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19/09/19 ore

Caso Shalabayeva, Emma Bonino racconta


  • Florence Ursino

 “Se proprio devo essere sincera, da quel 31 maggio io non ho dormito una notte” confessa davanti alle commissioni riunite Esteri e Diritti umani del Senato la titolare della Farnesina, Emma Bonino. La ministra, nel corso dell'audizione sul caso di Alma Shalabayeva - moglie del dissidente kazako, espulsa dall'Italia il 29 maggio scorso con la figlia di sei anni -, ha riferito sulla spinosa vicenda “con la serenità di chi non ha lesinato alcuno sforzo, con la sensibilità di chi, per passione e attività politica, ha fatto della tutela dei diritti umani la ragione di un'intera esistenza”.

 

E a quanti in questi giorni poco velatamente l'accusavano di aver mantenuto un asserito silenzio sulla questione, Bonino risponde che è stata sua premura sin dal primo momento sollecitare “il massimo chiarimento”, ovviamente sulla “base del rispetto delle istituzioni” alle quali è tenuta da Ministro.

 

“Sono stata informata telefonicamente da esponenti della società civile il 31 maggio, a cose già avvenute – ha spiegato la titolare degli Esteri - e da allora ho lavorato attivamente, con un'azione che continua ancora oggi e si è mossa su tre direttrici: assicurare il rispetto dei diritti della signora, promuovere la necessaria raccolta di informazioni, raccogliere documenti circa l'espulsione in Kazakistan”.

 

Bonino ripercorre i fatti, giorno per giorno, tornando su quel 2 giugno quando, durante la parata per la festa della Repubblica, “sensibilizzò” il ministro Alfano, per poi cercare il giorno dopo, il 3 giugno, un confronto con il presidente del Consiglio, Enrico Letta.

 

Poi ancora l'“inaccettabile” comportamento intrusivo dell'ambasciatore kazako a Roma, Andrian Yelemessov, la cui sorte “dipenderà dalle garanzie che Astana darà sul rispetto dei diritti e la libertà di movimento della signora Alma Shalabayeva e della figlia Alua”.

 

Ed è anche proprio la delicata trama di rapporti tra Italia e Kazakistan a destare più preoccupazione: dal momento che “si aggisce da governo a governo – ha puntualizzato Bonino – si deve evitare almeno in questa prima fase una serie di azioni e reazioni che indeboliscano la nostra struttura ad Astana” e mettano a rischio l'eventuale ritorno in Italia della moglie e della figlia di Ablyazov.

 

Ciò che si rende essenziale nel prossimo futuro, ha sottolineato inoltre la ministra degli Esteri, è in primo luogo tutelare in ogni modo le due cittadine kazake e, non meno importante, stabilire “una maggiore condivisione delle informazioni per fronteggiare situazioni di questo genere”.

 

Un'esigenza, spiega ancora Bonino, palesatasi anche in “casi diversi, ma accomunati da un unico filo conduttore: pur rientrando nelle competenze di diversi dicasteri, tutti hanno avuto ripercussioni sul ministero degli Esteri”, venendo così a configurarsi “una responsabilità della Farnesina anche quando questa non aveva una responsabilità diretta”.

 

Per quanto riguarda poi le ipotesi di sue dimissioni – da lei definite “fantasiose” - e la 'messa in gioco' della sua credibilita (“per me un grandissimo patrimonio”), la storica leader radicale non ha fatto mistero di aver vissuto con “grandissima amarezza questi giorni e gli attacchi da parte di molti organi di stampa”: “chi non sarebbe tormentato davanti a una vicenda di questo tipo? - ha chiesto Bonino – Chiunque si occupa di diritti umani tormenti ne ha molti e sconfitte ne subisce anche”.

 

Shalabayeva, la figlia Madina ringrazia Bonino

Comunicazioni al Senato sul caso Shalabayeva del ministro Bonino (testo integrale) 

 


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