Nella trasmissione autogestita del Partito Radicale su Radio Radicale, Diego Sabatinelli, presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale chiede a Geppi Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale un suo ricordo su Emma Bonino scomparsa a 78 anni l'11 settembre scorso.
Diego Sabatinelli - ti chiedo un ricordo personale e politico di Emma Bonino perché tu hai vissuto degli anni molto importanti nel partito, con Emma Bonino avrai molto da raccontare.
Geppi Rippa - Vorrei partire, se mi permetti, da un fatto che risale al 1974. Gianfranco Spadaccia era il segretario del partito e io ero nella sua segreteria. Mi chiese, di incontrare una ragazza, allora 25 anni, 26 anni, da Milano dove aveva, insieme ad Adele Faccio, Adelaide Aglietta, Luigi De Marchi, fondato il CISA (Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto), per la federazione del CISA al partito radicale. Quella era la battaglia contro l'aborto clandestino e per la depenalizzazione del reato d'aborto, mi piace sottolineare sempre il nostro riferimento di quella lotta politica.
Siccome lui era impegnato fuori e non poteva rinviare mi disse di incontrarla. Fu quello il mio primo impatto con Emma Bonino e voglio dire la cosa mi incuriosì a tal punto che, dopo essermi trattenuto parlando anche di varie cose oltre che della stessa battaglia del CISA a Milano ho rivisto Gianfranco lui mi ha chiesto che cosa ne pensassi di questa ragazza. Gli dissi che ci eravamo soffermati nel dialogo interno alla vicenda radicale ma gli dissi pure che mi sembrava una persona attraversata da un'intelligenza “bruciantemente” intuitiva e questa frase rimase poi nel tempo anche perché Emma rivelò poi nel tempo la sua immediata capacità di leggere i processi politici ai quali forse qualche volta non era appassionata.
La figura di Emma è diventata un'icona importante delle battaglie radicali degli anni 70, 80, 90 e credo che in questa veste va anche ricordata, ci sono poi degli aspetti che pure vale la pena richiamare che se mi permetti vorrei sviluppare alla fine di questa riflessione introduttiva.
Emma è stata una persona determinata, per qualcuno anche contraddittoria, perché i suoi dati caratteriali si innescavano anche con una certa freddezza che lasciava perplessi gli altri, ma in realtà era anche per la sua concentrazione all'azione operativa, che divenne un grande supporto per Marco, sul piano della organizzazione del processo politico, perché Emma aveva una grande capacità di azione organizzativa che rendeva abbastanza congeniale il modo con cui con Marco, al di là delle situazioni che poi si sono sviluppate nei decenni successivi, si era determinato un forte sodalizio.
Giocosa anche, perché no, ricordo che siamo stati con molti altri un capodanno in Costiera Sorrentina da un nostro compagno radicale che aveva una casa lì e lei ci raggiunse e fu un'occasione in cui questa sua giocosità si manifestò. Come in altre occasioni, insieme a Adelaide Aglietta, quando vicino alla via della Pace Bramante trovarono due piccoli appartamenti a Roma. Poi ce ne fu un'altra sul lungotevere … in contiguità anche con una serie di personaggi che appartenevano anche al mondo dello spettacolo e della cultura e lei si manifestava sempre con questa grande, sincera energia che credo in buona sostanza vada al di là di quella immagine che di solito viene rappresentata.
Credo che sia importante, perché la sua azione è stata una parte significativa per molti decenni delle battaglie radicali. Una figura politica che di fatto ha rappresentato dei caratteri importanti, non soltanto per la crescita del movimento di liberazione della donna ma perché esprimeva l'idea che Marco ha sempre sviluppato, quello di inserire nuovi protagonisti in un mercato politico occupato da tutti i gangli e le mummie del consociativismo.
Questo consentiva appunto di vedere nella battaglia delle donne una iniziativa che aveva un grande senso politico, si iscriveva nel grande processo di cambiamento, perché la domanda politica delle donne era supportata in grande misura (e purtroppo ancora adesso), da una domanda giusta e legittima di ruolo, oltre al fatto che si potrebbe aprire il discorso sul fatto che in tempo attuale vede le donne meglio predisposte a intervenire più che efficacemente nell'istruire i luoghi e le occasioni per affrontare i conflitti del tempo.
Questo è un profilo importante, perché poi è ben evidente che è stato proprio il carattere che Emma ha sviluppato nella battaglia per lo stermino per la fame nel mondo. Io ero segretario del partito nel 1980, quando Marco venne con la mozione per la battaglia sulla fame nel mondo - che di fatto dovevamo anche comprendere e sviluppare come strategia di policata estera -, ecco che allora è stato importante sul piano europeo l’iniziativa di Emma, anche nella sua azione di commissaria europea.
Tutti ingredienti che fanno parte di una personalità intensa, di una personalità che taluni hanno voluto leggere come contraddittoria, ma in realtà di fatto generosa sul piano dell'impegno, tant'è che la sua disponibilità per quanto refrattaria al disobbedienza civile intesa come digiuni, la vedeva pronta a realizzare questo sacrificio, che però lei non aveva preoccupazione a manifestare come elemento di difficoltà individuale, ma vissuto non con il senso del sacrificio, ma il senso dell'opportunità politica, perché attraverso la battaglia nonviolenta si veniva a definire una possibilità dell'alterità radicale di potersi manifestare.
Questo naturalmente è stato abbondantemente riproposto in queste ore. Direi che se dovessi raccogliere una sensazione che c'è questo richiamo al ruolo della Emma Bonino, anche molti rappresentanti, ho sentito l'interazione D'Alema, ho letto l'articolo di Veltroni, fanno un po' torto anche al suo senso culturale.
In quegli anni, attraverso Marco Pannella e quindi anche con l’impegno di Emma veniva a rappresentarsi un approccio politico-culturale profondamente legato alla alteità radicale. Erano gli anni in cui le battaglie per i diritti civili, all'interno di una sinistra marxista e poi post marxista erano ritenute battaglie sovrastrutturali, quindi non idonee a praticare una visione di cambiamento (immaginata dai comunisti in prospettiva prettamente economicissimo) e invece in questo senso la figura di Emma (come quella di Adelaide Aglietta) è emersa come donna e come determinante battagliera militante di un'azione politica che invece conteneva quei caratteri che poi col tempo sono stati allontanati perché ritenuti pericolosi al modello consociativo, centralistico, verticistico che ha accompagnato la nostra storia e che vive ancora adesso, al di là delle formulazioni che il tempo attuale e con la crisi dei partiti si vengono a rappresentare.
C'è poi un aspetto. Il ricordo di Emma è stato fatto molto esaltando questi caratteri, ma mai descrivendolo come segno di quell’alterità che è il punto più significativo in cui si connotava allora Emma e il partito radicale, perché ricordiamolo che la figura di Emma è perfettamente in quegli anni aderente al partito radicale, quello che erano i contenuti del modello di partito, non solo del concetto dello statuto, ma lo statuto descriveva un modo di definire la crisi dei partiti e il modello altro che poteva essere messo in campo, che naturalmente contrastava con i modelli burocratici e centralistici del sistema in cui il potere è concentrato negli organi oligarchici. Caratteri che sono stati poi anche la causa dell'autodistruzione dei partiti stessi.
Devo anche dire sul piano personale che gli ultimi anni mi hanno visto lontano da Emma …
Quello che poi è emerso negli ultimi anni, che potrebbe sembrare contraddittorio o smentire il percorso di Emma, che ripeto è un percorso che negli anni che ho vissuto era perfettamente aderente alla battaglia del partito radicale per quello che significava, per il suo essere altro rispetto al modello politico, organizzativo e economico, oltre che culturale che era nelle caratteristiche di quello che abbiamo definito in passato il regime partitocratico e il carattere che questo aveva sul piano anche culturale e economico.
La battaglia del CISA che fu un primo approccio fortemente politico da parte di Emma, era una battaglia che parte perfettamente proprio nella difesa delle donne, oltre che nell'identità dei propri diritti, ma anche come terminale della battaglia per abrogare le norme fasciste del Codice Rocco, per depenalizzare il reato d’aborto, che iscriveva anche la questione dell'aborto sul terreno dei diritti; della sessualità, contrappostamente alle dinamiche sessuofobiche che accompagnavano il modello culturale imperante in quegli anni e quindi testimoniava una visione della società che non ha preso forma anche perché è stata ritenuta pericolosa, per la sua carica dirompente e di autonomia e responsabilità individuale, proprio dal sistema verticistico e consociativo che ci ha accompagnato e in parte ci accompagna ancora adesso, sia pure nella crisi generale e nella frantumazione di quel che resta dei partiti stessi.
Dove avviene il punto di interpretazione diversa da parte di Emma? La vicenda radicale è sempre stata una vicenda proprio nel concetto di alterità che esprimeva un modello, nutrito naturalmente di cultura liberale, libertaria, ma anche un modello di società che non poteva essere espresso nello scenario che si era venuto a configurare.
Quando nel 1976 ci presentammo alle elezioni politiche fu come una necessità, perché dopo aver fatto una scelta, una scelta che era una battaglia rispetto al degrado istituzionale, agivamo come un movimento esterno alle istituzioni, ma nel rispetto delle istituzioni, anche nella logica però della disobbedienza alle leggi che trovavamo ingiuste, il problema è stato che a quel punto, con la battaglia del divorzio si era esaurita la capacità di penetrazione, quindi era necessario e urgente entrare in quelle istituzioni che sempre più rivelavano la loro iniziale crisi.
Con una identità forte che era quella che poi Marco impresse in quella prima legislatura e che poi ha avuto gli aspetti importanti successivi. Quella è la Emma che ricordo più intensamente perché era una delle prime quattro persone che accedevano al Parlamento e che vedevano l'emergere di questa posizione che, devo dire, in quegli anni Emma ha espresso con molta coerenza e anche con molta efficacia sul piano anche dell'approccio linguistico, della semplicità con cui riusciva a trasferire temi complessi sul terreno della percezione della gente.
A questo punto con i passaggi successivi (la crisi del sistema politico era sempre più significativa), si apre una parentesi non di dissenso, ma di vera e propria diversa lettura che ci ha portato a non condividere le scelte che poi si sono espresse alla fine con +Europa e anche altri aspetti sull’analisi e gli sviluppi degli avvenimenti politici. Il dibattito su questo, che personalmente non ho mai vissuto direttamente con Emma, l’ho sviluppato più con Gianfranco Spadaccia, che cercava di convincermi di questa opportunità, di cui non ero assolutamente convinto perché il nostro ruolo di radicali non è stato mai quello di creare un entrismo nel sistema esistente, ma quello di provare a mutare i caratteri di fondo del sistema attraverso un modello culturale che ho definito appunto la ragione, diciamo la mission dell'attività radicale.
In questo senso gli ultimi anni sono stati anni per cui con Emma ci si è visti in occasione di qualche compleanno o purtroppo qualche funerale, ma non c'è stata più nessuna comunicazione politica. La sua malattia potrebbe in qualche misura aver occupato anche la sua esistenza interiore, tant'è che credo che taluni, questa è un'opinione mia e me ne prendo la responsabilità, hanno in qualche modo contribuito a condizionarne involontariamente le scelte.
La ricordo, per esempio in un’ altra stagione al tempo in cui è andata in Afghanistan come commissaria europea: con l’elicottero che doveva calarla in quella drammatica situazione. Il suo tormento, la sua preoccupazione ad andarci, di convincersi. Ma alla fine fu una protagonista essenziale di quella azione che era il frutto di quella tensione che nasceva con le sollecitazioni intellettuali, con i nutrimenti intellettuali che Pannella forniva ma anche dal suo coraggio e la sua determinazione.
La Emma che forse conoscevamo, la sua malattia e poi la formazione in +Europa e poi eccetera e poi… è sembrata meno intensamente coinvolta al punto tale che è rimasta un po' ai margini. Io devo dire con molta sincerità che si resta abbastanza perplessi perché se si punta l'idea di ottenere degli sbocchi istituzionali, non penso a Emma ma ad altri, poi si leggono le dichiarazioni di chi per esempio impedì che Emma fosse rieletta al Senato perché fece una lista contro le alleanze che la Bonino aveva scelto con il cosiddetto centro-sinistra, portarono poi al fatto che non fosse eletta.
Penso per esempio a Calenda - non è una polemica ma un fatto politico - che fa capire che la vicenda radicale non trova condizioni di alterità dentro la scenografia che è il prodotto ormai residuale ma ancora intensamente negativo del quadro politico italiano. Questo naturalmente mi porta a vedere e avere di Emma un ricordo molto significativo legato a quegli anni introduttivi e anche se mi si permette, da quello che ho sottolineato, di ricordarla come un elemento anche giocoso perché per taluni il carattere di Emma era ostico, sì, forse lo era anche, ma diciamo che nei momenti in cui ci si trovava era anche una persona che aveva una grande volontà, una grande voglia di esprimere le proprie passioni.
Resta naturalmente la personalità di una storia politica che ha avuto un grande ruolo e un grande carattere simbolico e significativo e che oggi viene super celebrata senza che questi caratteri fossero offerti come condizione di azione politica. In realtà è stata volontariamente marginalizzata e la diversità di valutazioni è che questo sistema non è in grado di dare all'alternità radicale una condizione di esistenza (poiché non ha risolto la questione liberale ne a sinistra ne a destra), ma soltanto un ruolo di subalternità, di prezzemolo aggiuntivo e questo naturalmente è quello che noi non abbiamo mai accettato, è uno dei caratteri dei limiti che il Paese vive e che oggi si vede, nonostante le rappresentazioni di crescita. Siamo di fronte ad un declino che a mio avviso è abbastanza evidente e non soltanto dal punto di vista economico e finanziario.
Diego Sabatinelli - Ma a tuo avviso oggi c'è la possibilità che nella società italiana vi sia una spinta “rivoluzionaria”, nel senso di rivoluzione della società come ci fu quando crebbero politicamente personaggi politici come la Bonino, come altri che hai già citato, oppure siamo anche a livello di una società in un momento di stagnazione rispetto alle esigenze che dovrebbe avere non solo questo Paese, ma in genere, io mi guardo intorno e dico, quello che possiamo chiamare e qualche altro chiama Occidente collettivo con disprezzo.
Geppi Rippa - Che le condizioni complessive siano degradate è un fatto evidente, comunque mi resta un convincimento abbastanza forte, cioè che la crisi della democrazia, molto spesso ventilata, andrebbe inquadrata sulla crisi di “quale democrazia”, perché è evidente che la democrazia ideale è fatta di libertà, di autogoverno, di giustizia, ma anche di gioia, di felicità, di speranze, è qualcosa che noi abbiamo intuito, era fortemente legata ai diritti della persona, erano fortemente legati alle persone e quindi sottratte alle culture massificanti che poi hanno preso il percorso ideologico che oggi è inquietantemente presente.
Non sarò neanche qui a sottolineare tutto lo scenario delle contraddizioni, perché diventa anche superfluo manifestare una lettura che vede quel personaggio politico dire un giorno una cosa e un giorno dopo un’altra. Siamo passati attraverso mille fasi, i fautori della riduzione dei parlamentari erano gli stessi che prima avevano fatto una battaglia per la difesa della non riduzione, e tutto poi per motivi di tattica politica e alleanze di potere di basso rango.
È mancato proprio questo nei gruppi dirigenti… quello di ritenere pericolose le battaglie radicali come quelle di Emma Bonino, del Partito Radicale e fondamentalmente di Marco Pannella. Emma è stata anche una degli emblemi, e quindi un ideale di democrazia che forse è stato dato troppo per scontato.
Quello che a mio avviso rimane è che il senso della battaglia radicale, quella del Partito Radicale, marginalizzata da un sistema informativo privo di deontologia professionale e di profonda cultura democratica, dà una ragione significativa di esistenza e di necessità, perché questi ideali sono tutt'altro che tramontati, sono tutt'altro che in crisi, il problema è che a livello di società nel suo insieme è stato costruito un modello sostanzialmente deresponsabilizzato, perché una società consapevole avrebbe impedito a certe élite dominanti di poter perseguire la propria azione di democrazia fittizia e quindi in questa chiave siamo stati trascinati in questa scenografia che sembra non offrire sbocchi.
Gli sbocchi sono ancorati invece a quelli che a più riprese ho ribadito trovano manifestazione nelle domande di libertà espresse dalle donne e dagli uomini nei paesi autoritari, nei paesi repressivi e assassini.
Questo comunque è nelle speranze delle persone una volta che sono sottratte a questa lunga opera di ignoranza, perché ignorano gli elementi con cui vengono cacciati in una sostanziale marginalità. C’è più che mai l'esigenza di richiamare per intero le battaglie radicali di sempre, che oggi sono quelle del Partito Radicale, ma che sono state anche le battaglie della Bonino, al di là degli aspetti ultimi che ho già descritto, da me non condivisi, che in qualche modo erano fortemente accompagnate da una lettura socio-politico e culturale di valore assoluto, oggi più che mai necessaria e possibile perché dietro e sotto lo strato di diffuso qualunquismo c'è invece una domanda più intensa che dobbiamo sapere svelare e portare sul terreno politico, ma questo è l'oggetto della battaglia politica che teniamo davanti e a cui non intendiamo rinunciare.
Diego Sabatinelli - Ti ringrazio Geppi, sei stato gentilissimo e ti auguro buon lavoro
Geppi Rippa - Grazie a te, ciao.
- Ricordare Emma Bonino senza retorica. Radio Radicale: Geppi Rippa intervistato da Diego Sabatinelli (da Radio Radicale)
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