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14/05/26 ore

Giorgiana Masi: ‘Dalle leggi di emergenza a un delitto impunito’. Dibattito con V. Vecellio, P. Mastrantoni, G. Rippa, moderato da M. Lembo



Martedì 12 maggio, presso la sede del Partito Radicale in Via di Torre Argentina 76 a Roma, si è tenuto il dibattito pubblico ”Giorgiana Masi, dalle leggi di emergenza a un delitto impunito”(trasmesso in diretta da Radio Radicale), a cui hanno partecipato Valter Vecellio, Primo Mastrantoni, Geppi Rippa, moderato da Michele Lembo.

 

“Il 12 maggio 1977 Giorgiana Masi, 19 anni, fu colpita sul lungotevere davanti a Ponte Garibaldi, mentre correva verso piazza Sonnino in seguito ad una carica della polizia. Secondo l’autopsia il proiettile, esploso a un’altezza di 93 centimetri da terra, aveva viaggiato con un andamento rettilineo: era entrato nella regione lombare posteriore, proprio sopra l’osso sacro, aveva attraversato una vertebra, ed era uscito sopra l’ombelico”. Così riporta una didascalia del libro bianco che i radicali produssero per documentare quello che accadde in quel tragico 12 maggio del 1977.

 

“Quel giorno, quel 12 maggio, doveva dar luogo ad una strage senza limiti. Un miracolo l’ha impedita, che hanno compiuto assieme decine di migliaia di cittadini e di militanti ben determinati, per motivi diversi e anche contraddittori, alla più assoluta, attiva nonviolenza. Un miracolo compiuto anche dall’immensa, immensa maggioranza dei quasi duemila poliziotti e carabinieri, ingannati, spaventati, terrorizzati, liberi dall’odio che si tentava di inculcare loro. Sono stati compiuti da loro centinaia di reati; ma nulla rispetto a quello cui li si voleva ridurre. Anche fra di loro dovevano esserci caduti, trucidati.

 

Invano erano state armate le mani assassine nelle settimane e nei giorni precedenti, che avevano consentito al governo (e al Parlamento) di imporre (e di subire) l’escalation degli opposti ma anche identici terrorismi di Stato e privati, e di tentare di usarli contro la Repubblica Italiana. Dopo ore di questo miracolo voci schiumati di rabbia, di incredulità angosciata, alla fine urlavano dalle Radio di servizio l’ordine che doveva essere taciuto: ‘Sparate, sparate, ammazzateli!’. 

 

Non lo sapevano. Ce lo dicono ora gli atti ufficiali del processo. Sono, oggi, questi atti ufficiali a gridarci che qualcuno alla fine aveva obbedito, ha assassinato. E l’assassino di Giorgiana Masi, e l’organizzatore della strage non potrebbe – dice il giudice – essere scoperto?”… Così Marco Pannella concludendo il libro bianco Cronaca di una strage precedentemente richiamato.

 


 

La scelta di utilizzare l’impedimento anche solo del concerto avveniva mentre si stava preparando uno stato di emergenze, che spingesse verso un governo di unità nazionale, che tagliasse ogni ipotesi di contrasto democratico al compromesso storico. Le domande di libertà, di diritti civili, di crescita partecipata andava bloccata con un divieto inaccettabile ma ancor di più con una ipotesi nonviolenta di cambiamento a cui anche i gruppi più estremisti (e in alcuni casi pericolosi) avevano accettato di aderire con un appuntamento che diveniva un anniversario anche se celebrato solo con un concerto. 

 

Il dibattito “Giorgiana Masi. Dalle leggi di emergenza a un delitto impunito” rilegge quegli avvenimenti drammatici e soprattutto ribadisce come il corroso quadro politico-istituzionale italiano di oggi trova le sue radici proprio in quelle scelte di quasi cinquanta anni fa, che portarono a colpire la prospettiva di una democrazia matura impedendo la prospettiva dello stato di diritto per poi far prevalere una democrazia di fatto fittizia oggi sempre più rischiosa …

 

- Dibattito Pubblico: "Giorgiana Masi, dalle leggi di emergenza a un delitto impunito”

(da Radio Radicale)

 

 


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