura, sociologia e tanto altro – rende non facile l’inizio di questa recensione. Cosa privilegiare senza rischiare di essere riduttivi o, peggio ancora, banali? Il titolo potrebbe fornire un suggerimento, ma forse non dà l’idea della ricchezza e della profondità dei contenuti  così magistralmente sintetizzati, perché “Gli ebrei tra storia e memoria”, pubblicato dalle EDB, Edizioni Dehoniane, per la collana “Cristiani ed ebrei”, diretta dal presbitero e biblista Luigi Nason non è un “semplice” manuale di storia o uno stimolante invito a ricordare.

 

È invece un ricco compendio che si presenta come un piccolo volume in formato tascabile, anche se di trecento pagine, dove vi si possono trovare centinaia, se non migliaia, di risposte, brevi ma esaustive, agli altrettanti interrogativi che ricorrono più frequentemente sul mondo ebraico. Esse sono presentate sotto forma di intervista condotta da Giacomo Kahn a Riccardo Calimani, entrambi giornalisti e docenti universitari.

 

Eccone alcuni esempi. Quali sono le differenze tra semita, ebreo, israelita, giudeo, israeliano? E quali, se ce ne sono, tra antigiudaismo e antisemitismo? A quando si può far risalire il loro inizio? Perché gli ebrei vengono definiti “il popolo del libro” e qual è questo libro? Cos’è il Talmud? Perché spesso in esso le domande sono più importanti delle risposte? Quando venne redatto e perché ne esistono due versioni? Cosa dicono le sette leggi di Noè?

 

Tante le domande che riguardano anche il cristianesimo, su come esso nasce e si separa progressivamente dall’ebraismo e su come si rapporta con quest’ultimo: “Chi era Paolo?”, “Quando iniziano i primi attriti tra mondo ebraico e mondo cristiano?”, “Davanti alla nascita dei primi movimenti antisemiti, come reagì la Chiesa?”; nonché sul resto dell’ambiente circostante.

 

Come vivevano gli ebrei nella Roma antica? Come venivano visti? Perché il mondo pagano e quello romano provavano diffidenza verso le idee monoteiste? O anche: “In America gli ebrei cercavano una ‘nuova terra promessa’?” “Quali regole deve seguire l’uomo nel suo rapporto con la natura e con gli esseri del creato?”-

 

La seconda parte del libro propone un’interessante analisi sull’identità e su come alcuni personaggi famosi a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo (da Freud a Saba, passando per Herzl, Marx e Svevo) reagirono di fronte ai dilemmi posti dalla modernità, dalle tensioni sociali di quel periodo, dal razzismo e dalla contemporanea emancipazione. Una serie di “elementi  per comprendere la complessità di alcune delle più eccelse menti di quell’epoca” e che è anche un esempio illustrativo di quanto Calimani spiega nella premessa: “Essere ebrei è doppiamente difficile: è difficile essere se stessi, è difficile essere accettati. È un problema stimolante che offre motivi di riflessione”.

 

Un libro, la cui lettura risulta piacevolmente scorrevole, che è anche molto importante per sfatare diversi tabù, ma che non condanna tout court i preconcetti: “Non bisogna avere paura dei pregiudizi, perché ne siamo tutti schiavi: se non avessimo dei giudizi a priori, non potremmo vivere. Poi bisogna avere paura dei pregiudizi negativi e quindi bisogna stare attenti quando questi pregiudizi portano alla violenza e alla distruzione. È più facile inquinare che disinquinare le menti”.

 

Un testo, quindi, adatto a tutti: a coloro che sanno poco o nulla del mondo ebraico, a coloro che desiderano semplicemente approfondire e anche a chi già ha un’ampia conoscenza teorica ma non ha mai avuto modo di soffermarsi su alcuni degli argomenti proposti.

 

In breve, ognuno vi potrà trovare qualche nuova informazione e diversi spunti di riflessione non solo su quanto avvenuto in passato, ma anche sulle connessioni tra la storia, l’attualità e le direzioni che si aprono e si possono intraprendere nel futuro: “Non c’è una conclusione di questo straordinario itinerario. C’è ancora molto da fare: la lotta per la libertà è senza fine. Il mondo ebraico, con i suoi pregi e difetti, deve misurarsi ancora con durissime prove. Deve coltivare la memoria senza esserne schiavo. Deve ricordarsi che la pace e la giustizia, nei popoli e tra i popoli, sono un bene supremo da perseguire sempre e comunque (…)”.

 

Prove che, forse è banale ricordare, prima o poi, devono essere affrontate da tutti, anche se in forme e modalità differenti.

 

 


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