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23/07/19 ore

Se la strada potesse parlare, di Barry Jenkins. USA anni ’70, tra razzismo e amore


  • Giovanna D'Arbitrio

Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk), scritto e diretto da Barry Jenkins, tratto dall’omonimo romanzo di James Baldwin (1974), ha ottenuto la candidatura agli Oscar 2019 per migliore attrice non protagonista a Regina King, miglior colonna sonora a Nicholas Britell, miglior sceneggiatura non originale a Barry Jenkins

 

Ambientato negli anni ’70, il film racconta la storia di Tish (KiKi Layne) e Fonny (Stephan James), una giovane coppia di innamorati legati fin dall’infanzia, in un periodo in cui i neri sono ancora vittime di pregiudizi, ingiustizie e razzismo. 

 

Mentre i due giovani si preparano al matrimonio, un evento imprevisto sconvolge le loro vite: Fonny è costretto a difendere Tish dalle volgari avances di un bianco, ma interviene un poliziotto razzista (Ed Skrein) che lo perseguiterà fino ad accusarlo dello stupro di una donna bianca per farlo imprigionare.

 

Pur se in attesa di un bimbo, la sensibile e tenera Tish coraggiosamente si batte insieme alla sua famiglia per cercare di far scagionare Fonny e finalmente poter riprendere il loro percorso di vita, ma passeranno lunghi anni prima che ciò avvenga, costretti a parlarsi al di là di un vetro durante le sofferte visite in carcere.

 

Vincitore dell’Oscar nel 2017 con Moonlight, Barry Jenkins cerca di tradurre in immagini il romanzo di James Baldwin che, pur descrivendo un persistente clima di discriminazione razziale negli anni ’70, esalta la bellezza dell’amore e dei sentimenti sinceri contro ingiustizie e sopraffazioni subite dai neri. .

 

Colpiscono i primi piani che inquadrano in particolare lo sguardo dei due innamorati mettendo in evidenza l’intensità del loro amore, mentre per gli altri personaggi ne scolpiscono il carattere, come per Sharon (Regina King), la madre di Tish, donna forte e volitiva, per Ernestine (Teyonah Paris), la combattiva sorella, per Daniel (Brian Tyree Henry), amico di Fonny, sofferente per le violenze subite in carcere.

 

Il ritmo si fa lento nei dialoghi che danno risalto a pene e sentimenti, sottolineati da belle musiche (Nicholas Britell) e particolari colori (fotografia di James Laxton), colori che accompagnano i personaggi fino alla fine, quando dure immagini in bianco e nero mettono in risalto i soprusi della polizia, tracciando un legame tra passato e presente.

 

Ecco un video anche con immagini del film e un'intervista al regista. (da BlackTree TV)

 

 


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