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12/08/22 ore

"Un consiglio a Dio" in concorso a Pesaro - intervista a Sandro Dionisio


  • Florence Ursino

Quaderni Radicali 108, in uscita in questi giorni, oltre al Primo piano sulla gravità delle patologie della “questione giustizia” in Italia, offre ampio spazio ad altri temi di. Fra questi l’intervista a Sandro Dionisio che con il suo ‘Un consiglio a Dio’, ha rappresento l’Italia nel concorso lungometraggi della 48esima Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro.

 


 

È stato ‘Un consiglio a Dio', nuovo film di Sandro Dionisio, a rappresentare l’Italia nel concorso lungometraggi della 48esima Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro. L’ultima opera del regista napoletano era l’unico titolo italiano della sezione intitolata alla memoria di Lino Miccichè, insigne studioso cinematografico nonché fondatore del Festival, riservata alle opere prime e seconde proveniente da tutto il mondo.

 

 

'Un Consiglio a Dio’, titolo impegnativo. Qual è il suggerimento che vorresti dare a Lui? Di cosa parla il tuo film?

 

Il film è un apologo sul tema degli immigrati, sui cosiddetti ‘viaggi della speranza’, che molte volte risultano essere poi senza speranza, verso le coste italiane. Ho tratto la storia per il mio film dal ‘Trovacadaveri’ di Davide Morganti, un monologo teatrale grottesco, paradossale, acido e quasi cattivo e ho creduto oppurtuno dipingere un paesaggio sui tratti delineati dalle parole di quello spettacolo. Un ‘Consiglio a Dio’ non vuole essere una risposta alle domande che pone il testo di Morganti, ma un’ulteriore domanda che noi facciamo alla Sorte. È una riflessione sull’attraversamento del dolore, sull’ascolto e anche sulla ricchezza che donano gli immigrati al nostro vissuto sociale decadente e spesso marcio.

 

Come ha costruito il suo film, che tipo di linguaggio hai privilegiato?

 

Il film è un film ‘meticcio’ come la realtà che rappresenta. Ho utilizzato strumenti linguistici diversi in relazione alle varie fasi del lavoro: nello specifico, per ogni linguaggio che ho messo in scena ho usato uno strumento tecnico diverso cercando di comporre una riflessione più completa, edificante. Ho cercato di dare vita ad un ‘crossover’ filmico, un’intersezione di linguaggi, un’opera di ricerca. Non è naturalmente un film mainstream, ma credo sia un’opera necessaria, da proteggere...

 

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