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27/05/20 ore

POESÌ di Rino Mele. Gli appestati



I miei, così essenziali, versi di oggi (a differenza di quelli settimanali, che sono stati appena scritti quando li spedisco a Geppy Rippa e ad Agenzia Radicale) li ho pubblicati nel 2003 nel mio libro di poesia I dolorosi discorsi, editi da Sottotraccia. Ma sono così vicini all’angoscia di questa crisi che ha violato tutti, e all’irriconoscibilità in cui siamo caduti, dalla quale ancora non siamo salvi.    

 

 


 

 

                      RINO MELE

 

 

Gli appestati

 

 

-Sei ancora qui ad aspettare?

L’uomo dagli occhi rossi

è stretto al suo giornale: -Mi toccherà

dormire su questi cumoli sporchi

di neve-. Intorno ci sono guaiti, fruscii,

una radio parla di pipistrelli,

travi bruciate. Con il bastone

il cieco disegna un cerchio, 

le molte linee dei raggi,

un bambino dondola una barca, lega

una corda alla

prua, inutilmente la tira verso riva.

Poi una processione,

l’uomo dall’organetto, il cane fermo

al limitare. Dalla stazione

non esce più nessuno, il freddo ferma

i gesti, il cerchio

lo riempie il vento. La donna ora dorme,

ha le gambe fasciate

di garza, l’uomo guarda il suo volto,

una pianura, gli occhi come piccoli pozzi.

La Notte stende le funi

intorno, sono ancora seduti a parlare,

questo freddo

che non finisce, lei sogna il treno,

i finestrini abbassati, il giovane ferito

che torna

morto, la scontrosa allegria del risorto.

 

___________________________ 

 

 

Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

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