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25/02/18 ore

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh. Storia di uno stupro in un’America cupa e violenta



Tre manifesti a Ebbing, Missouri, sceneggiato e diretto da MartinMcDonagh, ha già ottenuto  vari Golden Globe 2018, come miglior film drammatico, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attrice (FrancesMcDormand), miglior attore non protagonista (SamRockwell).

 

La storia inizia a Ebbing Missouri, dove Mildred (F. McDormand), divorziata e madre di Robbie, prova dolore e rabbia contro chi pur avendo violentato e bruciata viva la figlia Angela, non è stato mai scoperto e punito.

 

Dopo aver individuato sul luogo del delitto tre cartelloni pubblicitari in disuso, decide di affittarli nell’agenzia di Red Welby, facendovi affiggere tre manifesti con tre frasi: Stuprata mentre stava morendo- E ancora nessun arresto-Come mai, sceriffo Willoughby?

 

La protesta di Mildred desta l’interesse di televisione e giornali, ma scatena reazioni negative contro di lei e il figlio con soprusi e minacce da parte di concittadini che stimano lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), uomo onesto, oltre tutto in fase terminale per un cancro. Il più accanito tra loro è Jason (Sam Rockwell), giovane poliziotto alcolizzato e violento, conosciuto come torturatore di neri e di gay.

 

Gli eventi si complicano e si susseguono in un crescendo di bassezze e violenze che ogni tanto cedono il posto ad insospettati gesti di umanità e sprazzi di sensibilità perfino in esseri quasi animaleschi, beceri e volgari.

 

Non è certo il Paese del “sogno americano” quello raccontato nel film, ma l’America razzista, ignorante e oscura, forse quella più attuale del trumpismo che non è capace di offrire giustizia ai più deboli,  ma che consente di girare armati e farsi giustizia da sé. Per fortuna tanti americani si comportano in modo diverso in USA, una nazione ricca di contrasti.

 

Personaggi strani quelli del film, nei quali il bene e il male non hanno netti confini, quindi ancora più inquietanti da capire e giudicare, come Jason, il poliziotto violento, attraverso li quale il regista forse vuol dimostrare che se poi da carnefice si diventa vittima e si prova la violenza sulla propria pelle, qualcosa può cambiare e generare finalmente una svolta.

 

Un film senz’altro originale, forse cupo e violento, in cui si staglia possente la figura della madre che pretende giustizia, interpretata in modo magistrale da Frances McDormand. Bravi anche Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes e Peter Dinklage. Notevole la sceneggiatura di Martin McDonagh.

 

Ecco un’interessante intervista al regista.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 


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