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18/06/19 ore

Ucraina, gli accordi che non reggono


  • Silvio Pergameno

A Ginevra la scorsa settimana Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Ucraina avevano raggiunto un accordo, anche se molto modesto, inteso ad allentare la tensione dei giorni precedenti: cessazione delle violenze, sgombero degli edifici pubblici occupati dalle cosiddette milizie federaliste delle regioni orientali, che debbono deporre le armi (con la promessa di un’amnistia) e rimozione delle tende dei nazionalisti ucraini da piazza Maidan a Kiev; tutte le parti debbono evitare ogni violenza.

 

Subito peraltro i russofili dell’est del paese hanno fatto sapere di non sentirsi vincolati dagli accordi, mentre il governo di Kiev non appare in grado di farli rispettare. E così l’attuazione degli accordi non è nemmeno decollata, secondo le previsioni più pessimistiche e per di più a un posto di blocco dei federalisti c’è stata una sparatoria con alcuni morti…

 

Giorni fa Kiev aveva progettato e anche tentato un’azione di forza nell’est risoltasi in un nulla di fatto, mentre a Luhanska si svolgeva una manifestazione filo-ucraina. Mosca ora accusa Kiev di non volere o di non essere in grado di gestire la situazione e invita gli Usa a premere sul governo ucraino, mentre Washington preme su Mosca perché persuada gli occupanti a sgomberare gli edifici pubblici occupati nelle città dell’est e minaccia più aspre sanzioni, sempre peraltro dirette contro singole persone.

 

Dall’altra parte il ministro degli esteri Russo, Lavrov, tiene a sottolineare che la Russia è una grande potenza, che non può restare isolata e non lo è perché la maggioranza degli stati del mondo non lo vuole. Putin intanto intanto vara provvedimenti di clemenza per i tatari della Crimea e per favorire la concessione della cittadinanza russa ai russi dell’est dell’Ucraina, provvedimento quest’ultimo che dà molto da pensare.

 

Questa concessione della cittadinanza non potrà diventare la premessa per interventi delle Russia a tutela di propri cittadini, che si dicono vessati dal governo di Kiev? A questo punto l’unica strada che appare possibile percorrere non sembra esser altro che quella di una ripresa del dialogo tra il Cremlino e la Casa Bianca.

 

Le sanzioni minacciate dagli Stati Uniti non sono un fatto indifferente per la Russia e possono essere anche aggravate, ma di fronte c'è un’Ucraina in condizione di debolezza, anche perché la sua economia è molte legata a quella russa e da parte europea appare impossibile fornire aiuti all’Ucraina nella misura necessaria.

 

Al solito, quindi, sembra che l’unico aiuto concreto a Kiev possa arrivare dagli Stati Uniti. E le mosse di Putin appaiono mirate a sondare fino a che punto la potenza americana è decisa a resistere, al fine di strappare i termini di un accordo il più vantaggioso possibile, accordo al quale anche la Russia è interessata, perché se l’Ucraina e l’Europa hanno bisogno del gas russo è anche vero che la Russia ha bisogno dei profitti che ricava dalla vendita di questo gas. E Putin sa anche di non avere solo avversari in Occidente e conta soprattutto sull’Italia e anche sulla Germania.

 

Saprebbe ad esempio l’Italia resistere a un’offerta russa di gas a buon prezzo di fronte poi alla minaccia di una chiusura dei rubinetti?


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