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24/11/17 ore

Cicciolina, l’arte dello scandalo. Il film di Alessandro Melazzini


  • Giovanni Lauricella

Come a voler celebrare l’anniversario dell’elezione di Ilona Staller al parlamento, avvenuta nell’ormai lontano ’87, si è proiettato in anteprima “Cicciolina, l’arte dello scandalo”, un film documentario del regista Alessandro Melazzini su quel fenomeno pornografico - opera di Riccardo Schicchi - che dette l’avvio ad una singolare fase della politica italiana, serata proposta da Mario Staderini nel giorno dell'addio a Hugo Hefner, fondatore di Playboy.

 

Sono Ludwing Koons, Debora Attanasio, Elvire Duvelle-Charless, Cirino Pomicino, Filippo Ceccarelli, Ivo Stefano Germano, Gianfranco Spadaccia, Michele Lo Foco, Marco Gregoretti, Luca Di Carlo, Thomas Zaunschrim,  che la conobbero bene (Ludwig è il figlio di Ilona Staller e di Jeff Koons), a raccontarla, più alcune testimonianze d’archivio che aggiungono ancora più suggestione ad una ragazza ungherese che conquistò un successo non solo italiano, di un’ icona del sesso di cui già in un documentario precedente aveva trattato Carmine Amoroso in Porno e libertà.

 

Possiamo dire che la carriera di Ilona Staller Inizia con un matrimonio di un italiano, con il quale va a vivere a Milano con l’intenzione di fare la modella, altrimenti sarebbe rimasta a lavorare in un locale dedita agli incontri con turisti che spesso doveva rendicontare al servizio segreto ungherese, attività parallela che pare non abbia mai interrotto completamente anche in Italia.

 

Poi Ilona ha l’incontro con Schicchi a Roma, dove si trasferisce, e rinasce come Cicciolina per iniziare una vita avventurosa fatta di tanti eventi che caratterizzeranno il suo personaggio sino a farlo diventare quello che conosciamo adesso. Un inizio carriera che Alessandro Melazzini ha fatto bene a menzionare perché fa capire come dal niente Ilona si sia trasformata in un fenomeno storico della vita italiana, un caso artistico che forse non ha eguali con cui confrontarsi.

 

Cicciolina era l’adolescente bionda con la coroncina di fiori e l’orsacchiotto in braccio che si prodigava a stare con tutti come se fosse di tutti, un capovolgimento dell’icona femminile che spesso si vedeva relegata ad un uomo, ad un ambiente o ad un livello sociale preciso. Lei era una donna popolare, l’amica per tutti, la democrazia del sesso; tutti potevano stare con lei non esistevano sorte di ostacoli.

 

Con la sua immagine si concluse l’epoca del sesso nascosto, segreto, notturno, perché il sesso di Cicciolina è pubblico, diurno, vis suto sulle strade e nelle piazze affollate; la potevi trovare in televisione, nel focolare familiare, a discutere ed esibirsi a seno nudo, toccando e facendosi toccare da chiunque. Amata da tutti, era anche avversata da tutti, anzi è stata spesso attaccata dalle femministe e dai marxisti perché ”mercifica” il corpo e perché si offre come oggetto di spettacolo e di desiderio. Non schiava ma divertita attrice del sesso inteso come show provocatorio.

 

Cicciolina è dunque un personaggio propriamente porno, che però furbescamente si mostra come se fosse la risultante delle libertà sessuali esaltate da Marcuse, professando quella nudità antropologica delle antiche tribù del Rio delle Amazzoni conosciute da Claude Lévi-Strauss; insomma fa l’occhiolino a tutto quel mondo intellettuale ma anche libertario che era presente nei raduni hippies, che qui in Italia esplosero da parco Lambro in poi, sino ad esserne prima diva e poi personalità di riferimento in senso istituzionale entrando in Parlamento come deputata del Partito Radicale.

 

Tutto questo l’ha fatto da grande artista, anticipando gli scandali di Marina Abramovic e Lady Gaga o di Trecy Emin, che invece relegavano ad un preciso momento l’accaduto sessuale come se fosse una particolare concessione sensazionale. Al contrario Cicciolina voleva ispirare la quotidianità sessuale del piacere, la normalità per così dire della trasgressione, non a caso fu depositaria in parlamento di leggi sull’educazione sessuale nelle scuole.

 

Nel film viene ben individuato il legame e anche la dinamica artistica con Jeff Koons, marito e compagno d’avventure che sfoceranno in una straziante separazione. Se ci si pensa bene, stiamo parlando di qualcosa che è molto lontano nel tempo dalla realtà che attualmente viviamo: nel giro di cinque anni, infatti, dopo l’insediamento di Cicciolina in parlamento, abbiamo avuto lo scioglimento del PCI, l’inizio di “Mani Pulite” e la elezione di Berlusconi che alla fine stroncherà il sogno liberale da lui promesso, ma comunque sdoganerà definitivamente l’immagine della bella donna in abiti succinti e tacco 12 in politica come nei salotti televisivi e con una serie infinita di gossip ci renderà quasi indifferenti allo scandalo sessuale.

 

Adesso che sono cambiati i tempi e che viviamo in un altro pianeta abbiamo persino alla RAI il dress code alla maniera di Dara Bignardi, che vieta abiti provocanti, è bene che materiali del genere di questo documentario circolino il più possibile: ne dipendono la nostra salvezza e la nostra libertà mentale. Segnalo anche che nella stessa sede seguiranno altre proiezioni di film.

 

 

Cicciolina, l’arte dello scandalo

di Alessandro Melazzini

28/09/2017

Sede dei radicali romani

Via Angelo Bargoni n 40

 

 


Commenti   

 
+1 #2 red. 2017-10-02 18:32
Agenzia Radicale ha dato ampio rilievo al lavoro di Carmine Amoroso, con una intervista al regista e con una recensione del dibattito sul suo lungometraggio…

La prossima rivoluzione sessuale facciamola con più “identità”

http://www.agenziaradicale.com/index.php/cultura-e-spettacoli/cinema/4146-porno-e-liberta-la-censura-di-un-film-sulla-censura-dialogo-col-regista-carmine-amoroso

Porno e libertà, la censura di un film sulla censura. Dialogo col regista Carmine Amoroso

http://www.agenziaradicale.com/index.php/cultura-e-spettacoli/cinema/4146-porno-e-liberta-la-censura-di-un-film-sulla-censura-dialogo-col-regista-carmine-amoroso
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0 #1 Gianni 2017-10-01 23:57
Un film insipido e assolutamente irrilevante specie alla luce dell'imprescind ibile lavoro di Carmine Amoroso, premiato tra l'altro con il Nastro d'Argento dopo una lunga lotta contro la censura e contenente una splendida intervista a Marco Pannella. Va anche detto che, essendo insipido e irrilevante, è stato presentato come si conviene nella sede di un gruppuscolo politico insipido e irrilevante quanto la pellicola di cui sopra. Chapeau!
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