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14/12/18 ore

Platone, Agostino e i Padri Cappadoci: l’abbraccio tra filosofia e teologia



I viaggiatori di senso si interrogano sempre sotto i portici di Atene e le colline di Gerusalemme. Incise a sangue di pensiero e preghiera, in una storia di ricerca che non ha fine e frontiera avanzata di altre conquiste di umanità. Ma qual è stato il rapporto tra filosofi e pensatori pagani convertiti al Cristianesimo e quelli rimasti “al di là del muro”? Quali i metodi culturali che hanno introdotto nel Cristianesimo? A queste domande risponde il volume Filosofia e teologia tra il IV e V secolo. Contesto, figure e momenti di una sintesi epocale (edito dalla Lateran University Press) scritto a quattro mani dal rettore della Pontificia Università Lateranense monsignor Enrico dal Covolo, insieme a Emmanuele Vimercati, decano della facoltà di Filosofia della PUL.

 

Il volume - narrativo ma fondato in ogni passaggio - racconta una storia profonda. Siamo negli anni tra il IV e il V secolo d.C.; è un momento di grande fermento per il Cristianesimo, che nel 313 con l'Editto di Milano è divenuto religione ufficiale dell'Impero Romano. Cristiani e pagani si mescolano: terminate le persecuzioni, in molti si convertono al culto predicato da Gesù Cristo e, in seguito, dai suoi Apostoli.

 

Tanti filosofi, dunque, passano al Cristianesimo portando con loro i loro metodi di lavoro e analisi e, in qualche caso, le risposte agli interrogativi sulle domande esistenziali più urgenti quali la natura dell'uomo, del mondo o di Dio. È il momento in cui nella cultura dell'Occidente avviene un incontro tra Platone e Sant'Agostino, in cui filosofi e teologi non vivono in mondi separati ma condividono questo contesto culturale ponendosi domande spesso molto simili.

 

Quando Platonismo e Cristianesimo diverranno sistemi dottrinali della tarda antichità il confronto tra questi due mondi sarà stato vitale per entrambi. Al punto da costituire un esempio per il pensiero contemporaneo. È su questa linea che si muove il lavoro di ricerca svolto dagli autori del saggio. Si tratta di un volume, spiega Vimercati, diviso in tre parti dedicate a: “forme e metodologie dei saperi; le principali figure del dibattito filosofico e teologico; alcuni contenuti di questo dibattito”.

 

In particolare, l'analisi degli autori si muove attorno alle metodologie comuni del pensiero pagano e cristiano che hanno portato alla nascita dei due sistemi dottrinali. “Lo studio di alcuni Padri - rimarca Vimercati - mette in luce la ricezione e la rielaborzione di questioni e dottrine già formulate dal mondo pagano nei secoli precedenti. Tra gli autori oggetto di attenzione – continua – vi sono i Neoplatonici post-plotiniani, i Cappadoci, Girolamo, Ambrogio e Agostino”.

 

Ma che peso hanno vicende apparentemente relegate alla polvere dei secoli per un mondo così convulso come questo? Enorme. Il dialogo tra filosofia e teologia di oggi, scandisce Vimercati, riceve da questo libro un'importante chiave di lettura perché rivaluta uno dei momenti chiave di questo confronto, alla radice del dibattito tra queste due realtà iniziato nell'età antica e perché – proprio in virtù degli attriti culturali nati in quegli anni - mostra di essere un esempio soprattutto ai giorni nostri, epoca nella quale filosofia e teologia hanno rapporti intiepiditi e che avrebbero bisogno di essere ripensati. Perché entrambe, sia pure per vie diverse, cercano un obiettivo comune.

 

Non solo: come nota il professor Manlio Simonetti, Accademico dei Lincei, il volume di dal Covolo e Vimercati mostra come: “In effetti Platone prima e poi Agostino appaiono, nel libro che presentiamo, come gli autentici protagonisti di questo lungo percorso storico”. Questo perché, sottolinea: “La filosofia greca, e più specificamente il platonismo, ha influito sul sorgere e lo svilupparsi, nell'ambito della Chiesa, dell'antica riflessione teologica”. La porta d'ingresso del platonismo nella Teologia cristiana, osserva Simonetti, sarà offerta dalla mediazione e adattamento in senso cristiano prima di Origine e poi di Agostino, con effetti che perdurano anche nella cultura cattolica moderna.

 

Le belle onde di queste pagine ci riportano al cuore di Agostino ed all'importanza decisiva che egli ha attribuito all'amore, che definisce gemina caritas, l'Amore di Dio e del prossimo in quanto sviluppo di un pensiero razionale. Si conosce soltanto quello che si ama: ed in questa ricerca che il pensiero indirizza verso la conquista della Verità, ossia Cristo, ci viene rammentata rapidamente la rappresentazione piuttosto melodrammatica che Agostino fa nelle Confessioni del suo itinerario verso la conquista della Verità (l'incontro con Hortensius, la grande scena finale nel giardino e così via).

 

"L'Agostino iniziale - ha notato Manlio Simonetti presentando il libro alla Lateranense - quello immediatamente successivo alla conversione, ha concepito questa ricerca della Verità soprattutto come opera collettiva, collegiale. Le opere che ha scritto a Cassiciaco hanno una struttura “dialettica”, nel senso che devono essere un gruppo d'intelligenze che concordemente tendono verso la ricerca della Verità. Il che non escluse affatto, come ci viene rammentato, che in definitiva ognuno di noi debba ricercare per Agostino la Verità, cioè Dio, dentro di sé". E il segreto è cercare ancora.

 

Salvatore Balasco

 

 


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