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18/04/19 ore

Egitto, le incognite dell'era post-Morsi


  • Livio Rotondo

Il presidente della Corte costituzionale egiziana, Adly Mansour, ha giurato come capo di Stato ad interim all'indomani della destituzione dell’ormai ex presidente Mohamed Morsi ad opera delle forze militari che hanno anche chiesto l’arresto di 300 esponenti del movimento dei Fratelli Musulmani.

 

Dopo 4 giorni di attese e tensioni nelle piazze, la svolta ufficiale è arrivata alle ore 21 del 3 luglio, quando il capo delle forze armate Abdel-Fattah el-Sissi ha annunciato la sospensione della Costituzione egiziana. La nomina di Mansour ora avrebbe lo scopo di arrivare a formare un governo di tecnici per traghettare il paese verso nuove elezioni democratiche.

 

Ottimismo e festeggiamenti nelle piazze del Paese per quella che i giornali definiscono ormai come "la seconda rivoluzione del 30 giugno" (dopo quella che aveva portato alla caduta di Mubarak). Un Egitto che sembra saper e voler decidere del proprio destino per la seconda volta.

 

Così in piazza Tahrir, al Cairo, i festeggiamenti senza vittime accertate, nonostante la folla oceanica, sono durati fino a tarda notte, riempiendo la piazza già stracolma di bandiere tricolore egiziane e fuochi d’artificio.

 

Nella stessa notte sono invece stati registrati in altre città del paese 14 morti a causa di scontri tra manifestanti contro e fazioni pro-Morsi e, secondo i media locali, sarebbero cinquanta i feriti. Desta preoccupazione inoltre la chiusura da parte dell’esercito di tre canali televisivi filo-islamici, tra cui l’emittente live di al-Jasera.

 

Ciò che si teme, dopo un primo momento di eccitazione rivoluzionaria, è una 'involuzione repressiva' e antidemocratica, come denuncia sul suo account di twitter la coordinatrice di Human Rights Watch per il medio oriente, Heba Morayef. E' anche timore di queste ore che l’emarginazione dei Fratelli Musulmani dal potere possa portare all’inasprimento della frangia più estrema del movimento.

 

Preoccupazione e perplessità per la complessa situazione in Egitto giunge anche dall’estero: il portavoce del segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha dichiarato  che “l’interferenza militare nelle questioni di qualsiasi Stato è fonte di preoccupazione, quindi sarà cruciale rafforzare velocemente il controllo civile in accordo con i principi della democrazia”. Intanto gli Usa hanno già ordinato di evacuare l’ambasciata americana del Cairo.


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