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22/05/24 ore

Femminicidio, uomini che uccidono le donne



98. Tante sono le donne uccise in Italia dall'inizio dell'anno, la maggior parte delle quali cadute per mano del partner. Un giorno sì ed uno no, una donna perde la vita in casa propria, talvolta sotto gli occhi dei figli e spesso dopo un litigio con il compagno, marito, amante. Insomma, un uomo. Una violenza sorprendente soprattutto per un motivo: perché maturata in famiglia.

 

Enrica, accoltellata a morte dal marito, è dunque l'ultimo 'caso', la novantottesima vittima del 2012, secondo le statistiche fornite dal Telefono Rosa, l’associazione da sempre in prima linea come strumento temporaneo di ricerca volto a far emergere, attraverso la voce diretta delle donne, la violenza "sommersa" di cui non si trova traccia nei verbali degli operatori sanitari o delle forze dell'ordine.

 

28 anni lei, 30 lui. Depressione, crisi matrimoniale, vite separate ma pur sempre unite dalla presenza della figlia di 3 anni. Poi il litigio, la lama furiosa, il corpo di Enrica riverso senza vita sul divano e il tentato suicidio dell'uomo. La famiglia del Mulino Bianco, il focolare che tiene uniti e riscala, oggi più che mai è divenuto un rogo mortale per tante, troppe donne.

 

Una strage che non si ferma, il femminicidio, che non conosce crisi, che macina lutti come una vera e propria macchina da guerra. Perché di guerra si tratta: di uomini che si armano per uccidere le loro donne, quelle con cui stanno, quelle con cui sono stati, quelle con cui vorrebbero stare. Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, all’interno delle famiglie, nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro e protetto.

 

E invece diventa improvvisamente il più pericoloso, una prigione, l’anticamera della morte. È una guerra che la maggior parte delle volte, ha un obiettivo immediato: annientare, ridurre al silenzio la donna che ha osato alzare la testa, che ha detto no, che ha scelto di lasciare il compagno o che si è rivolta a un giudice.

 

Come spiega Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, “la paura di raccontare deriva da una situazione di sudditanza. Fisica e psicologica, ma anche finanziaria. Molte donne non lavorano, hanno figli, e si chiedono: 'Se vado dai carabinieri come faccio domani a comprare da mangiare ai miei bambini?”.

 

Ed è proprio questo il nodo cruciale del problema: è il silenzio che ancora regola i rapporti tra le donne e gli uomini del XXI secolo; è dunque necessario un viaggio attraverso la penisola per “accendere la luce”, portare all’attenzione di tutto il Paese, abusi e maltrattamenti che quotidianamente si nascondono nel buio delle case italiane.

 

Non è soltanto, la vicenda di Vanessa Scialfa, strangolata con il cavo del lettore dvd in un appartamento di Enna; e neanche quella di Antonia Bianco, trafitta da uno spillone puntato al cuore in una strada di San Giuliano Milanese: è una storia che riguarda tutti, perché parla degli italiani, parla di un'Italia in cui le donne hanno paura dei propri uomini.

 

Defne As


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