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12/08/22 ore

Staminali, stop alla cura: nuova odissea per Sofia


  • Serena Guerrera

Si torna a parlare della cura Stamina, ma questa volta – purtroppo – senza possibili risvolti positivi. La piccola Sofia, la bimba fiorentina di 3 anni e mezzo affetta da leucodistrofia metacromatica, una malattia degenerativa che, come spiega la mamma Caterina “progressivamente l’ha resa cieca e incapace di deglutire autonomamente, rendendo problematiche anche le funzioni più elementari”, non potrà continuare la terapia.

 

Solo pochi giorni fa per la famiglia della piccola erano arrivate buone notizie quando il Ministro Balduzzi aveva autorizzato il procedimento delle staminali presso l'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco). Adesso invece l’ennesimo passo indietro: il tribunale di Firenze ha imposto l’interruzione del “protocollo Vannoni” che Sofia aveva iniziato presso gli ospedali Riuniti di Brescia: “al momento non ci sarà una terza infusione” fa sapere la direzione dell’ospedale. Sofia, quindi, ricomincerà a peggiorare.

 

La direzione del nocosomio di Brescia ha fatto sapere che “la bimba ha diritto a una sola infusione presso questa struttura. Non è previsto il completamento della terapia come speravamo, a meno di un imposizione da parte delle autorità giuridiche o sanitarie nei confronti degli Spedali”.

 

Anche alcuni scienziati, intanto, hanno deciso di ribellarsi al ministro della Salute Renato Balduzzi per quanto riguarda le terapie a base di staminali previste dal metodo Stamina, affidando a una lettera, pubblicata apertamente, il loro parere.

 

“La comunità dei ricercatori e medici – si legge nella missiva- che lavora per sviluppare trattamenti sicuri ed efficaci contro gravi malattie comuni o rare è perplessa di fronte alla decisione, sull'onda di un sollevamento emotivo, di autorizzare la somministrazione di cellule dette mesenchimali, anche se prodotte in sicurezza da laboratori specializzati. Non esiste nessuna prova che queste cellule abbiano alcuna efficacia nelle malattie per cui sarebbero impiegate”.

 

“Non rientra tra i diritti dell'individuo - continuano gli scienziati - decidere quali terapie debbano essere autorizzate dal governo, e messe in essere nelle strutture pubbliche o private. Non rientra tra i compiti del governo assicurare che ogni scelta individuale sia tradotta in scelte terapeutiche e misure organizzative delle strutture sanitarie. Non sono le campagne mediatiche lo strumento in base al quale adottare decisioni di carattere medico e sanitario”.

 

Ricomincia, quindi, l’odissea. Ma questa lettera e la decisione da parte dell’ospedale Riuniti di Brescia non hanno demoralizzato Caterina e Guido che dichiarano: “L'ospedale interrompe la terapia, siamo pronti a una nuova battaglia”.


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