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01/10/20 ore

Sicurezza, mondo accademico e intelligence



Un mix di avanguardia digitale e scienze umane. È il nuovo 'volto' degli 007 italiani, sempre più giocatori di fascia che allungano il campo al decisore politico. "In passato l'intelligence era percepita come una fortezza chiusa, ma ora nell'opinione pubblica c'è una nuova percezione della mission del Comparto", ha spiegato Paolo Scotto di Castelbianco, Direttore della Scuola di formazione dell'Intelligence, intervenendo alla presentazione del libro 'Intelligence e scienze umane. Una disciplina accademica per il XXI secolo', curato da Mario Caligiuri ed edito da Rubbettino. Il volume è stato presentato ieri in una conferenza stampa a Montecitorio, a cui hanno partecipato anche Paolo Messa, consigliere di amministrazione della Rai, e Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir.

 

L'identikit ''dell'homo novus dell'Intelligence'' è così tracciato: "E' giusto che sia digitale ed esperto di internet, ma la cura e l'uso della tecnologia non deve portare a tralasciare l'elemento umanistico''. Il responsabile della Comunicazione istituzionale del DIS ha poi sottolineato il ruolo da playmaker della Scuola di formazione degli 007 e i programmi di collaborazione avviati - molti già operativi - con le università italiane, divenute nel frattempo anche bacino di 'reclutamento' dei migliri giovani intelligenza, da portare a bordo soprattutto nei settori cyber.

 

"La ricerca del fare sistema non è uno slogan ma una realtà", ha rimarcato Scotto di Castelbianco, spiegando che la collaborazione Intelligence-Università è fondamentale per decodificare scenari e centrare obiettivi di fronte a minacce fluide. Il mondo universitario è perciò il più grande alleato degli 007 italiani: "Stiamo investendo moltissimo nel rapporto con l’Accademia, per creare una rete di eccellenze" in grado di migliorare la capacità di proiezione strategica del Comparto "e favorire lo sviluppo di studi scientifici sulla sicurezza, coinvolgendo energie intelligenti".

 

"Stiamo provando a dare un nuovo segno, e la sfida è l'adrenalina intellettuale", ha scandito Scotto di Castelbianco, tornando alla centralità di quel 'fattore umano' che è forse il vero segreto dell'Intelligente. L'elemento per cui, 'girando la carta', sul tavolo di problemi complessi si cala la professionalità degli uomini e delle donne dell'Intelligence.

 

 

 

Filo rosso dell'incontro, la percezione di una "Intelligence diffusa", che prosegue il dialogo con i cittadini. Del resto, "una società aperta ha bisogno di più Intelligence",  ha ricordato Caligiuri, professore straordinario all’Università della Calabria dove è Direttore del Master in Intelligence. "L'intelligence - ha proseguito - è un metodo strategico di selezione dell'informazione. Ne abbiamo bisogno come Stato ma anche per tutelare le nostre imprese". Quindi la proposta: "L'Intelligence deve essere una vera e propria materia di studio all'Università".

 

Rafforzare "un'alleanza strategica tra Sicurezza e Accademia" - è l'indicazione di Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica - vuol dire tracciare il core business di una nuova Intelligence. E un modo, strategico, per mettere paletti sul futuro. (red)

 

 


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