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17/09/19 ore

Il pressing ossessivo dell’ex sinistra democristiana nel PD


  • Luigi O. Rintallo

Il potere logora chi non ce l’ha” è una nota battuta di Giulio Andreotti. Più volte ripresa tanto dagli apologeti quanto dai critici del senatore a vita, i primi per accreditarlo quale epigono del realismo politico che muove dal laico Machiavelli e i secondi per biasimarne il cinismo, essa oggi sembra davvero la principale fonte di ispirazione di quanti nel PD hanno promosso il rovesciamento di linea alla ricerca di un’alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle.

 

Nelle ore convulse della trattativa tra PD e 5Stelle, fra tira e molla tattici e reciproche accuse di parlare solo di incarichi, si è assistito al pressing ossessivo cui è stato sottoposto il segretario Zingaretti da parte dei fautori a ogni costo dell’accordo. Riconoscibili in particolare nel trio composto da RenziFranceschini Del Rio che – con ruoli e sensibilità differenti, ma accomunati tutti dal provenire dalla cosiddetta ex sinistra democristiana (Zaccagnini-De Mita) – si è speso senza requie per raggiungere lo scopo.

 

A Renzi è toccato il compito del fantasista, con la straordinaria rovesciata di 180 gradi convertendo in Sì il precedente No a ogni contatto con i pentastellati; Franceschini ha praticato il gioco a lui più consono del manovriere, tessendo una tela che prevede il ricamo finale della sua promozione ad alti scranni; Del Rio, più modestamente, si è sobbarcato del palleggio teso a trovare il corridoio capace di realizzare il tanto agognato obiettivo.

 

Ovviamente il tutto è stato adornato con i consueti drappeggi retorici dei “supremi interessi del Paese”, della difesa dei “valori umani e costituzionali” (Franceschini dixit in «Corriere della Sera» del 22 agosto) o, dopo il rinvio dell’incontro della riunione prevista nella mattinata del 27 agosto, dell’assoluta “mancanza di veti” garantita da Del Rio a smentire ogni interesse a “discutere di posti e poltrone”.

 

Negare che proprio i posti siano la principale molla che ha spinto gli ex democristiani del PD a spendersi in questa impresa, non risponde nemmeno alla sfacciataggine propria dei politicanti. Rappresenta solo il vetro smerigliato che serve a confondere i contorni, che non riesce però a occultare la presenza evidente di qualcuno nella stanza da bagno.

 

Le scadenze di importanti nomine nei consigli di amministrazione degli enti pubblici, la preoccupazione di avere sotto controllo il Parlamento che dovrà nel 2022 eleggere il nuovo Capo dello Stato, la consapevolezza di non disporre di un vero e diffuso consenso avendo pregiudicato il rapporto con quella che era la propria base elettorale, danno una formidabile carica all’attivismo degli ex democristiani all’interno del PD.

 

E dimostrano, inoltre, un dato - forse del tutto accidentale - emerso in occasione della vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto Giovanni Consorte, dirigente dell’Unipol. Quell’indagine servì a condizionare la nascita del PD, minando la componente ex diessina in favore di quella della Margherita.

 

Nei modi in cui, oggi, la segreteria di Zingaretti è stata pressata durante queste fasi, qualcuno potrebbe leggere le conseguenze ultime del confronto apertosi con le interviste di Prodi e Parisi al «Corriere della sera» nell’estate del 2005…

 

 


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