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21/11/17 ore

Un intellettuale dell’Architettura Italiana. Giorgio Muratore


  • Giovanni Lauricella

Una intera giornata con numerosi interventi in una gremita aula magna per la commemorazione del professor Giorgio Muratore che si è distinto per le tante battaglie per il rispetto dell’architettura. Ha introdotto: Annamaria Giovenale, Preside, Carlo Bianchini, Direttore dipartimento Storia Disegno e Restauro, Orazio Carpenzano, Direttore dipartimento Architettura e Progetto, Alessandra Capuano, Presidente area didattica 1.

 

Hanno moderato Augusto Roca de Amicis, Alessandra Capuano, Paolo Conti, Giorgio Ciucci Sono intervenuti: Paolo Portoghesi, Nicola Di Battista, Francesco Moschini, Angelo Villa, Alessandra Capuano, Eleonora Carrano, Marco Petreschi, Maria Cristiana Costanzo, Luca Arcangeli, Antonio Schiavo, Andrea Bentivegna, Roberto Veneziani, Rosalia Vittorini, Daniela Esposito, Clara Lafuente,Carlo Severati, Mauro Saito, Maria Paola Maino, Mario Lupano, Antonio Pennacchi, Antonella Greco, Franco Purini, Franz Prati, Pino Pasquali, Jacopo Costanzo, Emilio Battisti,  Clementina Barucci.

 

Poteva essere un incontro della durata di tre secondi, perché bastava solo dire che l’architettura dal dopoguerra ad oggi non funziona, dopo di che tutti a casa.  Però, facendo così, non esisterebbe niente nel sistema cultura: mancherebbero università, professori, alunni, personale attinente, case editrici, architetti, operai ecc. ma poiché invece tocca sostenersi in piedi, è come quando per una improvvisa scossa di terremoto ci si abbraccia per non cadere a terra, parallelo forse esagerato ma l’incontro “Un intellettuale dell’Architettura Italiana. Giorgio Muratore“ mi ha dato un’impressione simile.

 

In maniera sommaria, il nostro Giorgio Muratore ha fatto una cosa che un impressionante produttore di scritti e fondatore di associazioni culturali non dovrebbe fare, in quanto è stato un po’ come uno di quegli investigatori narrati nei gialli che, vittime dell’ intuito, si trovano nei guai perché hanno scoperto il marcio, ma non solo, in più lui ha commesso due fatti ”gravissimi”: si è permesso di insegnare le sue scoperte all’università producendone addirittura dei discepoli ed ha tentato di coinvolgere il pubblico fuori dall’università.

 

Come tutti quelli che non rispettano il politically correct si è beccato la fatwa e si è ritrovato isolato, ostacolato e bersagliato di invettive, osteggiato nell’università ecc.  L’architettura contestualizzata presume lo studio di architetti non famosi che hanno anticipato o rafforzato stili venuti per la maggiore e che poi hanno fatto la storia. Quindi il suo studio della storia non ufficiale, in quanto frutto non di una sola visione, ma di un complesso di indagini ragionate, diede vita a delle guide dell’architettura dal dopoguerra in poi che sono un capovolgimento della normale didattica che impone dei modelli universalmente riconosciuti.

 

Una visione ideologicamente non accettabile, da noi, perché sa di revisionismo storico, problema che pure nell’architettura esiste. Parlare dell’architettura degli anni ’50, delle case popolari del neorealismo di Ridolfi al Tiburtino Terzo diede una eco di consenso al boom economico degli anni ’60. Questo era un dato inaccettabile per il PCI, padre e padrone della cultura nazionale, che si è tanto prodigato per dimostrare il contrario, contribuendo ad affossarlo e pagando con il sangue di tanti operai, morti negli scontri avvenuti in tutta Italia contro la polizia di Scelba nello sciopero generale del luglio ’60 e parimenti non darebbe senso al ruolo di tanti artisti e intellettuali, come Pier Paolo Pasolini ecc.

 

 

In pratica Giorgio Muratore si è trovato nel ruolo di Giampaolo Pansa per l’architettura contemporanea, grazie al suo criterio scientifico, che non si è fermato solo a questo.

 

Ad esempio, volle fare tramite un’associazione la rievocazione delle sale cinematografiche romane chiuse o in via di chiusura, denunciandone gli abusi architettonici perpetrati con ristrutturazioni malfatte e si trovò  punito con appuntamenti pubblici di scarsa partecipazione e con l’assenza dei giornalisti benché ripetutamente chiamati.

 

Eppure si parlava di un patrimonio inestimabile della cultura romana e di luoghi fisici di grande valore adatti anche per altri possibili riusi a cui tante associazioni e utenti ambivano, ma che invece venivano semplicemente chiusi e successivamente distrutti, compresi gli ornamenti di non poco conto come tele di Capogrossi, sculture e fregi di altri artisti importanti: insomma uno scempio che avrebbe dovuto coinvolgere la cittadinanza ma che invece avveniva con una scarsa partecipazione di pubblico anche perché manovrato pure dalla stampa.

 

Si è sentito parlare del cinodromo di Tor di Valle dove un’architettura di pregio deve essere distrutta per far posto al tanto polemizzato stadio della Roma e ad un simulacro del preesistente che visto dalle diapositive fa eufemisticamente ridere.   Il blog Archiwatch, forse l’unico italiano di architettura di grande seguito, l’auto produzione di libri con stampante fatta con i fogli A4 piegati in due e la rivista via fax, sono stati gli exploit di Muratore quale professore-giornalista giunto all’estremo limite della scienza e pure della follia. Resta memorabile la sua grande battaglia persa sull’Ara Pacis di Richard Meiere sicuramente lo avremo trovato in prima fila sulla salvaguardia della palazzina anni ’30 di via Ticino a Roma e non solo Sgarbi ecc.

 

Un personaggio scomodo prematuramente scomparso, di cui molti sentono la mancanza ma non tutti: infatti erano presenti proprio i suoi detrattori, come in una commedia di Pirandello, ma che volete, è il bello dell’architettura!

 

 

 

Insomma da tutta questa schizofrenia emerge un vuoto che lascia sgomenti, l’architettura del vuoto che si tenta di colmare con le parole, in merito segnalo due mostre, altri appuntamenti che sono di per se commenti a quello che ho finora scritto.

 

Rovine, Marina Paris,  Ora questo è perduto. 18 ottobre 2017 - 25 ottobre 2017 a via del Consolato, 12. Una semplice foto in bianco e nero della stazione Termini di Roma dove primeggia la copertura di Nervi fatta negli anni ’60 evoca un mondo che non c’è più. «La costruzione della forma e la sua distruzione sono due aspetti complementari della stessa ricerca…".

 

“Scuola, spazio aperto alla cultura”, lanciato nel 2016 dal MIBACT, Direzione Generale Arte Architettura Contemporanee e Periferie urbane alla scuola Primaria Carlo Pisacane e quartiere Torpignattara il 9-15 ottobre, primo classificato tra i progetti vincitori del bando “Scuola, spazio aperto alla cultura” promossa da PLAN.Grazie alla attività dei fondatori della Farm, Andrea Bartoli e Florinda Saieva, e del loro staff, gli alunni lavoreranno alla creazione di una rinnovata identità della scuola progettando in termini architettonici e artistici nuovi spazi e nuovi patrimoni (materiali e immateriali), facilitando anche un più aperto dialogo con il quartiere, con mostra e festa della creatività il 15 dicembre 2017. Partecipate!

 

Anche per ritardare la rovina…

 

 

 

Un intellettuale dell’Architettura Italiana. Giorgio Muratore

Aula Magna della Facoltà di Architettura di Roma - via Gramsci

18/10/207

 

 


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