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22/09/17 ore

Alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia 2017 la Realtà è virtuale: la qualità c'è ma può attendere



di Vincenzo Basile

 

La vera novità di questa edizione è stata la sezione dedicata alla tecnologia che apre scenari per ora imperscrutabili nel solo nel cinema ma anche in settori ancora da individuare: La Realtà Virtuale.

 

Le opere hanno rappresentato i generi più vari; dal mondo acquatico di Free Whale, al trip sensoriale di Alice o quello emozionale di Dear Angelica con la voce di Geena Davis. La giuria presieduta di John Landis, ha premiato Arden’s Wake di Eugene YK Chung per la migliore esperienza VR,, La Camera insabbiata film d’animazione di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang per il miglior contenuto interattivo,  e infine Bloodless di Gina Kim, per la miglior storia VR.

 

La gara principale ha invece riservato varie sorprese rispetto alle premesse ufficiali. Innanzitutto, per quanto riguarda i padroni di casa, invece che l’annunciata Nouvelle Vague Italiana preannunciata dal direttore Alberto Barbera , è apparsa una vistosa Calma Piatta.

 

Tra i quattro film partecipanti nelle varie sezioni (Virzì, Riso, Pallaoro e Manetti Bros) nessun premiato, nonostante lo spiegamento di giornali, TV e pubblico nazionale. Anche l’aumento delle presenze dichiarato dal presidente del festival Paolo Baratta è rimasto un annuncio, caso mai è emerso un calo evidente, visibilissimo non solo nelle sale ma anche negli spazi aperti della manifestazione. Una tendenza sulla quale qualcuno si dovrebbero interrogare; non da adesso ma da almeno un decennio.

 

 

Venendo al Palmares l’assegnazione dei premi resta quantomeno discutibile.

 

Per un curioso caso o per un insieme di coincidenze quelli che ai più sembravano i film più meritevoli hanno ricevuto premi che hanno il sapore del contentino-salva-la-faccia, mentre è tra i mediocri quello che ha ricevuto il premio maggiore.

 

Dal libanese The Insult, un trial-movie a più strati di approfondimento narrativo, che ha riscosso una coppa Volpi molto opinabile per una interpretazione pur dignitosa, quando invece per soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio a molti aveva lasciato intravedere il Leone d’Oro.

 

Ignorato Frederick Wiseman, autore di Ex Libris, documentario sulle condizioni della New York Public Library, con le sue 92 sedi a Manhattan, tra le più importanti istituzioni culturali al mondo, colpevole sembra, di aver vinto il Leone alla carriera qualche anno fa. Maoz che vinse Il Leone d’Oro nel 2009 con il discutibilissimo Lebanon, riceve invece il Gran Premio della Giuria, appunto!

 


 

Sempre secondo questa logica perché allora il Leone alla carriera ai super premiati di sempre, Fonda e Redford, che più non sanno dove stipare gli Oscar e ogni altro genere di trofei guadagnati in una vita di successi planetari? Forse per sdoganare la promozione del loro ultimo film per la piattaforma Netflix, altrimenti improponibile dopo le aspre polemiche scoppiate di recente a Cannes sull’argomento?

 

A pensar male qualche volta ci s’azzecca, sentenziò qualcuno che di trame si intendeva, parecchio tempo fa. Perché il Leone a del Toro e niente di niente al ritorno di Abdellatif Kechiche che, dopo l’indimenticato La vie d’Adele (2013) con il nuovo Mektoub my Love, propone un canto di vita privo di qualsiasi retorica, innovativo all’interno del suo genere (racconto di formazione) e unico per le inedite scelte narrative?

 

La giuria presieduta da Annette Bening premia una mediocre favola nera della 20th Century Fox, The shape of Water, ambientata nell’America di Kennedy , che shakera razzismo, omofobia e , tanto per non scontentare nessuno, amicizia e speranza. Sarebbe stato perfetto come film d’apertura, sull’onda delle solite mega produzioni che ormai si sono accaparrate la posizione di apripista nei maggiori festival europei.

 


 

Chissà come commenterebbero la situazione i Padri Fondatori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica estensori del suo Statuto?

 

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 LEONE D’ORO per il miglior film a THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro

LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA a FOXTROT di Samuel Maoz

LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a Xavier Legrand per JUSQU’À LA GARDE

(il film di Legrand porta a casa anche il Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro)

COPPA VOLPI per la migliore attrice a Charlotte Rampling nel film HANNAH di Andrea PallaoroCOPPA VOLPI per il miglior attore a Kamel El Basha nel film THE INSULT di Ziad Doueiri 

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a Martin McDonagh per il film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a SWEET COUNTRY di Warwick Thornton

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a Charlie Plummer nel film LEAN ON PETE di Andrew Haigh

ORIZZONTI

La Giuria Orizzonti, presieduta da Gianni Amelio e composta da Rakhshan Banietemad, Ami Canaan Mann, Mark Cousins, Andrés Duprat, Fien Troch, Rebecca Zlotowski, assegna invece:

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a Vahid Jalilvand per BEDOUNE TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO SIGNATURE)

il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a CANIBA di Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE a Lyna Khoudri nel film LES BIENHEUREUX di Sofia Djama

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE a Navid Mohammadzadeh nel film BEDOUNE TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO SIGNATURE) di Vahid Jalilvand

PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a Dominique Welinski e René Ballesteros per il film LOS VERSOS DEL OLVIDO di Alireza Khatami

PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO e il VENICE SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2017 a GROS CHAGRIN di Céline Devaux

  

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