Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

26/06/17 ore

L'Imu, una tassa sui poveri



Mi ha molto colpito, nel corso delle recenti polemiche su IMU sì e IMU no, la serena disinvoltura con cui autorevoli membri della Confindustria, dei sindacati, della direzione del PD, e poi sindaci e assessori, intellettuali in servizio permanente e conduttori di talk show vari si sono ripetutamente espressi a favore del mantenimento della tassa.

 

Fatta la tara su posizioni pregiudiziali evidenti – poiché lo vuole l'avversario politico bisogna dire no – resta inspiegabile il sostegno offerto da parte di aree e forze che dovrebbero spendersi a difesa dei più deboli, a una tassa che compete con quella sul pane, di ottocentesca memoria, per la palma della più indecente della storia.

 

La spiegazione è evidente: l’IMU sulla prima casa è una tassa sui poveri, ed è per questo che piace tanto ai miliardari – se ho venti palazzi che vuoi che sia una tassa su un appartamento in più – e a sinistra: una sinistra che da tempo si è messa al servizio della borghesia più retriva a speculatrice, tradendo del tutto le sue origini. 

 

Perché è una tassa sui poveri? Cerchiamo di spiegare il perché partendo proprio da uno dei cavalli di battaglia dei suoi sostenitori: il fatto in “tutta Europa” esista una tassa locale sulla prima casa. È vero, ma si dimentica di aggiungere che in “tutta Europa” solo i ricchi posseggono un’abitazione.

 

Facendo un paragone che adesso va tanto di moda – ma le percentuali non varierebbero se si considerassero altri paesi – in Germania solo il quaranta per cento delle famiglie possiede la prima abitazione, mentre in Italia la percentuale ha superato l’ottantacinque e si avvia al novanta per cento.

 

Da noi il quaranta per cento è invece la percentuale di quanti ne posseggono una o più, appunto presumibilmente i più benestanti. Ma questa differenza non deriva dal fatto che la Germania sia più povera di noi, anzi: in Italia, a differenza degli altri paesi, sono i poveri che hanno “dovuto” acquistare nei passati decenni un’abitazione, grazie alla scellerata politica della casa che ha regalato le case degli Enti pubblici a politici e sindacalisti, i pochi alloggi popolari a raccomandati e banditi, e distrutto il mercato degli affitti con l’Equo canone e la cancellazione di fatto del diritto di proprietà.

 

Costringendo le persone per bene, prive di coperture sindacali o di partito, a dissanguarsi con i mutui da strozzino delle banche, pur di assicurare a sé e ai propri figli un tetto. Un tetto si badi bene gravato da imposte e tasse già al momento dell’acquisto, insieme con l’estorsione notarile – questa in “tutta Europa” non c’è, ma guarda caso nessuno lo nota.

 

Se a questi poveri aggiungiamo una fascia di eredi, che hanno avuto il cattivo gusto di sopravvivere ai propri genitori al punto da ricevere quello che già i defunti hanno strapagato allo stato durante la loro vita, ma che non per questo possono essere definiti ricchi, ecco che si raggiungono le singolari percentuali italiane. E se poi aggiungiamo che i proprietari sono in gran numero pensionati - perché la curva retributiva in Italia è tale che solo dopo i cinquanta anni mediamente è possibile accollarsi gli oneri di un mutuo – ecco che il teorema possessore di prima casa uguale ricco si rivela del tutto privo di fondamento.

 

Ma nonostante queste evidenze, una certa sinistra e i miliardari vogliono la tassa sulla prima casa. È probabile che alla fine ci riusciranno, perché quando all’astuta malizia dei potenti si somma l’ottusità dei sanculotti, non c’è forza che possa resistere. 

 

Fra’ Diavolo

 


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Archivio notizie di Agenzia Radicale

é in uscita il N° 114

di Quaderni Radicali

"Per un vero

Partito Democratico"

Presentazione a Roma

il 27-6-17 alle ore 16

sala stampa della

Camera dei Deputati

qrtv.jpg