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27/05/19 ore

Rifiuti di Roma, per Malagrotta possibile ulteriore proroga


  • Andrea Spinelli Barrile

Sui rifiuti in Italia c'è chi piange e chi si dispera: il "duello" tra Campania e Lazio per accaparrarsi la posizione di regione più inadempiente, almeno in quest'ultimo round del 2012, va al Lazio per ko tecnico.

 

La Regione della Capitale è infatti il luogo peggiore dove vivere, almeno per quanto riguarda la gestione dei rifiuti ("uno spettacolo di aperte divergenze tra le autorità vergognoso"): lo dice il rapporto conclusivo della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, che qualche settimana fa aveva visitato proprio Lazio e Campania per monitorare le emergenze rifiuti.

 

Se in Campania si è registrato un miglioramento sia nella gestione del ciclo dei rifiuti che in quella dei finanziamenti europei (si raccomanda comunque espressamente che "i finanziamenti europei per la gestione pubblica dei rifiuti siano costantemente monitorati"), la situazione del Lazio può essere sintetizzata con due parole: vergogna nazionale.

 

Un'emergenza "profondamente critica" scrive la Commissione Ue, una "situazione disastrosa in cui i livelli di consultazione pubblica sono abissalmente bassi: le popolazioni locali si sentono completamente ignorate dalle autorità politiche che hanno portato avanti negli anni una politica dei rifiuti totalmente inadeguata": una sintesi lapidaria che non lascia spazio ad interpretazioni di sorta.

 

La Commissione scrive che "il governo è consapevole di una situazione disastrosa e sta facendo tutto il possibile per evitare che Roma diventi la discarica dei rifiuti, ma è chiaro che i poteri e l'autorità del Commissario speciale per il Lazio sono totalmente inadatti".

 

Sul capitolo Malagrotta, invece, la questione si fa davvero interessante: il rapporto rileva che l'impiantistica Ama "è chiaramente nel posto sbagliato" (in riferimento all'impianto di Tmb di via Salaria e a quello di Rocca Cencia) concludendo con un parere negativo relativamente ai siti proposti dalla Regione Lazio (ed avallati dalle decisioni del commissario straordinario, Pecoraro o Sottile esso sia, che per tirannia temporale non avrebbero controllato gli studi di riferimento - mai effettuati dai tecnici della Regione).

 

"La delegazione si oppone a nuove discariche a Riano, Pian dell'Olmo e ai Monti dell'Ortaccio; lo Stato italiano e la Regione Lazio devono intervenire per mettere in sicurezza la discarica di Malagrotta, [...] uno dei siti più grandi d'Europa che dovrebbe essere stata chiusa. Ora è previsto che chiuda nell'aprile 2013".

 

Inizialmente stabilita al 31 dicembre prossimo, la chiusura definitiva della discarica più grande d'Europa (procastinata almeno 9 volte negli ultimi 10 anni) viene dunque ulteriormente spostata in avanti; sul tema la decisione finale spetta al commissario straordinario Goffredo Sottile, ma è difficile immaginare altre soluzioni se non quella di utilizzare l'intera area urbana di Roma come enorme discarica (anche se, di fatto, i cassonetti stradali rappresentano proprio quello). L'anno zero per Roma è giunto con un mese di anticipo, ma erano in molti a sospettare che sarebbe finita così.


Commenti   

 
0 #1 Emilio Roscio 2012-12-04 17:08
Quali atti di vigilanza ha prodotto il ministero dell'ambiente con la “Divisione VI Gestione integrata del ciclo dei rifiuti ...” che ha competenze di monitoraggio e di verificare il rispetto degli adempimenti, ...? Il controllo della situazione dell’Ilva non è mai stato di competenza del ministero dell’ambiente? A questo punto chiudete il ministero dell’ambiente, visto che a vigilare su di noi c’è solo la Commissione Europea.
Se l'Unione Europea reputa Monti dell’Ortaccio una scelta sbagliata e non in linea con le direttive europee il prefetto ed il ministro motivino la loro scelta con le Valutazione di Impatto Ambientali. O faranno un bel decreto come per l'Ilva, questa volta con la scusa/minaccia dei rifuti in strada? Dobbiamo ritenere che a colpi di decreti il ministro Clini continui ad imporre le sue contestate soluzioni?
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