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18/04/19 ore

Un barattolo pieno di lucciole. Storia di Igor Man e Maria Rosa Carreri



Continuano le "Conversazioni della Corte" a Sabaudia dove domenica 24 agosto, alle ore 21,00, è stato presentato il libro "Un barattolo pieno di lucciole-Storia di Igor Man e Maria Rosa Carreri" (Editore Guida), di Donata Carelli. Docente di Lettere,  l’autrice è anche  sceneggiatrice e in tal campo considera  "suo maestro" Ugo Pirro al quale ha dedicato un toccante ritratto in Soltanto un nome nei titoli di testa. Un suo nuovo copione, 2 euro l’ora (sulla tragica morte di due donne campane) è stato presentato alla National Academy of Art & Science di New York.

 

Un barattolo pieno di lucciole è il suo primo libro, un testo davvero interessante in cui ella narra con delicatezza e sensibilità la storia di Maria Rosa Carreri e suo marito Igor Man (Igor Manlio Manzella), il celebre giornalista del quotidiano "La Stampa" che seppe  raccontare con coraggio  la verità su tanti drammatici eventi, come la guerra nel Vietnam, gli orrori della Palestina, l’embargo di Cuba, l’assassinio di Sadat in Egitto, descrivendo tanti personaggi come Che Guevara, Khomeini, Arafat, Fidel Castro, Gheddafi e tanti altri.

 

Nella Corte del Comune di Sabaudia, la giornalista Marianna Parlapiano ha condotto un vivace dibattito destreggiandosi con abilità tra i vari interventi dei partecipanti, legati a Donata da rapporti d’amicizia. Tra i presenti, l’autrice stessa, Marilena Gelardi (assessore alla Cultura), Valeria Fedeli (vice presidente del Senato), Angelo Favaro (docente dell’Università di Tor Vergata), Federico Manzella (figlio di Igor e Mariarosa) che hanno parlato del libro in una conversazione agile, piacevole, con quel tocco di complicità e di armoniosa empatia che si stabilisce tra amici.

 

Anche la sottoscritta, conoscendo Donata e la sua famiglia, ha seguito il dibattito con particolare interesse, pensando che nella famiglia Carelli la Culturaè "pane quotidiano": la madre Carla Melegari, docente di Lettere,  dirigente scolastico nelle locali scuole, ha scritto il libro Sabaudia, oh cara , il padre Rodolfo, noto uomo politico e sensibile poeta, è autore di  numerose raccolte di successo, tra le quali ricordiamo Per questo tuo ostinato amore, Il compasso, L’altra metà del cielo, L’artista e il suo rovello. Nel 1980 ha fondato il Premio di Poesia Circe Sabaudia.

 

Come i relatori hanno sottolineato durante la presentazione, Un barattolo pieno di lucciole ci offre un dialogo a "cuore aperto" tra Donata e Maria Rosa che poi  si trasforma non solo in una sorta di romanzo su una grande storia d’amore, ma anche in un documento di essenziali verità su cinquant’anni di storia nazionale e internazionale.

 

La stessa  autrice dice: "È  una cronaca nuda, onesta di una serie di incontri avvenuti con Mariarosa Carreri Man, inizialmente destinati ad una intervista. Man mano che le conversazioni procedevano, nello scenario del Villaggio giornalisti sulle rive del lago di Paola, ai piedi del Circeo, mi rendevo conto che la vita di questa coppia, con le sue dinamiche, le sfide, i viaggi, i ritorni, meritava ben più di un'intervista. Ho proposto a Mariarosa un romanzo che registrasse questo fluire di ricordi e considerazioni, e lei mi ha dato fiducia. Ed io gliene sono grata così come ringrazio l'editore, Diego Guida, per aver sposato da subito, con slancio, questo progetto".

 

Il testo inizia con due interessanti prefazioni, una del prof. Andrea Riccardi, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Bari, alla Sapienza di Roma, nonché fondatore nel 1968 della Comunità di Sant'Egidio e Ministro  nel governo Mario Monti; l'altra prefazione è di Marcello Sorgi, giornalista, politologo, scrittore, già direttore del Tg1 e del quotidiano La Stampa del quale è editorialista.

 

Nella prefazione Andrea Riccardi  afferma che "Igor Man portava con sé, di ritorno a casa, le ferite di un popolo, come nel caso del Vietnam negli anni ‘60, esperienza che segnò la sua vita in modo profondo e che forse contribuì alla crescita della sua attenzione ai deboli: il più debole, in quanto tale, va sempre rispettato e trattato con maggiore attenzione, insegnava al figlio Federico…. Al cuore di questo libro c'è una storia di affetto, per alcuni versi intima, raccontata sempre con grazia, pudore, senza infingimenti. Raccontare questa storia di amore vuol dire anche narrare la scoperta del mondo, ma anche la vita di Roma in quegli anni. E' uno dei motivi di interesse per questo volume".

 

Ricordando Igor Man e sua moglie, Sorgi riferisce invece che mentre  "Igor era avventuroso, istintivo, sognatore, preso dalla passione indomabile per il suo mestiere, Mariarosa era razionale, dolce, ma inflessibile nello svelare i miraggi davanti ai quali lui si perdeva di tanto in tanto, nelle grandi praterie delle illusioni che i giornalisti amano attraversare, un mondo fantastico e ammaliante senza il quale non avrebbe senso la dura vita del cronista, con i suoi orari impossibili, le attese interminabili, le notti che si allungano fino all'alba, aspettando che si smorzi l'eccitazione e l'effetto dell'adrenalina che ha forgiato le righe una ad una".

 

Leggendo il libro ho ritrovato non solo tutto ciò che avevo appreso dai relatori, ma ho potuto apprezzare in pieno "la magia delle parole" in uno stile fluido, colto e schietto, a tratti poetico, capace di creare un’ atmosfera particolare di foscoliani "amorosi sensi", senza peraltro cadere nel mélo, rilevata già durante la presentazione. Quella sera mi sembrava in effetti  che aleggiasse nell’aria "uno spirto soave pien d’amore" (Dante): c’era non solo l’amore tra Mariarosa ed Igor, ma anche  l’amore per Sabaudia, un luogo magico che aveva affascinato anche loro.  In un’intervista infatti Igor dichiarò: "Mi sono innamorato di questa terra, anzi del suo straordinario silenzio. Ed in questa realtà chiamata Sabaudia mi ci sono tuffato letteralmente dentro…Poi di un luogo ci si innamora, ci si può innamorare, come ci si innamora di una donna. E puoi anche non sapere nemmeno perché. Ma accade. E’ la magia, il fascino, il mistero di un luogo rispetto ad un altro…".

 

Anche Donata ha parlato con emozione della sua terra, definendo i veri sabaudiani "abitanti dell’isola Eea", forse  perché coloro che amano davvero Sabaudia, l’amano sempre, anche d’inverno, non solo d’estate, e ne subiscono il  fascino, come Ulisse quando approdò su queste coste incantate: " E su l’isola Eea giungemmo, dove Circe, diva terribile dal crespo crine e dal dolce canto, avea  soggiorno" (Odissea, libro X).

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 


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