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20/10/18 ore

Domenica 4 marzo si vota …


  • Silvio Pergameno

Domenica si vota… o almeno siamo chiamati a recarci alle urne, ma è scontato che molti italiani resteranno a casa o andranno alla partita o al cinema…magari non al mare, data la stagione… Non è una questione di qualche unità o di qualche decimo nella percentuale in più o in meno di votanti… la questione è che a queste elezioni si è arrivati perché la legislatura in corso, giorno più o giorno meno, è arrivata - faticosamente - al termine senza che la classe politica sia stata all’altezza dei problemi sul tappeto. E senza che vi sia stato un vero tentativo da parte dei responsabili della cultura e dell’informazione di affrontare a fondo il problema, di cercare di capire, prima di tutto, invece di vivacchiare…

 

E spesso, invece, e tanti si sono chiesti, meravigliati, come mai Berlusconi riaffiora sempre. E nessuno se lo spiega.  Ma capirlo è facile: Berlusconi risorge perché la democrazia ha bisogno di discussione, di confronto, di contrapposizioni e ha bisogno della presenza di scelte precise, facilmente individuabili… Se non deve esserci scontro, a che serve tutto il resto?

 

Il problema vero non è Berlusconi. Il problema è che non soltanto una grossa fetta dell’elettorato resterà astensionista (o si illude di esserlo), ma è anche che tantissimi cittadini voteranno per formazioni politiche che esprimono soltanto esigenze immediate, molto spesso di grandissima, vitale importanza per ciascuno di loro, ma che non toccano il problema o meglio la tragedia che il nostro paese sta attraversando.

 

E cioè che siamo rimasti con una classe politica agli sgoccioli… Si dice, si legge spesso che Manipulite la ha spazzata via, il che in un certo senso è anche vero; ma il problema è di capire come mai alcuni procedimenti giudiziari a carico di esponenti politici abbiano provocato il crollo di un’intera classe politica, che da molti decenni governava il paese e che di questo personale politico siano sopravvissuti soltanto i postcomunisti, un po' di democristiani, alcuni socialisti e qualche altro, tirandosi dietro quel tanto o quel poco di cultura politica diffusa che c’era e desertificando i luoghi dove in qualche modo si faceva politica e di politica di parlava. E senza partiti, lo diciamo spesso tutti, non si fa democrazia…

 

È rimasto - oltre venti anni fa - anche Marco Pannella, che però, non avendo mai voluto dar vita all’effettiva costruzione di quel partito nuovo del quale si erano definiti i principi e tracciate le tracce, è riuscito solo a continuare la battaglia per i diritti civili, ma non a cogliere il nuovo problema politico che già dagli anni settanta veniva emergendo: cioè la crisi gravissima della classe politica nazionale, che infatti al primo colpo di vento (Manipulite) si è vanificata. La presenza di quel partito, ove ben costruito e attrezzato, avrebbe consentito, quanto meno, di affrontare la crisi attuale con altra consapevolezza.

 

Le battaglie per il divorzio e l’aborto, infatti, non avevano solo conquistato per gli italiani alcuni diritti fondamentali, ma avevano anche messo in crisi quella convergenza tra i principali partiti democratici (si direbbe in certo senso prepolitica) tra i partiti antifascisti, legata appunto all’antifascismo, alla Resistenza, alla Costituzione e alla nascita della Repubblica, che restavano e restano senza alcun dubbio possibile alla base della democrazia italiana, ma non potevano e non possono arrestare il corso della storia.

 

Prima fra tutti restava scardinata quella visione del rapporto Stato – Chiesa che aveva prodotto il Concordato e che aveva, soprattutto, costituito uno dei principi base della Democrazia Cristiana e non meno di direttive fondamentali della politica del PCI (come tante volte si è scritto su questa Agenzia e su QR), ma anche dei partiti cosiddetti minori, che a quella visione si erano più o meno adattati, non facendone comunque un problema di fondo. In effetti l’Italia era considerata un paese cattolico, anche se forse era da considerare più chiesastico che cattolico… e il voto dei cattolici premeva a tutti…

 

Che invece si trattasse di una questione della massima rilevanza lo sta dimostrando (senza dimenticare Woytjla e Ratzinger) proprio il pontificato di papa Francesco, che esprime una visione della Chiesa che certamente non pensa più di affidare a patti favorevoli con gli stati la sua presenza nelle società attuali.

 

Il problema oggi non è “il fascismo” e non si può pensare di risolverlo evocando l’antifascismo; certo ci possono essere tendenze autoritarie, ma non in termini di rievocazione o ritorni a un passato maturato nel paese (e in larga parte di Europa) quasi cent’anni fa, dopo una guerra che aveva coinvolto l’intera nazione e in un dopoguerra in cui si espandevano i miti del combattentismo, della patria tradita, della vittoria mutilata che tanta presa avevano sulle masse… quanti italiani oggi hanno vissuto anche solo un pezzo del periodo fascista?

 

Oggi siamo in una democrazia che ha perso i partiti, partiti che non erano solo macchine elettorali, ma anche luoghi di informazione, di discussione, di formazione politica di massa.  Allora, che fare? Come è potuto succedere? Questi sono i problemi? Quali le nostre magagne, quelle di oggi?

 

Domenica, comunque si vota. Staremo a vedere...

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2018-02-23 16:12
amico mio, ottimo articolo; quale sia la natura del problema lo sai pure tu al di là delle domande retoriche che ti poni; è semplicemente la crisi del monetarismo-lib erismo, della finanziarizzazi one, della globalizzazione e del naturale spostamento di potere dagli elettorati a potenti centri privatistici; centri privatistici che si sono bevuti allegramente pure l'Europa alla salute di Rossi e Spinelli; la democrazia non vive di aria, ha naturalmente bisogno di un substrato economico che la sorregga e che sta venendo evidentemente a mancare; l'allargamento dei mercati e la concentrazione della ricchezza ha spappolato democrazie anche nel passato e regolamente la cosa ha ricicciato; è solo il vca e vieni della Storia, nulla di più e nulla di meno
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