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27/04/17 ore

Università, l’America è lontana



C’è una classifica a cui siamo mestamente abituati ormai, che fotografa annualmente e in modo mirabile lo stato dell’arte dell’università italiana. Si tratta della graduatoria mondiale stilata dal World University Rankings da Qs, giunto alla dodicesima edizione.

 

Per vedere un ateneo italiano bisogna scorrere la lista fino al 187esimo posto, dove “svetta” il Politecnico di Milano, seguito dall’Università di Bologna (204) e dall’Università degli Studi di Roma - La Sapienza (213). Via via qualche altro oltre la trecentesima posizione in poi.

 

Non proprio un colpo d’occhio di cui andar fieri, che dovrebbe tuttavia caratterizzare l’ingresso di ogni Facoltà con un poster in formato gigante a mo' di pungolo e di monito, in vista della stagione imminente di scioperi occupazioni e quant’altro connota il consueto appuntamento con il cosiddetto autunno caldo degli studenti, secondo le logiche sterili, ammuffite e tardo sessantottine, fra "diritto allo studio", "no alle "privatizzazioni" e la recente chicca della “ripubblicizzazione dei saperi”. Il tutto secondo un modello d’approccio che resta agli antipodi rispetto a quello che permette di scalare le classifiche e che viene puntualmente criminalizzato, non fosse altro perché si richiama agli odiati (da una certa "intellighenzia" che va per la maggiore nei movimenti studenteschi) Yankee.

 

Per la cronaca e a proposito, il Massachusetts Institute of Technology (Mit) è per la quarta volta consecutiva la migliore Università al mondo. Al secondo posto si piazza Harvard University, mentre Cambridge University e Stanford sono a pari merito al terzo. (A.M.)

 

 


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2015-09-17 00:31
Certamente la casta professorale italiana è una popolazione particolare tristemente nota in tutte la facoltà di sociologia del mondo;
Comunque che oggi in america domini solo la meritocrazia è una stronzata: l'america è un paese a bassa mobilità sociale e se nasci povero rimarrai probabilmente povero; la Norvegia è molto più mobile; del resto è un ben noto fenomeno storico; quando hai manipoli di persone che hanno la proprietà di milioni di persone, non c'è cazzo che tenga succede così; cosa pensi che fosse l'epoca dei Faraoni egiziani?
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0 #1 ilSocialista 2015-09-17 00:31
Di diritto allo studio ce ne sta poco se è vero l'Italia è il paese sviluppato che ha meno laureati; e poi con la crisi gli iscritti sono pure calati; la differenza del nostro modello culturale col modello anglosassone e nordico è semplice: l'idealismo ottocentesco non ha devastato le menti come da noi ed è sempre rimasto un solido filone illuministico-p ragmatico; la conseguenza è che gli studenti di quei posti non conoscono le estenuate sottigliezze teoriche però vengono sbattuti sul terreno pratico ancora prima che cominci la prima lezione.
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