Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

17/06/24 ore

Primarie Pd: i vuoti di Civati e la retorica di Pittella


  • Ermes Antonucci

Dopo aver trattato i programmi di Matteo Renzi e Gianni Cuperlo (e aver fatto notare i loro evidenti limiti, cioè la totale assenza di proposta del primo e il marcato carattere ideologico del secondo) è arrivato il momento di vedere cosa dicono i documenti programmatici presentati dagli altri due protagonisti “minori” delle prossime primarie del Pd: Giuseppe Civati e Gianni Pittella.

 

E’ bene ricordare sin da ora che, in virtù delle elaborate procedure previste dallo statuto del Pd, solo uno tra Civati e Pittella potrà di fatto concorrere alle primarie dell’8 dicembre assieme ai due “big”.

 

Il congresso è infatti costituito da due fasi: la prima prevede che si svolgano, entro il 20 novembre, le “Convenzioni provinciali” cioè le votazioni, da parte dei soli iscritti al partito, delle diverse mozioni congressuali nazionali a livello di circolo e provinciale, con l’elezione dei relativi delegati; la seconda fase, quella delle primarie vere e proprie, prevede la partecipazione dei “tre candidati che abbiano ottenuto il consenso del maggior numero di iscritti”, nomi che saranno comunicati ufficialmente durante la Convenzione Nazionale del 24 novembre.

 

Se, dunque, l’ammissione alla fase finale di Renzi e Cuperlo risulta praticamente scontata, toccherà a uno tra Civati e Pittella cedere il passo e rinunciare alla corsa alla segreteria. Prima di entrare nel merito dei programmi di Civati e Pittella vanno fatte alcune considerazioni.

 

Occorre innanzitutto notare che le contraddizioni evidenziate già in passato circa l’inconsistenza politica di Giuseppe Civati hanno trovato conferma anche nella lettura delle settanta – ripetiamo: settanta – pagine del suo programma, proprio come nel caso di Renzi, del quale Civati rappresenta una sorta di “copia”, spesso sostituibile alla versione originale senza tanti distingui.

 

Eccezion fatta per alcuni temi specifici, ciò che infatti caratterizza il programma di Civati – nonostante la sua abnorme lunghezza – è ampiamente insufficiente nella proposta politica, un fatto rappresentato in modo emblematico dall’assenza di qualsiasi riferimento alla questione giustizia: come cioè se una delle degenerazioni più gravi, pesanti e disumane del sistema-Paese italiano non sia all’altezza di meritare neanche un minimo accenno di consapevolezza da parte del candidato Civati.

 

L’imbarazzo, per di più, non si attenua anche se si sposta lo sguardo al documento programmatico di Pittella. Forte dell’esperienza che lo ha visto per tre mandati consecutivi deputato al Parlamento Europeo (di cui attualmente è vicepresidente), Pittella mostra un’assoluta preparazione in tema di funzionamento del sistema europeo, tanto da riuscire a delineare una serie di misure concrete e credibili con cui contrastare le principali difficoltà che il progetto comunitario si trova oggi a dover affrontare.

 

Se si guarda al resto del programma, tuttavia, a colpire è l’utilizzo di una pomposa e ridondante retorica, attraverso la quale Pittella sembra più intenzionato a nascondere le evidenti lacune che, dall’economia ai diritti civili, caratterizzano la propria proposta politica, piuttosto che a provare a comunicare al cuore degli elettori.

 

Il programma di GIUSEPPE CIVATI

 

ECONOMIA

Civati mira all’introduzione di un reddito minimo garantito di circa 400 euro (differente dal reddito di cittadinanza, in quanto si applica solo a coloro con un reddito inferiore a una certa soglia) e di un sussidio universale di disoccupazione (“accompagnato da politiche attive sul mercato del lavoro”). Due proposte che da sole comportano una spesa di circa 20 miliardi di euro, come precisa Civati, che però poi evita di specificare in che modo intende recuperare effettivamente queste risorse.

 

Stesso problema per la proposta di riduzione delle tasse sui redditi da lavoro, alla quale Civati è capace di accompagnare solamente “un principio dal forte valore simbolico” in termini di spesa pubblica: “Nessuno può guadagnare più del 90% del Presidente della Repubblica, incluso il primo presidente della Corte di Cassazione, a cui molte delle remunerazioni della pubblica amministrazione sono legate”. Quanto questa misura possa rappresentare un reale taglio della spesa pubblica e quanto invece una proposta meramente simbolica, ciò è ancora da chiarire.

 

E poi: predisposizione di un piano energetico nazionale, lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, investimenti nell’università, nella ricerca, nel digitale (stessa questione: dove recuperare le risorse?) e nella cultura, con la creazione di “un’agenzia nazionale interamente dedicata alle industrie culturali e creative”, che però non si capisce bene quale ruolo dovrebbe concretamente svolgere, né da chi dovrebbe essere composta.

 

POLITICA E PD

 

Il piano di Civati prevede una serie di riforme istituzionali (dalla riduzione del numero dei parlamentari alla sostituzione del Senato con una Camera delle Autonomie), l’abolizione del Porcellum e la riforma della legge elettorale verso “un modello maggioritario con collegi uninominali temperato da una quota proporzionale” (ritorno alla legge Mattarella), l’equiparazione dell’età per l’esercizio del diritto di voto in Camera e Senato, il rafforzamento delle proposte di legge di iniziativa popolare.

 

Molta retorica sul futuro del Pd, tutta incentrata sull’apertura del partito ad una maggiore partecipazione dei cittadini, soprattutto tramite i circoli e la sperimentazione di occasioni di partecipazione e deliberazione collettiva.

 

DIRITTI

 

Certamente la sezione più articolata ed interessante del programma di Civati: riforma della normativa sull’immigrazione per favorire l’ingresso regolare, l’integrazione e la coesione sociale (a partire dall’abolizione del reato di clandestinità, dal superamento dei Cie e dall’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative), modifiche sulla disciplina per l’acquisizione della cittadinanza (principio dello ius soli e abbassamento del periodo di residenza in Italia necessario per l’ottenimento della cittadinanza da parte degli immigrati di prima generazione), estensione del matrimonio civile e della possibilità di adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso, promozione della ricerca sulle cellule staminali embrionali e del testamento biologico, riforma della legge 40 sulla fecondazione assistita, intervento deciso contro la non applicazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza e lo smantellamento dei consultori. Giustizia.

 

Assolutamente imbarazzante risulta essere la completa assenza del tema giustizia nel programma di settanta pagine stilato da Civati. A parte un vago accenno alla “durata insostenibile dei processi” (peraltro senza proposte risolutive), infatti, il candidato segretario del Pd non fa alcun riferimento alla disumana emergenza carceraria (per la quale l’Italia è stata più volte condannata dalle istituzioni europee), né ai gravi vizi del sistema giustizia e alle questioni ad essi collegate (custodia cautelare, responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, revisione della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi ecc.). L’argomento, insomma, viene tralasciato completamente, come se nulla fosse.

 

EUROPA

 

Per Civati, “le cancellerie degli Stati d'Europa non hanno finora voluto costruire una Comunità davvero compiuta”, un’incompiutezza che “ha fortemente contribuito a complicare gli effetti della crisi”. Dotare dunque l’Unione di strutture che completino il sistema di governo economico continentale con un governo politico è necessario, ma ancora più necessario – afferma Civati – è “dotare queste strutture della legittimità popolare e del controllo democratico che ancora mancano”. Occorre, per combattere la crisi, un piano europeo straordinario di sviluppo sostenibile per la piena occupazione attraverso “un governo europeo basato su una struttura istituzionale federale”, che racchiuda in sé le “quattro unioni” (bancaria, di bilancio, economica e politica), che sia dotata di risorse proprie finanziate direttamente da cittadini e privati (EuroUnionBond e ProjectBond) e di un vero governo (risultato della “politicizzazione” della Commissione) legittimato dal Parlamento Europeo.

 

In vista delle elezioni europee del prossimo maggio, infine, il Pd dovrebbe sciogliere una volta per tutte ogni riserva ed “entrare a pieno titolo nel Partito Socialista Europeo” (così come proposto anche da Cuperlo e Pittella), ponendo però le premesse di una nuova alleanza con i Verdi europei e la Sinistra europea.

 

Il programma di GIANNI PITTELLA

 

ECONOMIA

 

Tra la tanta la retorica di Pittella (“Per ricostruire il nostro Paese dobbiamo saper governare il nostro Paese”; “Dobbiamo ritrovare il desiderio di credere nel nostro futuro e in quello dei nostri figli”; “Non c’è investimento e non c’è progresso se non c’è innovazione. E l’innovazione è non tanto tecnologia, ma soprattutto dimensione applicativa di una buona idea” ecc.) si individuano a fatica le proposte di rilancio in campo economico.

 

L’europarlamentare definisce “una scelta strategica naturale” quella di “puntare sulla cultura, integrando arte e paesaggio, turismo e ambiente, agricoltura e artigianato”, ma non specifica attraverso quali modalità e quali risorse. Secondo Pittella occorre cambiare paradigma e reinventare il capitalismo, poiché “oggi è il tempo dell’economia civile e del post-capitalismo”, da ciò l’obiettivo di “promuovere nuove forme di mercato basate sulla reciprocità e sulla riscoperta del dono della gratuità delle persone, rafforzando il concetto di bene comune”, nonché quello di “combattere la diseguaglianza riscoprendo l’uguaglianza delle capacità”: uno scenario che sembra significare tutto e niente allo stesso tempo.

 

Alla fine le poche proposte di Pittella che si riescono a cogliere sembrano concretizzarsi in: un piano di investimenti da parte dello Stato nei campi strategici dell’economia (digitale, gas, luce, acqua, sistema viario e ferroviario, telecomunicazioni, smaltimento rifiuti e produzione di energia pulita, turismo), introduzione del reddito minimo garantito (anche se, a differenza di Civati, Pittella non specifica possibili fonti dai quali ricavare le risorse necessarie), politiche di accesso alla casa per i più giovani, riduzione del debito pubblico attraverso tagli mirati e non lineari, riduzione della spesa militare, riduzione delle tasse sul lavoro e sull’impresa (“individuando fonti come la cartolarizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e l’offerta di titoli di stato a chi può”).

 

POLITICA E PD

 

Anche in questa sezione, a dominare è la retorica. Un esempio su tutti è la questione della riforma della legge elettorale: Pittella afferma che bisogna “cambiare la legge elettorale, ridando il diritto di scelta ai cittadini e credibilità al confronto politico”, senza tuttavia chiarire in alcun modo in che direzione il sistema vigente debba essere effettivamente riformato. Per l’europarlamentare, inoltre, occorre “superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero complessivo dei parlamentari, e portare i compensi dei parlamentari a criteri di sobrietà e di assoluta trasparenza”.

 

Circa il futuro del proprio partito, Pittella si dice consapevole che il Pd abbia finora rappresentato “una straordinaria opportunità non sfruttata, una occasione non colta”, per questo occorre rilanciare il progetto democratico a partire dalla centralità dei militanti, ai quali “va garantito più protagonismo e maggiore peso nelle decisioni”, non solo in occasione dei congressi ma anche attraverso consultazioni interne e partecipazione ad organismi dirigenti collegiali, introducendo così “principi e strumenti di democrazia deliberante”.

 

DIRITTI

 

“E’ proprio sulle questioni definite impropriamente sensibili che si gioca – scrive Pittella – la modernizzazione di una Italia che non è al passo del resto dell’Europa negli standard delle libertà civili”. Le uniche due questioni, però, sulle quali si concentrano le riflessioni dell’europarlamentare sono il riconoscimento della parità di diritti per le persone omosessuali e “la promozione delle donne nei centri decisionali della società, della politica e dell’economia”. Sul resto, il nulla: dall’immigrazione alla cittadinanza, passando per le adozioni per coppie dello stesso sesso, l’eutanasia, il testamento biologico, la fecondazione assistita ecc.

 

GIUSTIZIA

 

Anche Pittella, come Civati, ignora quasi completamente la delicata questione della giustizia, limitandosi a dire che “la giustizia è uno dei peggiori servizi che lo Stato offre al cittadino tra durate dei processi, arretratezza digitale, numero dei giudici e degli avvocati, iperproduzione normativa, moltiplicazione dei riti, geografia degli uffici giudiziari”. Anche da Pittella, quindi, non giunge alcun segnale di consapevolezza del problema, della sua natura strutturale, del disumano sovraffollamento carcerario (paradossalmente ignorato), nonché di alcuna proposta concreta per provare ad abbandonare uno stato di vera e propria flagranza criminale (amnistia, indulto, riforma della custodia cautelare e delle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi…).

 

EUROPA

 

Sui temi europei, come detto in precedenza, Pittella mostra l’esperienza raccolta negli ultimi 15 anni. Di fronte ad un assoluto fallimento delle politiche di austerità, secondo l’europarlamentare “per far ripartire la crescita bisogna rimuovere l’ostacolo che impedisce alle nostre economie di svilupparsi”, vale a dire il tetto del deficit pubblico previsto dal Patto di stabilità e dal Fiscal Compact: “Nel breve periodo bisogna superare il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, e questo può essere fatto con intelligenza, unicamente attraverso l’introduzione di una regola che permetta di scomputare gli investimenti produttivi pubblici dal calcolo del deficit”.

 

Per Pittella, inoltre, va promossa “una politica monetaria più coraggiosa e democratica”, consentendo alla BCE di “utilizzare in maniera discrezionale una linea straordinaria di liquidità (ELA, Emergency Liquidity Assistance) per finanziare riduzioni di imposte negli stati membri e porre maggiore attenzione alla politica di cambio per evitare eccessive oscillazioni del tasso di cambio dell’Euro”.

 

La finanza va “imbrigliata”, con la divisione tra banche di investimento e banche di deposito, e “una maggiore disciplina degli strumenti derivati”.

 

In vista delle elezioni europee, suggerisce infine Pittella, il Pd dovrebbe fare il suo accesso definitivo nella casa del Partito Socialista Europeo.


Aggiungi commento