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16/07/24 ore

Gay, onorevoli conviventi: un privilegio non di casta



Ci aveva provato lo scorso anno Paola Concia, ci è riuscito martedì Ivan Scalfarotto (Pd): l'Ufficio di presidenza della Camera ha eliminato il divieto che impediva ai deputati di estendere l'assistenza sanitaria integrativa ai propri compagni dello stesso sesso. In sostanza, niente più differenze nella gestione della copertura sanitaria da onorevole tra conviventi eterosessuali e omosessuali.

 

A votare a favore della norma sono stati i rappresentanti del Pd, del PdL e di SEL, mentre ha espresso coto contrario la Lega e si sono astenuti Fratelli d'Italia, Scelta Civica e il Movimento 5 Stelle. Proprio quest'ultimo, attraverso la sua capogruppo, Roberta Lombardi, ha motivato la decisione di 'boicottare' una decisione che sarebbe l'ennesimo “privilegio della casta”.

 

“Nelle assicurazioni esterne – a spiegato la portavoce grillina a Montecitorio – il convivente dello stesso sesso non gode dell'estensione delle coperture. Perchè alla Camera dovrebbe?”. In realtà con l'approvazione del provvedimento si equipara la situazione dei parlamentari a quella di altre categorie di dipendenti che già usufruiscono di una assistenza integrativa in cui il sesso del convivente non è una discriminante.

 

Come spiega sulla sua pagina Facebook il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti (Pd), “la decisione presa dall'Ufficio di Presidenza è stata quella di eliminare una restrizione priva di senso, cioè ritenere che i conviventi possano essere solo eterosessuali, ancora più assurda se la si confronta con altre decine di fondi per assistenza integrativa, simili a quello di cui parliamo, nei quali come ovvio non si fa distinzione riguardo al sesso”.

 

Come accade, ad esempio, nell'altra 'casta' tanto vituperata dall'M5S: quella dei giornalisti. Per gli addetti all'informazione, infatti, così come per i dipendenti della Camera, la distinzione del sesso del convivente da iscrivere nel fondo autonomo itegrativo non esiste da svariati anni: ciò che è stato stabilito è dunque, come spiegato dallo stesso Scalfarotto, “un principio che vale per tutte le casse sanitarie aziendali”.

 

“Quale sarebbe dunque lo scandalo? Quale sarebbe l'ignobile privilegio?” si chiede quindi Giachetti, secondo cui la questione ruota attorno ad una semplice “incongruenza amministrativa”. Se, partendo da questa, continua il deputato pd, il Parlamento riuscisse a trovare un accordo per fare una legge per le coppie di fatto e per i matrimoni gay, allora la decisione dell'Ufficio di Presidenza avrebbe “aiutato una buona causa”. (F.U.)


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