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08/07/20 ore

No Tav, quel virus che inquina la protesta


  • Florence Ursino

“Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”, diceva il Mahatma. E senza sguardo a percorrerlo, quel paesaggio, minacciato da alcuni e protetto da altri, diverrà terra di nessuno. Ma intanto oggi la Val di Susa è nuovamente in fiamme: la scorsa notte, nella cava omonima di proprietà della Italcoge, ignoti hanno dato alle fiamme un container, dopo aver tentato di incendiare una pala meccanica.

 

A firmare l'attentato soltanto alcune scritte 'No Tav' e una dozzina di bossoli di gas lacrimogeno all'ingresso del deposito. Con quest'ultimo sale a 13 - tra danneggiamenti, incursioni e incendi - il numero dei più recenti atti intimidatori contro le imprese locali che prestano, o lo hanno fatto in passato, i propri servizi per la Tav.

 

Proprio poche ore prima dell'attentato, il titolare dell'azienda, Ferdinando Lazzaro, aveva preso parte a una trasmissione Rai, 'Virus', proprio per discutere della piega violenta assunta - per mano di alcune frange estremiste - dal movimento contrario alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

 

La tensione nella valle piemontese continua dunque a salire, tanto che anche il presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, assieme a 22 sindaci valsusini contrari sin dal principio alla realizzazione della Tav, hanno firmato una lettera appello con lo scopo di condannare qualsiasi azione violenta e ribadire la necessità che “la protesta si svolga nei limiti e nelle forme consentite dalle legge”.

 

A questo proposito, sottolineano i sindaci, non appare più rinviabile “un confronto tecnico e istituzionale anche con gli Enti locali che hanno espresso critiche all'opera” unitamente ad “un'informazione corretta sulla vicenda”. Al di là dei quali, però, è indubbio che la Val di Susa sia oramai diventata fertile humus per una forma di protesta dai contorni ambigui e preoccupanti: qui - come spiega il sindaco di Sant’Antonino di Susa, Antonio Ferrentino, leader della protesta nel 2005 - “c'è una situazione d'emergenza che nasce dal fatto che ci sia qualcuno che sta facendo prove di terrorismo".

 

"Il problema - spiega il primo cittadino valsusino - è isolare i violenti a partire dal mettere ai margini ella vita politica e sociale i comportamenti intimidatori e mafiosi che un pezzo del movimento mette in atto giornalmente anche a parole”.

 

Il rischio paventato è, insomma – come sempre e da sempre in Italia – che una legittima nerboruta contestazione si trasformi in un (altro) antistato in grado di controllare pienamente il territorio attraverso azioni intimidatorie e sovversive.

 

E se qualcuno, come il Senatore Stefano Esposito (Pd), è già convinto che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, debba estendere “le tutele antimafia anche alle imprese della Valsusa”, resta ancora da capire chi realmente, tra le varie parti in causa, rimarrà maggiormente vittima di questo clima oramai pericolosamente inquinato.


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