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19/09/19 ore

Emergenza rifiuti: a Roma il cavallo di Troia della nuova discarica


  • Andrea Spinelli Barrile

La follia politico-amministrativa, in questa emergenza rifiuti capitolina sta arrivando al culmine, come l'immondizia non raccolta che giace da giorni in molti cassonetti sparpagliati per Roma. 

 

Quando la città di Troia, assediata da dieci anni, si risvegliò senza più l'accampamento acheo dinanzi le mura, trovò al suo posto un enorme cavallo che venne introdotto nella città; i greci, quella notte, uscirono dal ligneo equino e vinsero la lunga guerra, grazie all'astuto ingegno del prode Odisseo.

 

Di gente astuta, in questa emergenza rifiuti della Capitale, ormai congenita, non ve n'è; la situazione è decisamente peggiore che a Napoli (il regionale da Roma costa 10 euro, basta andarci per osservare le strade partenopee), il caldo africano velocizza la decomposizione dei rifiuti indifferenziati e per la città cominciano a sentirsi olezzi immondi anche fino al terzo piano, mentre in alcune zone periferiche si sono anche visti i primi cassonetti incendiati e la raccolta differenziata resta ufficialmente inchiodata attorno al 26%.

 

Questo l'aspetto “sociale” dell'emergenza. C'è poi l'aspetto “criminale”, paventato a ragion veduta dal ministro dell'ambiente Corrado Clini: “l'emergenza rifiuti porta Roma dritta in mano alla malavita” che già detiene un potere immenso, tra mercato della droga, riciclaggio di denaro in attività pulite (ristoranti, immobili, etc) e mercato dei rifiuti nel resto della Regione.

 

L'inerzia amministrativa del Comune di Roma, che non sta facendo letteralmente niente per risolvere, ma nemmeno per affrontare, il problema (salvo lanciare anatemi un giorno contro “l'opposizione”, un altro contro “la Regione”, un altro ancora contro “Cerroni”) è divenuta materia di imbarazzo, talmente tanto che parlare di rifiuti in Campidoglio è ormai quasi come dare del comunista ad Alemanno.

 

Persino la Commissione Parlamentare Ecomafie parla chiaramente di “immobilismo delle istituzioni” e di “programmazione carente”: “la situazione attuale testimonia gli scarsi risultati raggiunti non solo dagli enti preposti alla gestione ordinaria del ciclo dei rifiuti ma anche delle strutture commissariali che non sono in grado di individuare per tempo un sito di discarica alternativo a Malagrotta” si legge nel testo della recente relazione della Commissione, che punta il dito anche contro la Regione, che ha redatto un documento sui siti papabili “del tutto inadeguato, basato su studi di carattere documentale” come più volte denunciato da Agenzia Radicale.

 

Un atto d'accusa pesante a tutte “le amministrazioni succedutesi negli anni” senza distinzione di colore politico, che ricorda quanto “il termine emergenza è stato utilizzato a sproposito”, come, anche in questo caso, sostenuto da tempo dalla nostra testata, che parla da due anni di “emergenza annunciata”.

 

In questo scempio politico-amministrativo è stato introdotto sul territorio il cavallo di Troia: il sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio ha paventato la possibilità di costruire nel territorio comunale un mega-impianto digestore (per la produzione di biogas); questa possibilità, non essendo stato mai ritirato il protocollo d'intesa siglato segretamente tra Alemanno e l'allora ministro La Russa, rappresenterebbe il vero cavallo di Troia per la nuova discarica, soprattutto alla luce della possibilità, mai tramontata, di farla ad Allumiere (una possibilità illecita sotto numerosi punti di vista).

 

In tal senso però l'attenzione pubblica sulla questione è altissima e numerosi comitati di cittadini hanno già annunciato battaglia, sostenuti anche dal sindaco di Civitavecchia.


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