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03/07/20 ore

La Didattica a Distanza ed il Danno alla Didattica - Visioni di un genitore in quarantena



L’avv. Erika Forieri riporta in questa lettera l’esperienza vissuta da genitore nel rapporto con la didattica offerta dalla scuola italiana dopo l’emergenza Covid. Una situazione più volte definita a macchia di leopardo, ma che ha rivelato gli enormi gap del servizio istruzione nel Paese. Dietro i superficiali entusiasmi per la sperimentazione della didattica a distanza, si è scoperto quanto varia e problematica sia la realtà degli istituti scolastici. Né si è visto da parte del governo una reale capacità di indirizzo e gestione, nonostante il tempo trascorso. Tutto è avvolto in una nebbia indistinta, per non parlare di una serie di scelte che vanno piuttosto nella direzione di complicare le cose anziché seguire i criteri della sensatezza e dell’opportunità.

 

 

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di Erika Forieri (avvocato)

 

L’emergenza sanitaria ha comportato una veloce presa di coscienza della necessità di riorganizzare la didattica cogliendo comprensibilmente impreparati strutture, dirigenti e docenti

 

Come genitori siamo stati investiti di un’attività lasciata all’improvvisazione del singolo: non vi sono stati nessun coordinamento, nessun indirizzo da chi per fine Istituzionale doveva occuparsi della tutela del diritto all’Istruzione.

 

L’unico interesse a livello centrale è stato quello delle “connessioni”, della fornitura degli hardware (peraltro ove ciò è potuto avvenire e grazie all’iniziativa di privati), ma nulla è stato fatto per garantire la parità tra gli studenti nel senso profondo del termine. 

 

Abbiamo assistito ad una disgregazione non solo delle modalità di insegnamento, ma dei contenuti! 

 

Nella stessa città, a distanza di qualche incrocio stradale, vi sono scuole (alias= dirigenti scolastici) che sono riusciti a mantenere la “presenza” degli insegnanti facendoli entrare nelle case con l’utilizzo della tecnologia, ed altre che, per ignote ragioni, sono scomparse, lasciando nel buio intellettuale e culturale gli studenti e nell’ignoto i genitori. 

 

La conseguenza è che bambini dello stesso quartiere si troveranno al parco post-covid, a giocare imitando ad esempio, Giulio Cesare, grande condottiero romano, e ci sarà chi ne avrà potuto conoscere le gesta grazie ad un insegnante presente, e chi invece ricorderà solo il personaggio del cartone animato di Asterix! 

 

I fini tipici del diritto all’istruzione, la parità, l’eliminazione delle disuguaglianze sociali sono stati completamente cancellati per lasciar spazio non si è ben compreso a quali finalità “istruttive” posto che neppure è stata implementata, e se ne poteva cogliere l’occasione, la competenza informatica degli studenti relativa all’uso degli strumenti della tecnologia. 

 

Si è puntato unicamente sul contenitore, peraltro lasciando ad ogni singolo istituto scolastico la scelta con estrema superficialità e gettando nel baratro chi per appartenenza geografica è già per altri aspetti penalizzato. 

 

Un’intera generazione di studenti è stata privata del fondamentale diritto “alla conoscenza”, ad avere spiegazioni, a poter avere un confronto col compagno: non rispondiamo superficialmente ritenendo che le mails o le chat (magari con le faccine) possano supplire a quanto sopra ! 

 

La scuola è interazione tra soggetti cui tutti i soggetti hanno diritto. 

 

Ed il prossimo (ignoto) futuro volge al peggio. 

 

Si vocifera della ipotetica ripresa della scuola con classi spezzate in due (alla faccia della socialità) ove si formeranno sottogruppi di studenti, selezionati non si sa come, che potranno ricevere a giorni/settimane alterne un’istruzione direttamente dall’insegnante ed altri che il medesimo argomento trattato lo riceveranno attraverso lo schermo, da spettatori inerti e passivi. 

 

Vi saranno insegnanti che entreranno a scuola come in un grande show televisivo e “saluteranno gli amici che ci seguono da casa”. 

 

Ecco scritto il drammatico capitolo mancante del romanzo di Orwell dove l’istruzione è lasciata al Ministero della D-istruzione

 

Il Diritto all’Istruzione è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è definito “essenziale” per lo sviluppo della personalità umana e per il rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali 

 

Non può essere spezzettato in molteplici reinterpretazioni lasciate alla inventiva del singolo, o addirittura compresso in una serie di link o files da scaricare. 

 

Non si può pensare a generazioni di studenti instupiditi davanti ad un tablet o PC, chi ce l’ha e può permetterselo; l’uso della tecnologia non può sostituire l’insegnante, il compagno, può caso mai sostituire il gesso, la lavagna o il diario ! 

 

Il progresso tecnologico deve essere al servizio dell’Uomo e non rappresentare una frustrazione delle sue conquiste. 

 

Ciò che è accaduto in un momento di emergenza non può diventare la regola: e la gestione dell’emergenza non può comportare la compromissione di diritti che invece proprio in quello specifico momento necessitano di tutela da parte delle istituzioni

 

La riforma della Scuola rimandiamola ad altro momento ed alle opportune sedi pluraliste! 

 

Cerchiamo soluzioni, affinchè il distanziamento sociale imposto dalla tutela della salute, non diventi distanziamento culturale e distanziamento dalle conquiste ottenute attraverso secoli di lotte per la dignità dell’Uomo. 

 

Lasciamo che la DAD sia mezzo per alleggerire le pesantezze burocratiche, sia al fianco dell’insegnante e non in sua sostituzione, non sia strumento che amplia le distanze tra simili, ma che avvicina e colma le disuguaglianze; altrimenti, meglio evitarla, perché essa anziché essere Didattica a Distanza rappresenta solo un Danno Alla Didattica.

 


 

 


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