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28/01/23 ore

La prima crisi esistenziale del M5S


  • Ermes Antonucci

Secondo quanto riportato da diversi organi d’informazione, una nutrita compagine di parlamentari del Movimento 5 Stelle (circa 30) starebbe manifestando sempre maggiore insofferenza nei confronti della rigida ed isolazionista linea politica stabilita dal leader Beppe Grillo.

 

Pare infatti che, soprattutto dopo il commissariamento ideato dal Quirinale, molti grillini – in preda ad una vera e propria crisi esistenziale – si sarebbero convinti dell’opportunità di aprire un dialogo con il Partito Democratico. Sostenendo per esempio la nascita di un governo Bersani, turandosi momentaneamente il naso, per poi marcare stretto i democratici ed imporre la propria agenda politica.

 

Parlare di spaccatura all’interno del movimento di Grillo appare ancora prematuro, soprattutto alla luce del modo – allarmistico e tendenzioso – con cui certa informazione ha deciso di trattare il fenomeno del grillismo (si veda, in proposito, l’ultimo numero di Panorama).

 

Nonostante, però, queste notizie vadano prese con le pinze, stavolta alcuni importanti segnali di un malumore a 5 stelle si stanno certamente manifestando. Più di tutti, sta facendo discutere l’intervista rilasciata a La Stampa dal deputato siciliano Tommaso Currò, che sul rapporto con il capo-padrone Grillo si è espresso in maniera molto chiara: “Noi parlamentari non siamo automi. E nemmeno bambini. Nessuno ci può svuotare della nostra personalità politica. Diversamente diventiamo schiavi di un manovratore. Io non sono uno schiaccia bottoni per conto terzi”.

 

E su una possibile apertura al Pd, nonostante il recente richiamo del blogger genovese (“Chi vuole l’accordo col Pd ha sbagliato a votarci”), Currò ha dichiarato: “La parola accordo non mi piace. Ma io sono convinto che un confronto fosse - e sia – necessario. I giorni passano. E il Paese soffre. Non possiamo permetterci di perdere tempo. Di aspettare tre mesi per poi tornare a votare”.

 

Sull’uscita di Currò, la base grillina si è nettamente divisa. E a conferma di come la questione non sia da sottovalutare, c’è da ricordare che nella giornata di domani si dovrebbe tenere un incontro tra gli eletti del movimento e Grillo, con quest’ultimo intenzionato a ribadire la direzione da seguire (la sua) e a placare – forse addirittura con minacce di espulsione – gli animi dei “ribelli”.

 

Se la situazione nel Movimento 5 Stelle appare esplosiva, non si può dire diversamente di quella interna al Partito Democratico, il quale d’altronde – incapace di costruire una propria strategia politica – ha finito col dipendere paradossalmente dagli annunci e dalle decisioni provenienti dall’ambiente grillino.

 

Non a caso oggi, rilanciando la sua corsa alla leadership del Pd, Matteo Renzi ha invitato il proprio partito ad avanzare delle proposte concrete, “senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti”. Come a dire, insomma, che il fallimento del Pd è pienamente rintracciabile anche nel modo con cui si è deciso di considerare e di affrontare l’ascesa di un urlante e demagogico ex comico.


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