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21/11/17 ore

Anna Frank allo Stadio e l'ondata di luoghi comuni


  • Adil Mauro

“Atto disumano”, dichiara il Presidente della Repubblica Mattarella. Il ministro dell'Interno Minniti assicura che i responsabili saranno “perseguiti secondo la legge e definitivamente esclusi dagli stadi”. “Siamo tutti Anna Frank”, scrive il direttore de La Repubblica. Lo sgomento e l'indignazione per gli adesivi raffiguranti il volto di Anna Frank con la maglia della Roma, attaccati da alcuni tifosi durante il match Lazio-Cagliari non accennano a diminuire.

 

Il presidente della società Lotito si è precipitato in Sinagoga per dissociarsi, promettendo di organizzare ogni anno viaggi della memoria ad Auschwitz per 200 tifosi della Lazio. La Federcalcio ha aperto un'inchiesta, la Procura di Roma un fascicolo per istigazione all'odio razziale. È stata inoltre annunciata dalla Federcalcio, d'intesa con l'UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), la decisione di osservare un minuto di silenzio e leggere un brano del Diario di Anna Frank. Copie del Diario e di Se questo è un uomo di Primo Levi saranno donate ai bambini che accompagnano i calciatori sul campo.

 

Lo sdegno, seppur tardivo (questi adesivi circolano fuori degli stadi almeno dal 2013), avrebbe una qualche utilità se non si limitasse alla solita retorica sui tifosi di calcio brutti, sporchi e cattivi. Il problema va ben oltre la piaga incancrenita di tifoserie spesso legate a doppio filo con ambienti che si rifanno dichiaratamente all'ideologia fascista.

 

L'episodio non darà vita a nessuna riflessione seria e approfondita sulla questione: i tifosi di calcio, anche quelli di sinistra, si arroccheranno sulla difensiva davanti all'ondata di luoghi comuni scagliati da persone che hanno visto la curva soltanto in televisione. Non occorre essere cresciuti allo stadio per poter criticare episodi del genere, sarebbe tuttavia opportuno accantonare i pregiudizi e constatare l'ovvio: antisemitismo e razzismo non sono un'esclusiva degli stadi e dei tifosi di calcio.

 

Si può peraltro affermare il contrario: curve e tifoserie rappresentano lo specchio impietoso di una società dove molti, anche chi non abbia mai frequentato lo stadio, considerano elementi quasi naturali del paesaggio urbano scritte omofobe, razziste e inneggianti all'olocausto.

 

Stilare classifiche, decidendo che per l'adesivo con Anna Frank ci si indigna ma che “Anna non l'ha fatta Frank” sul muro di periferia è solo opera di qualche “idiota”, rende soltanto più accettabili l'odio e il razzismo cui veniamo sottoposti ogni giorno.

 

 


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2017-10-25 19:04
e poi vedi la massa degli pseudointellett uali a meravigliarsi e strapparsi e peli e vesti perchè "IL CANE SALIVA!!!; però nessuno a chiedersi la bistecca sociale o l'assenza di bistecca che ha provocato la salivazione; e tutti lì a concentrarsi su Anna Frank che con la Globalizzazione ovviamente non ci può entrare una mazza.
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0 #1 ilSocialista 2017-10-25 19:01
Maurizio Molinari, direttore della Stampa, è il solo direttore con uno straccio di preparazione sociologica strappata a forza di 36 sul libretto; in quanto dotato di una qualche capacità di lettura che si eleva dal gregge, ha scritto un bel libro: "Il ritorno delle tribù" "una mutazione verso il tribalismo, “un vento della disgregazione che non solo travolge il mondo arabo ma spazza l’Europa spingendosi oltre la Manica e l’Atlantico, mettendo in crisi anche la stabilità del sistema liberale”
Ora quando c'è disgregazione sociale, che sia liberale o meno importa poco, ci si attacca a tutto, pure alla razza e all'antisemitis mo; il meccanismo è automatico, naturale e millenario come la salivazione del cane di Pavlov;
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