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17/09/19 ore

Ex Velodromo Olimpico a Roma, il primo e l'ultimo atto di Alemanno


  • Andrea Spinelli Barrile

Era il luglio 2008 quando il Velodromo Olimpico, costruito per le gare ciclistiche delle Olimpiadi del 1960, veniva abbattuto: 120kg di tritolo divisi in 1800 cariche che fecero brillare la struttura, disperdendo nell'aria 4.535kg di amianto libero. Agenzia Radicale ne parlò per prima nel novembre 2011, già in colpevole ritardo, come primo atto, una sorta di preambolo, dell'amministrazione capitolina del sindaco Gianni Alemanno.

 

Insediatosi il 28 aprile 2008, l'implosione del Velodromo Olimpico nel quartiere Eur di Roma avvenne il 24 luglio di quell'anno, evento che causò la dispersione di amianto nell'aria di Roma sud (quartieri Eur, Casalpalocco, Axa, Acilia ed Ostia, per svariate centinaia di migliaia di persone).

 

La bomba ecologica esplosa nel silenzio generale di tutti, nonostante l'Asl RMC avesse, già nel 2005, paventato la possibilità che fosse presente amianto nell'area dell'ex Velodromo (la struttura, si sapeva da prima dell'esplosione, conteneva molte parti in amianto: come era uso costruire negli anni '50, l'intero telaio della tribuna coperta era costituita da un'intelaiatura di cemento ed amianto).

 

Il 13 luglio 2012 comincia il processo a carico di Eur Spa, società controllata al 90% dal Ministero dell'Economia e al 10% proprio dal Comune di Roma: l'accusa di disastro colposo (che prevede fino a 5 anni di reclusione) è ben più grave dell'iniziale capo d'accusa formulato dalla procura di Roma ('gettito pericoloso di cose', 206€ di multa) e tra gli imputati figura l'azienda e l'ex-dirigente di Eur Spa Filippo Russo.

 

Il Comune di Roma non risulta costituitosi parte civile al processo, sarà forse per il conflitto d'interesse sulla proprietà della società Eur Spa, ma c'è dell'altro: l'abbattimento del Velodromo venne decretato come uno dei primi atti della giunta Alemanno per fare spazio alla fantasmagorica "Città dell'Acqua", una cafonata di parco acquatico ad alta tecnologia.

 

Un'idea che nel corso del mandato è stata cambiata prima e poi cancellata poi per fare posto al residenziale ed alla "Nuvola", il primo grattacielo della capitale progettato dal famoso architetto Massimiliano Fuksas.

 

Oggi l'area dell'ex Velodromo vorrebbe rappresentare l'ultimo emblematico atto (dopo che l'esplosione è stato il primo) della giunta di Alemanno: quelle cubature, in base a quanto riportato dal Corriere della Sera sulla cronaca di Roma, "secondo la Società (90% statale, 10% Comune), servono a 'pagare' la Nuvola di Fuksas. Per vincere le resistenze presenti anche nella maggioranza (in particolare dei rampelliani), l'Eur Spa qualche mese ha trasformato quel progetto da privatistico in pubblico, acquistando il 49% di Acquadrome, società messa insieme con Condotte per realizzare la 'Città dell'acqua'.

 

Un'idea venuta ad un fedelissimo di Alemanno, Riccardo Mancini (amministratore delegato di Eur Spa, la stessa società a processo per il caso amianto): il progetto per l'area, che con quello di Tor Bella Monaca dovrebbe rappresentare il canto del cigno alemanniano, prevede un costo di 200milioni di euro per 52 mila metri quadri, senza che (ad oggi) siano mai state fatte le bonifiche da amianto.


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