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14/12/19 ore

L’Ufficiale e la Spia, di Roman Polanski. Razzismo ieri ed oggi


  • Giovanna D'Arbitrio

Vincitore del Gran Premio della Giuria alla Mostra cinematografica di Venezia 2019,il film L’Ufficiale e la Spia (J’accuse), di Roman Polanski , tratto dall'omonimo romanzo del 2013 di Robert Harris, è centrato sul cosiddetto affaire Dreyfus.

 

Il film inizia nel cortile dell'École Militaire di Parigi dove Georges Picquart (Jean Dujardin), un ufficiale dell'esercito francese, presenzia alla pubblica e umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus (Louis Garrel), un capitano ebreo, accusato di spionaggio e alto tradimento per aver fornito informazioni ai tedeschi, condannato poi all’esilio sull'isola del Diavolo, nella Guyana francese. 

 

Quando nel 1895 Picquart viene nominato capo della Sezione di intelligence militare che aveva accusato Dreyfus, si accorge che il passaggio di informazioni al nemico purtroppo continua. Uomo d'onore, non nasconde la verità e rivela a generali e uomini politici che Dreyfus è innocente, poiché il vero colpevole è il colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy: in realtà sono state falsificate le prove per incolpare Dreyfus, unico ebreo nel gruppo dei sospettati.

 

Pur non amando gli ebrei, Picquart lotta coraggiosamente per dimostrare la verità: viene imprigionato, rischia la carriera e perfino la vita e solo dopo molti anni alla fine ci riuscirà supportato da Émile Zola (François Damiens) che con la sua lettera ai giornale l’Aurore. intitolata J'accuse , diede risalto al caso. La Francia si spaccò allora in due fazioni: i "dreyfusardi" che difendevano l'innocenza di Dreyfus e gli "antidreyfusardi", partigiani della sua colpevolezza. 

 

La condanna di Dreyfus fu senz’altro un errore giudiziario alimentato da antisemitismo e Potere nel clima avvelenato dalla perdita di Alsazia e Lorena, inflitta dalla Germania di Bismarck 

 

Apparso sugli schermi nell’attuale crescente revival di odi razziali ed estremismi politici, il film dimostra come in qualsiasi epoca si possa verificare che razzismo, potere politico e militare possano costruire false verità capaci di sconvolgere tante vite umane.

 

Emblematica la location dei Servizi Segreti, cupa, senz’aria, impregnata dell’l'odore delle fogne sottostanti, dove gli uomini sopprimono la propria identità, sempre pronti ad obbedire agli ordini dei capi e a scattare sugli attenti battendo i tacchi. Non a caso il maggiore Hubert-J. Henry (Grégory Gadebois) dichiara: "Voi mi ordinate di uccidere un uomo? Io lo faccio. Mi dite che è stato un errore? Mi dispiace ma non è colpa mia. Questo è l'Esercito". A tutto ciò Picquart si oppone e quindi replica: "Questo sarà il suo Esercito, non il mio”.

 

Il film si avvale della sceneggiatura di Polanski e R.Harris, di un buon cast, della fotografi a di Paweł Edelman, delle musiche Alexandre Desplat, della scenografia di Jean Rabasse, un film che purtroppo ha scatenato molte polemiche, poiché il regista in un’intervista ha affermato di sentirsi vicino al personaggio di Dreyfus, a causa di false accuse di cui è spesso vittima.

 

Luca Barbareschi, co-produttore e anche attore nel film, ha tentato di mettere a tacere le polemiche in una conferenza stampa insieme ad interpreti e produttori. “Lasciamoci alle spalle qualsiasi polemica e tutto ciò che è successo e che non è importante - ha affermato - Questo non è un tribunale morale ma una meravigliosa Mostra del Cinema, dove dobbiamo tenere in piedi l'arte, che è libera sana e meravigliosa".

 

Ecco il video della conferenza stampa. (da Funweek.it)

 

 


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