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19/12/18 ore

Banalmente Conte


  • Antonio Marulo

Finalmente il suo giorno. Quello di Giuseppe Conte, fin qui oscurato dall'invadenza mediatica dei due azionisti di maggioranza. È andata tutto come previsto, sintetizzabile nel giudizio dato da Matteo Salvini: "bellissimo il discorso del premier. Condivido tutti i punti".

 

Che sono poi quelli del famoso “contratto”, che nell'intervento dell' “avvocato del popolo” sulla Fiducia al Senato hanno trovato una forma più accattivante ed enfatica, a beneficio della platea plaudente. Fin troppo, forse. Tanto che l'Aula di Palazzo Madama sembrava per l'occasione lo studio televisivo di Giovanni Floris mentre s'intervista con deferenza Alessandro Di Battista.

 

“92 minuti di applausi”, per dirla con Fantozzi, intervallati dalla rigorosa enunciazione delle buone intenzioni: ora più incisiva e convinta, quando si è trattato di manifestare, ahinoi, l'anima giustizialista e manettara del governo; ora ambigua ed equivoca, a proposito di Europa e migranti; ora fumosa e superficiale, nella parte dove non è chiaro il “chi paga”.

 

Dal discorso del Presidente del Consiglio sono comunque arrivate alcune conferme. Primo: il reddito di cittadinanza, o quel che resta del progetto originario che tanti consensi ha portato, dipenderà dall'imprecisato riordino dei centri per l'impiego. Secondo: la Flat tax sarà – se sarà - a tutti gli effetti un ossimoro, se è vero quanto ribadito da Conte sulla sua progressività. Terzo: abolizione della legge Fornero non pervenuta, assente, almeno nelle parole, dopo essere stata nel tempo opportunamente annacquata.

 

Da segnalare, inoltre, l'elogio - con tanto di fiera rivendicazione - del populismo, nell'accezione personalissima di chi ritiene sia tale la propensione all'ascolto della “gente”, e il prevedibile ammorbidimento delle posizioni sulla Russia. Per il resto, tante parole. Troppe, vista la sostanza. Si poteva farla più breve.

 

 


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2018-06-05 22:37
Chi paga? Certo devono pagare quelli che i soldi ce li hanno; perchè quelli che non ce li hanno, con grande dispiacere non è che non vogliano, è che proprio non possono proprio farlo più di tanto; e non è che l’Europa nel suo complesso sia proprio una massa di poveracci disperati sul lastrico; per esempio non lo è la Merkel che ha stranamente nutrito un atteggiamento molto soft con il nuovo governo; forse ha capito, da grande tattica quale è, che l’aria che tira in Italia potrebbe investire un domani prossimo anche la Germania; speriamo di rosicarle qualcosa; perché l’europa, nell’era ufficiale della sfiga, non poteva che diventare questo, un puro rosicamento reciproco e sdegnoso fra gente variamente disillusa ed incarognita; gente che, come bravi vicini di casa, si saluta educatamente e sotto sotto pensa “fottiti bastardo!”
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0 #1 ilSocialista 2018-06-05 22:35
Ma sai, se l’elitismo è apertamente l’arricchimento di pochi e l’arretramento delle masse, è molto arduo farlo passare come le magnifiche sorti e progressive; più semplicemente per la maggioranza passa come l’era della sfiga; il paradosso è che la sinistra ha abbracciato lo spirito del tempo, ha fatto suo lo slogan “più e disagio e sfiga per tutti” e ne ha fatto il proprio vessillo ufficiale; si capisce come si sia suicidata.
Intanto Di Maio e Salvini mostrano colle parole una abilità diplomatica non proprio scarsa affermazioni perentorie con toni concilianti; niente male per due che non hanno mai lavorato; invece quell’altro che non ha mai lavorato, Renzi, non ne azzecca una, mostra tutta la sua inconcludenza arrogante; è maturo ormai per l’ufficio di collocamento;
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