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23/07/17 ore

PD, partecipazione e forma partito: un processo incompiuto


  • Antonio Marulo

“Il PD ha la sua forza nella partecipazione, sia nei circoli che alle primarie”

 

Nel leggere questa frase, che dava il titolo a una e-news di Matteo Renzi del 22 febbraio 2017, qualcuno potrebbe farsi un’idea errata di ciò che il Pd è stato in questi anni. Giuliano Ferrara, su Quaderni Radicali 109 – speciale agosto 2013, ebbe il piacere di sottolineare quanto l’ex rottamatore fosse “a suo modo un clone di Berlusconi” che ha puntato su se stesso, sulla “leadership personale, lo staff al posto del partito...”. Un partito il cui principio cooptativo − secondo Fabrizio Barca, intervistato un anno fa dal Fatto quotidiano − è la fedeltà. Ma ciò fin “da quando è nato nel 2007” per opera e virtù di Walter Veltroni.

 

Il progetto di partenza non era da disprezzare; poi, dalla teoria alla pratica, più di qualcosa è andata storta: il Pd − per stessa ammissione del suo fondatore − “ha mostrato di essere molto lontano dall’idea di partito aperto, riformista e non correntizio...”. Per questo – parafrasando la e-news su citata –, più che la forza, è pertinente richiamare la debolezza nella partecipazione, che i numeri in progressivo e costante calo ci offrono..., con le primarie all’italiana che restano solo uno strumento di legittimazione politica della leadership, seppur in grado ancora “di mobilitare una fettanon trascurabile di elettori democratici”.

 

Nella mozione Renzi, in vista delle recenti Primarie e del congresso, si è scommesso − come sintetizzava Andrea Romano − “sul superamento della dicotomia tra partito leggero e partito pesante... Per guardare alla costruzione di un partito pensante che sia finalmente in grado di formare classi dirigenti a tutti i livelli, rivitalizzare la funzione dei circoli territoriali con compiti di organizzazione delle comunità locali, valorizzare in modi continuativi la comunità dei cittadini che partecipano alle primarie”. Ciò vuol dire che fin qui − per l’appunto − non ci si è mossi in tal senso, deludendo le aspettative anche di quanti hanno con un entusiasmo e passione iniziato a fare politica attiva come “nativi del Pd”.

 

È il caso di Alberto Bitonti, che da giovane segretario del circolo Pd di Trastevere a Roma ha avuto la possibilità di confron- tarsi dall’interno con questa realtà, toccando con mano, tra luci e ombre, un processo incompiuto − forse mai iniziato − nel quale non poche occasioni si sono perse, a partire proprio dalla realtà disastrata nelle Capitale, dove il commissario Orfini non ha brillato...

 


 

Alberto, cosa non ha funzionato a Roma?

 

Matteo Orfini come commissario a Roma aveva una grandissima occasione che gli derivava dall’avere il potere assoluto per togliere di mezzo ciò che c’era di sbagliato nel partito romano, mettendo fine a problemi ereditati da decenni. Con lo studio scientifico sui circoli commissionato a Fabrizio Barca si avevano a disposizione indicatori oggettivi su cui basarsi per estirpare le de- generazioni, il potere nepotista e clientelare, il correntismo esasperato che pervade il partito al di là del merito e delle competenze. Purtroppo quella di Orfini è stata un’esperienza deludente, perché...

 

 

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E' uscito il numero 114 di Quaderni Radicali - Per un vero Partito Democratico

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Il perché del numero nella video-rubrica Maledetta Politica

 

 


Commenti   

 
0 #6 ilSocialista 2017-07-08 01:35
consente alle aziende di ricomprarsi a debito le proprie azioni e con quelle di pagare ricchi immeritati compensi ai propri manager; è una risposta alla crisi che si indirizza "all'alto" della società contando che i soldi gocciolino dall'alto patrimoni aziendali e personali che si rivalutano verso "il basso" magari sotto forma di CREDITO; la vera risposta keynesiana alle crisi invece parte "dal basso", ovvero dallo Stato che si impegna in massicce opere infrastruttural i venendo incontro prima di tutto di creare posti di lavoro per le masse, non a rimpinguare dei patrimoni; a creare da subito dei salari con opere utili e per quella via a riavviare l'economia complessiva; il QE ha messo pezze senza risolvere i problemi e le bolle create si apprestano a chiedere il loro salato conto.
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0 #5 ilSocialista 2017-07-08 01:25
il commento di cui sotto è paradigmatico nella comprensione dei tempi; il turbocapitalism o ha divelto molte industrie e posti di lavoro reali; in compenso ha offerto credito a piene mani; la strategia effettiva è quella di sostituire il reddito col debito e di rendere tutti o almeno molti in ultima istanza debitori di una elite esclusiva di creditori; il Quantitative Easing, la tipica risposta del XXI secolo alle recessioni economiche, inietta liquidità nelle banche e nellle aziende private e rastrella certamente anche titoli di Stato. Sicuramente mette delle pezze al sistema, però lo fa creando altro debito arrrischiato che determina sopravvalutazio ni e bolle nei mercati.
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0 #4 Laura Bertucci 2017-07-07 17:38
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0 #3 ilSocialista 2017-07-07 01:47
Keynes aveva ragione, un paese deve produrre da sè la maggior partre dei beni; un mercato internazionale troppo sviluppato nonchè sregolato crea delle inimicizie subdole nei e fra i popoli guastandone il morale in maniera irrimediabile e predisponendo anzichè l'unificazione politica, lo schifio tragico finale.
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0 #2 ilSocialista 2017-07-07 01:39
il paradosso di fondo che occorre risolvere è il seguente: più si approfondisce il mercato dei beni e dei capitali europeo o anche globale e più i vari paesi si guardano in cagnesco, diffidano l'uno dell'altro e solo pere un rispetto esteriore delle forme non si mandano francamente a fanculo e non schierano i carrarmati; c'era molta più amicizia e speranza finchè ognuno stava nella sua villetta separata; da quando sussiste il condominio i rapporti fra gli inquilini ed anche l'umore stesso fra essi è molto peggiorato; tutti si chiedono chi cazzo gli abbia rubato il formaggio di notte dalla dispensa; al contesto europeo e globalizzato turbocapitalizz ato si può applicare magistralmenmte la trasformazione antropologica descrittta nel geniale monologo di Gioele Dix sul CONDOMINO
https://www.youtube.com/watch?v=17GV2beqOQI
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0 #1 ilSocialista 2017-07-06 23:33
il partito democratico ha pesanti limiti, ma inutile rincorrere mondi utopistici ed idilliaci in Italia quando è tutto il mondo che va chiaramente a rovescio; la crisi e la paura si palpano ovunque ed ognuno tende a chiudersi nei propri interessi; l'avete vista l'Europa coi migranti? le cose vanno sempre peggio.
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