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16/07/24 ore

Le toghe "arancioni" in lista con Ingroia


  • Ermes Antonucci

“Sì, forse, probabilmente”. L’atmosfera d’attesa che si è creata attorno alla discesa in campo di Antonio Ingroia è ormai da grande star. Ci ha provato, il magistrato palermitano, a restare distante dai riflettori mediatici, ma la sua astinenza è durata poco più di un mese, il tempo di disfare le valigie in Guatemala “per conto dell’Onu”.

 

La nostalgia di Ingroia per gli affari italiani era diventata già chiara con il repentino viaggio transoceanico del primo dicembre scorso. Quel giorno salì sul palco del teatro Vittoria e, sostenuto da una standing ovation e da applausi scroscianti, ribadì la sua disponibilità alla formazione del Quarto Polo arancione ideato da un altro ex magistrato, Luigi De Magistris. Un “movimento” – parola d’ordine se oggi si intende fare politica – fondato su propositi anti-liberisti e caratterizzato dalla massiccia presenza di magistrati più o meno prestati ufficialmente alla politica.

 

Tra confessioni e smentite, nelle ultime ore pare che Antonio Ingroia abbia definitivamente deciso di fugare ogni dubbio e di accettare la proposta di candidatura avanzata da De Magistris (“Immagino Ingroia candidato premier del Quarto Polo”). L’ex procuratore aggiunto di Palermo ha infatti inviato al Csm la domanda di collocamento in aspettativa per motivi elettorali. Ma da sapiente uomo di spettacolo quale è diventato, ha immediatamente temporeggiato, lasciando in trepida attesa i suoi fan: “Ad oggi non ho deciso di essere in lizza per le consultazioni che daranno un nuovo Parlamento e un nuovo Governo al Paese. Sto ancora riflettendo”.

 

La richiesta di Ingroia è comunque partita, e a confermarlo è stato il vice presidente del Csm, Michele Vietti, che con leggera ironia ha commentato: “Valuteremo, l’unico sentimento che non provo è lo stupore”.

 

L’azione politica di Ingroia non si ferma, venerdì prossimo sarà presente all’assemblea “Io ci sto” promossa proprio dal sindaco del capoluogo partenopeo e da quello di Palermo, Leoluca Orlando. L’ex procuratore, infatti, è stato il primo firmatario dell’omonimo Manifesto che elenca le “dieci ragioni per la guida per un serio governo riformista e democratico”.

 

All’evento hanno aderito l’Idv di Antonio Di Pietro e Rifondazione Comunista. Quella di venerdì rappresenterà così l’occasione giusta per suggellare l’intesa tra De Magistris, Ingroia e Di Pietro, la crème de la crème di una magistratura insofferente dei propri ambiti costituzionali. L’ex magistrato di Mani Pulite cerca di rilanciare un’Idv ormai allo sbando, l’ex sostituto procuratore di Catanzaro punta al terzo mandato in quattro anni dopo l’elezione al Parlamento Europeo nel 2009 e quella a sindaco di Napoli nel 2011, l’ex procuratore aggiunto di Palermo è intenzionato a portare le sue battaglie giudiziarie contro la mafia in Parlamento.

 

La lista degli ex togati è pronta al lancio, e a questo punto resta solo da attendere l’ufficializzazione. Il Quarto Polo, democratico, riformatore e di sinistra, si delinea come la concretizzazione dell’aspirazione politica che da tempo muove una certa magistratura. Una scelta che non riesce a sorprendere, ma che lascia perplessi per l’abbattimento dei confini costituzionali che essa implica.


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