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16/07/19 ore

Usa, sparare è un gioco da ragazzi


  • Florence Ursino

Chissà, magari ne è venuta fuori una perfetta riproduzione. O forse il 'bum bum' risuonato nell'aula ha perso il suo carico onomatopeico e ha davvero terrorizzato qualcuno. Fatto sta che Joseph Cardosa, 5 anni vissuti interamente in Massachusetts, rischia di macchiare per sempre la sua fedina scolastica per aver costruito con i Lego una pistola giocattolo. Impugnandola, anche.

 

Solo qualche giorno prima alla 'Mount Carmel Elementary School', in Pennsylvania, un'altra potenziale serial killer era stata sorpresa dai suoi insegnanti mentre istigava i compagni a giocare a uccidersi: il ritrovamento tra i suoi effetti personali di una pistola rosa sparabolle di Hello Kitty è stato sufficiente a far sì che la bambina, anche lei di 5 anni, fosse sottoposta a perizia psichiatrica. La sospensione, per ora, pare essere l'unica soluzione possibile per entrambi i bambini, in attesa di capire come arginare tutta questa infantile violenza.

 

Nel frattempo, però, invece di perder soldi (e giorni di scuola) dietro ad armi di plastica e false gatte guerriere, perchè non regalare al tuo smanioso bambino un bel 'Bushmaster AR-15' (per intenderci, quel bel fucilone usato durante la strage di Newtown)? “Chi lo sa – suggerisce la rivista americana 'Junior shooters' (Piccoli tiratori) – potreste trovarne uno sotto l'albero la mattina di Natale!”.

 

Un dono utile, soprattutto per le potenti lobby americane delle armi, quel pericoloso coacervo di produttori, distributori (e stampa asservita) infastidito dal costante calo delle vendite in quello che era uno dei più floridi settori di mercato made in usa. Se gli americani non hanno più paura di Bin Laden e delle barbe islamiche, se non temono la guerra e la mafia e la microcriminalità e l'invasione aliena, allora l'unica cosa da fare è giocarsi la partita con gli americanini, figli di una generazione oramai debosciata.

 

Per questo motivo gli uomini grigi hanno deciso di puntare tutto sui clienti del futuro: a loro, cittadini del domani, la gioia dell'iniziazione al mondo proibito delle armi attraverso i videogiochi che insegnano a sparare, le sessioni di tiro nei poligoni, le gare per baby tiratori, la distribuzione di pistole et similia ad associazioni giovanili. Per responsabilizzarli, per insegnare loro l'arte nobile della violenza.

 

“E' necessario – spiega uno studio pubblicato nel 2012 dalla 'National Shooting Sport Foundation' (associazione di categoria per l'industria delle armi) – individuare un target di ragazzi tra gli 8 e i 17 anni che sanno già sparare e usarli come ambasciatori tra i loro coetanei che praticano discipline simili (tiro con l'arco, painball) in modo da affascinare questi ultimi al mondo delle armi”.

 

“La ricerca dimostra – si legge ancora nel documento – come oltre 23 milioni di ragazzi tra gli 8 e i 17 anni cominceranno a praticare la caccia se verranno invitati da coetani nei prossimi 12 mesi e oltre 27 milioni si avvicineranno al tiro al bersaglio se invitati nello stesso periodo”.

 

Un processo di fidelizzazione, dunque, che avvenga in maniera graduale, naturale, evolutiva: i moderni figli di Pavlov al suono di un campanello risponderanno col braccio teso e la mano sul caricatore, mentre le scuole continueranno a sospendere piccoli Rambo e Lare Croft fino ad arrivare all'occupazione manu militari al grido di 'God bless America (and her kids)'.


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