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22/11/17 ore

“Rosatellum” e nuovi assetti politici


  • Silvio Pergameno

La vicenda parlamentare del cosiddetto “Rosatellum”, la nuove legge elettorale, appare circondata nel dibattito politico di questi giorni più dal rumore nel Palazzo e fuori di esso, che dalle riflessioni che dovrebbe meritare. Lo scontro, infatti, presenta due caratteri che debbono essere evidenziati: avviene tra forze politiche che sono sì abbastanza nuove, ma altrettanto indefinite nelle idee, nelle finalità, nei programmi, in particolare quelli a termini un po'allungati; questo in primo luogo e poi c’è una novità di rilievo e che non riguarda solo l’Italia, ma interessa anche la Francia e la Germania, sia pure con problemi diversi, certo, ma in presenza almeno di elemento comune: cioè che per la prima volta il fatto “Europa” rappresenta un tema dello scontro politico.         

 

Stiamo cioè attraversando un momento storico con caratteri evolutivi. L’Inghilterra esce dall’Unione Europea (l’Inghilterra, ma la Scozia vuole restare dentro…)… La Spagna è scossa dal movimento secessionista catalano (che sperava nell’appoggio di Bruxelles, ovviamente invece a fianco dello stato centrale, tanto per non sbagliarsi…e questo si osserva senza voler entrare nel merito delle motivazioni del separatismo)…

 

In Italia il panorama politico è scosso dalla presenza di una formazione politica nuova (della quale è difficile definire i caratteri, ma con buone probabilità di ottenere nelle prossime elezioni un risultato quanto meno ragguardevole) ed è travagliato dalla vicenda di un Partito Democratico venuto in essere dieci anni fa sulla base del vecchio modulo “PCI + Sinistra cattolica”, ma che - avendo dovuto riscontrare che la formula non era di aiuto – è alla ricerca di un nuovo status politico e subisce i contraccolpi dei conservatori… 

 

Le recenti elezioni francesi hanno rivelato un fenomeno inatteso: la netta vittoria nelle elezioni della scorsa primavera di un Presidente che si è schierato su posizioni decisamente europeiste e di un europeismo avanzato, ben convinto del fatto che tanti problemi fondamentali dell’attuale tempo politico non possono più trovare soluzioni accettabili al livello nazionale… A contatto con i problemi del quotidiano (in particolare con la riforma del diritto del lavoro) la popolarità di “En Marche” (il movimento di Macron) è scesa di molto…

 

La Germania registra la crescita esponenziale di un movimento politico di estrema destra (“Alternativa per la Germania”), non affetto da ideologie o nostalgie naziste, molto conservatore in materia di diritti civili, deciso nemico dell’euro, ispirato da un’idea nazionale (che diventa popolare quando si batte in difesa dei risparmiatori tedeschi, preoccupatissimi che i loro soldi finiscano dilapidati per ripagare i debiti dei paesi del sud-Europa) e non apertamente antieuropeo, purché non si facciano ulteriori passi avanti nell’integrazione del Continente (e in fondo quanti europeisti o supposti tali sono su posizioni di questo genere? e quando mai dalle istituzioni europee sono venute spinte per procedere verso l’unità federale dell’Europa?) e infine naturalmente con un occhio di simpatia per Vladimir Putin e favorevole alla rimozione delle sanzioni affibbiate alla Russia per la brutta vicenda ucraina…

 

L’est europeo, emancipatosi dall’abbraccio del panslavismo russo, non trova però una collocazione ricca di soddisfazioni nell’Unione Europea ed è alla ricerca di improbabili aspirazioni neo-nazionali, con maggiori simpatie per la NATO che per Bruxelles (del resto campione di un’inerzia e di un’atonia dalle quali non riesce a scuotersi)…

 

Cinque stelle in Italia, En Marche in Francia, Alternativa per la Germania nella maggior potenza economica europea: “novità” certo dissimili tra loro, ma che sono il risultato della rottura dell’assetto politico che i principali paesi europei si erano dati dopo gli sterminati massacri e le enormi devastazioni delle due guerre del 1914 e del 1939…un assetto durato oltre mezzo secolo, nel corso del quale ci eravamo abituati a considerare gran cambiamento se un partito in un’elezione acquistava o perdeva l’un per cento dei voti…

 

È evidente che in questi ultimi anni e in questi ultimi mesi si stanno verificando delle transizioni, dalle quali risulteranno nuove stabilizzazioni, destinate a durare nel tempo.  E non sarà la stessa cosa se Macron avrà o no un successo duraturo, se Alternativa per la Germania consoliderà la sua marcia, se le socialdemocrazie europee si risolleveranno o registreranno definitivi tramonti…se le più antiche e nobili tradizioni della civiltà europea sapranno ritrovare le vie della riaffermazione, superando la crisi degli stati nazionali.

 

È in queste considerazioni che sta che sta l’importanza del dibattito politico di oggi in Italia, anche se circoscritto all’attualità e alle questioni legate al confronto elettorale della prossima primavera.

 

 


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