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20/11/18 ore

I primi giorni di novembre


  • Silvio Pergameno

I primi giorni di novembre sembrasiano segnati da una specie di destino, nel senso che ormai da circa un secolo a questa parte hanno visto concentrarsi su di sé diverse occasioni importanti, a cominciare proprio da quella tradizionale di una giornata di onore che la Chiesa riconosce reso a “tutti” i santi e ai defunti; ma dopo la prima guerra mondiale vi si unì il 4 novembre, data dell’armistizio con l’Austria e la Germania, mentre l’11 ricorreva il compleanno del re Vittorio Emanuele III e con l’avvento del fascismo, il 28 ottobre quella della “marcia su Roma.

 

Molte di queste date ovviamente sono cadute, ma che l’inizio di novembre rappresenti almeno un momento di pausa cui si riconnette una cert’aura di festività è rimasto ne cuore degli italiani. E oggi vi si aggiunge l’irruzione dl Halloween (*)

 

Ricordare o, forse meglio, riflettere sul 4 novembre non è una perdita di tempo, perché la data della fine della prima guerra mondiale era, ai tempi del fascismo, la celebrazione della “Vittoria” in un’interpretazione di stampo certamente non liberal nazionale. Tutt’altro. Era anzi la codificazione della definitiva crisi del percorso liberal nazionale che aveva segnato la storia del secolo XIX, nel corso del quale le aspirazioni alla libertà e agli ordinamenti costituzionali avevano preso corpo proprio in stretta unione con quelle nazionali e nella lotta contro gli imperi plurinazionali, quello russo quello austro ungarico e quello turco.

 

Ma proprio l’epoca della prima guerra mondiale (di cui la seconda non è che un proseguimento) mostra la crisi di quel percorso caratterizzato dalla convergenza delle due idee-forza, con la componente liberale che resta travolta da quella nazionale, ormai portata alle sue conseguenze estreme (Mussolini mise la divisa militare ai bambini di sei anni), ma che in giro per tutta l’Europa era stata contrassegnata dalla fratellanza tra i popoli, divenuti poi avversari, anzi proprio “nemici” e  proprio nel quadro europeo.

 

E questo quadro mai come negli ultimi due secoli dimostra appieno la sua componente “unitaria”, rivelando come, dopo fascismo e nazismo e i due devastanti massacri del novecento, la libertà e la democrazia è pericolosissimo affidarle agli stati nazionali.

 

E la pericolosità insita nella lentezza della costruzione europea, con l’esposizione al rischio che a un certo punto il percorso di integrazione venga sempre più contestato e a alla fine abbandonato, diventa evidente proprio per le considerazioni di cui sopra. L’attuale stato dell’Unione Europea dimostra tutta la fragilità che la caratterizza e si appalesa appieno nella questione migranti come nella cosiddetta austerità o nella scarsa crescita economica e soprattutto nel momento in cui la crescita diventa più scarsa e in Italia addirittura scende a zero.

 

Nelle attuali condizioni l’Unione Europea rivela un sacco di pasticci, di dubbi, di situazioni conflittuali che danno luogo a riflessi negativi all’interno dei singoli stati, con conseguenze negative sul piano sociale, ma insieme palesa l’evidentissimo depauperamento del dibattito politico, il rattrappirsi della vita dei partiti sui momenti elettorali e della conquista dei luoghi del potere, l’incapacità di una presenza efficace ai livelli di un mondo globalizzato, la riemersione sempre più palese dei quadri nazionali e un carattere rivendicativo sempre più marcato, senza remore e pudori…

 

Negli anni del secondo dopoguerra l’Europa ha effettuato dei passi avanti, più forse come un’opportunità che come una necessità, e comunque sotto il peso dello shok rimasto in centinaia di milioni di europei che la guerra la avevano vissuta direttamente nella sua immane mostruosità. Oggi di quella generazione è agli sgoccioli e i figli la conoscono solo per sentito dire e nei termini molto incompleti nei quali se ne è parlato. E per i nipoti saranno cose di altri tempi. E questo in un mondo pieno di cose nuove.

 

In questo contesto ci sono aspetti interessanti, sui quali vale la pena di riflettere. Le nazioni più restie ad avanzare nell’integrazione europea sono state l’Inghilterra e la Francia; la prima ora da deciso di uscire dall’Unione (ma fa fatica a realizzare questo progetto) la seconda ha invece rivelato un atteggiamento inedito con Macron, che peraltro sta conoscendo non poche difficoltà, mentre Italia e Germania (la prima specialmente) rivelano nostalgie “nazionali” che spaventano. In Italia i vecchi partiti sono scomparsi, con un unico erede che ha tanto bisogno di aggiornarsi.

 

In Germania è interessante la ripresa dei Gruenen, che sono decisamente europeisti come rivelano le recenti elezioni regionali nella Baviera e nell’Assia. E sono questi i due aspetti da tenere presenti. In altri termini le elezioni europee del prossimo maggio si presentano questa volta come un momento politicamente molto interessante e sarà molto importante seguire (e interpretare) i comportamenti delle forze politiche europee nei diversi mesi che ancora ci dividono dalla consultazione.

 

(*) La festa popolare di origine celtica, oggi tipica degli Stati Uniti e del Canada, che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri e portando in processione zucche intagliate e illuminate all'interno. (ndr)

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialsta 2018-11-02 19:56
"la libertà e la democrazia è pericolosissimo affidarle agli stati nazionali"; direi che è pericolosissimo affidarli al monetarismo-lib erismo che si tratti di stati nazionali e pure multinazionali; esso evoca naturalmente e logicamente le peggiori pulsioni conflittuali e violente insite nell'umanità.
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