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23/07/19 ore

E così… a proposito Zingaretti!


  • Silvio Pergameno

Già europarlamentare, Presidente della Provincia di Roma e poi della Regione Lazio, carica tuttora rivestita a seguito di rielezione lo scorso anno, Nicola Zingaretti ha vinto le primarie del PD fornendo il senso di una svolta alla condizione disorientata e alle frustrazioni per la pesante sconfitta subita un anno fa dal partito: la riuscita manifestazione contro il razzismo a di Milano qualche giorno prima e la forte partecipazione degli elettori alle urne (circa 1.800.000) potrebbero essere di buon auspicio perché testimoniano una posibile ripresa del Partito.

 

Al riguardo, comunque, occorre approfondire l’analisi della vicenda. Le recenti elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna hanno testimoniato un crollo vistoso del Movimento 5 Stelle al governo, ritenuto il principale responsabile delle gravi conseguenze che si sono verificate ai danni del paese, che si trova in recessione, con la produzione industriale in grave crisi, lo spread attualmente attestato a 250 punti, la situazione di continua tensione con le istituzioni europee, la strenua campagna contro l’alta velocità e la TAV Torino Lione in particolare, le continue forti tensioni all’interno della stessa compagni di governo e via dicendo.

 

Non può essere considerata una novità, certamente, perché il successo ottenuto dal M5Stelle nelle elezioni dello scorso anno è frutto di reazioni immediate a conseguenze determinatesi nel corso del tempo e legate situazioni complesse.

 

Si pensi ad esempio all’enorme debito pubblico che grava sul paese: è una piaga pesantissima, che ci costringe ogni anno a pagare somme enormi per interessi e quindi ci priva di enormi disponibilità per investimenti produttivi: ma esso è stato lentamente costruito dagli anni cinquanta/sessanta del secolo scorso da tutte le classi politiche che si sono succedute, certo diverse tra loro, ma tutte unite in un carattere comune: tutte hanno campato di debito pubblico, tutte hanno governato e legiferato spendendo senza avere soldi e chiedendoli a italiani e stranieri… e non è che oggi l’andazzo sia cambiato… reddito di cittadinanza e quota cento senza aver soldi ….

 

Non parliamo della rappresentatività della classe politica: i partiti dovrebbero essere associazioni di cittadini per fare politica… ma cerchiamo di non scherzare: le nostre battaglie di radicali a partire dalla fine degli anni sessanta i digiuni di Pannella, ma anche di tanti militanti… i partiti sin dal dopoguerra sono stati verticistici e gli iscritti contavano poco o niente e poi via via sono diventati corporazioni insediate nelle strutture dello stato sociale abbondantemente privatizzando poteri  funzioni pubbliche….

 

Naturalmente questo non significa che si possa pensare a una democrazia senza partiti, perché i partiti sono stati punti di riferimento di grandi tradizioni politiche, l’Italia è stata tenuta nel mondo occidentale, si è creato uno stato sociale… mentre il governo del cambiamento… e i 5 stelle in particolare…

 

Ecco perché poi al dunque ricompare il PD, erede della sinistra cattolica e del defunto PCI, un partito che di storia ne ha alle spalle…. Ma

 

Ma tutto quanto è stato qui detto, o meglio scritto, non significa che sia stata vinta una scommessa: significa che si potrebbe essere aperta una scommessa, che, come tutte le scommesse in politica, si può vincere e si può perdere, o meglio, e senza insistere nel gioco, si può ritenere (e magari sperare) che si sia aperto un percorso… e che razza di percorso! A cominciare proprio dal PD…

 

E sia per la situazione interna sia per quella esterna nel quadro politico generale. Il PD è infatti apparso frantumato in correnti e rivalità, non sostenute da posizioni politiche forti, non è apparso in grado di sostenere un efficace opposizione al governo Lega - 5 Stelle, come più volte si è sottolineato, né ha saputo difendere il percorso dei propri governi, nonostante la legge sulle Unioni Civili o il miglioramento del PIL e  del bilancio… certo, ma ha pagato però duramente un prezzo a partire dall’inutile scissione del febbraio 2017; e non è riuscito nemmeno a fare una grande battaglia sul referendum  costituzionale del 4 dicembre 2016 sulla legge Renzi-Boschi, che intaccava fortemente il bicameralismo perfetto (tra l’altro riducendo a 100 i senatori e le competenze regionali), ma incontrava forti resistenze anche all’interno. 

 

In sostanza un quadro deludente che non era riuscito a soddisfare le grandi attese suscitate dal famoso 40,2% ottenuto alle elezioni europee del 2014. E alcune personalità di rilievo che da anni stanno zitte zitte… 

 

È abbastanza chiaro, cioè, che non si tratta di dedicarsi al facile gioco del profeta di sciagure, che non ci appartiene, ma che la congerie di problemi sul tavolo è enorme.

 

Zingaretti non è partito male: il viaggio a Torino per sostenere Chiamparino sulla TAV è indicativo che il percorso di recupero nei confronti dei 5stelle non sarà un corteggiamento, come è chiaro che duro sarà il confronto con la destra… E poi le europee alle porte…. E forse prima di tutto la necessità che il PD capisca che deve fare un esame di coscienza non facile: come si concepisce e come si articola una sinistra di fronte al sovranismo autoritario rampante?

 

 


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