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24/11/17 ore

Il Codice anti-impresa, la logica dell' “onestà” che non combatte il malaffare


  • Luigi O. Rintallo

Del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, tutto si potrà dire tranne che sia un personaggio che parli sopra le righe o che sia propenso alla polemica. Se di fronte alla riforma del codice antimafia approvato dal Parlamento il 27 settembre, si è espresso in modo drastico è perché anche questa riforma non fa che confermare quanto sconsolante sia il bilancio di questa diciassettesima legislatura.

 

Inseguendo vanamente un presunto rigore contro la corruzione, i parlamentari hanno infatti approvato l’estensione della possibilità dei “sequestri di beni” preventivi a chiunque resti coinvolto in un’indagine connessa ai reati contro la pubblica amministrazione. Una norma che, secondo Boccia, “stravolge i principi costituzionali e, per l'alta discrezionalità che concede, mina il bene assoluto della certezza del diritto”. E conclude: ““Con il nuovo Codice Antimafia si equipara l’attività degli imprenditori a quella dei delinquenti. È un errore madornale e in questo Paese ogni mattina si deve combattere con una cultura antindustriale e iperideologica che, pensando di far bene, fa in realtà molto male al Paese intero”.

 

Prodotto della deriva giustizialista, il codice approvato si ispira alla tendenza, da tempo in atto, di invertire l’onere della prova e dà ulteriore spazio all’arbitrio dell’azione da parte degli inquirenti, specie laddove non si sia in grado di realizzare i filtri necessari alle delazioni interessate. Tenuto conto dei tempi lunghi dei processi, si potranno determinare vere e proprie ecatombe di imprese a opera di concorrenti sleali o, peggio, della stessa criminalità.

 

Che le nuove norme siano quanto mai controverse, d’altro canto, se ne sono accorti anche dentro la corporazione giudiziaria. Il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, Fabio Roja, ha infatti dichiarato: “Ci vorrà una grande cautela nell’applicazione, si tratta di misure invasive prese con materiale probatorio limitato”. Non le ha particolarmente gradite neanche il presidente dell’Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone, per il quale il sequestro preventivo “poteva avere un senso se applicato ai mafiosi, molto meno se applicato nelle ipotesi di corruzione”. A suo dire si tratta di “una scelta non del tutto opportuna, che si presta a possibili eccezioni di costituzionalità che rischiano di coinvolgere tutto l'impianto dei sequestri preventivi”.

 

Licenziata alla terza lettura, la legge risponde più all’esigenza del ceto politico di “apparire” impegnato nella tutela dell’onestà, anziché a quella di combattere davvero il malaffare. Per farlo, la strada da seguire è quella di scardinare la logica delle licenze e delle concessioni da parte della pubblica amministrazione e definire piuttosto soltanto ciò che è espressamente vietato. Solo in questo modo, si potrà ridare spazio agli investimenti e si garantirà quella certezza del diritto che la superfetazione normativa di questo tipo nega al nostro Paese.

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialsta 2017-10-01 01:24
a quel tempo non che i feudatari del nord fossero degli stinchi di santo; sapevano essere crudeli anche di più, però pur essendo sicuramente più ignoranti, ad una doppiezza così smaccata, ad una torsione individualistic a o familistica così radicale forse non si sarebbero piegati; un certo rispetto per un ORDINE sociale feudale e la lealtà verso una gerarchia di tipo monarchico era decisamente più sentita.
Quindi all'estero sanno benissimo della nostra storia, nel suoi splendori e nelle sue miserie, sanno bene delle cognizioni sociali che ci frullano nel cervello e che ci sono state tramandate e di come tali cognizioni siano il risultato di un adattamento a condizioni storiche e politiche peculiari; adattamento che sicuramente avrà avuto qualche un valore ed un significato nel passato, ma che nel contesto di oggi, in una società ipertecnologica ed interconnessa, costituisce un sicuramente un handicap
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0 #4 ilSocialsta 2017-10-01 01:10
Con la congiura dei Pazzi Lorenzo il Magnifico scampò alla morte per un pelo, suo fratello morì; I Pazzi erano una famiglia ricca ed eminente di Firenze come i Medici erano amici dei Medici come parte della classe dirigente di Firenze; la classe dirigente di Firenze del 400 era straordinaria per cultura, per ricchezza, per intelligenza; inventarono la banca e finanza per come la intendiamo oggi;; questi un minuto prima abbracciavano e scherzavano con Lorenzo; un minuto dopo in chiesa tiravano fuori il pugnale in chiesa e cercavano di ammazzarlo; era una classe dirigente straordianria CHE ERA ANCHE UNA MEZZO GUAZZABUGLIO DI COSCHE CLANICHE MAFIOSE
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0 #3 ilSocialsta 2017-10-01 00:59
ed è un concetto ampiamente diffuso, riconosciuto ed inculcato a livello di massa da istituzioni educative informali o o formali fin dalla età più tenera.
2) la seconda cosa che notano è una certa tendenza alla elasticità delle regole e una certa flessibilità dei comportamenti; una inclinazione naturale alla distorsione individualistic a della norma che non genera automaticamente sensazioni di colpa o riprovazione ma al contrario ha un grado di accettazione sociale alquanto diffuso; anche qui i sociologi che ci guardano da fuori sanno bene che la cosa non sta lì per caso; la verità è che la civiltà italiana ha costruito secoli che sono stati anche di splendore e di civiltà straordinaria SU QUESTO TIPO DI COMPORTAMENTI SOCIALI
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0 #2 ilSocialsta 2017-10-01 00:48
gli italiani hanno intrinsecamnte una ottica tutta "interna" ad una corporazione o ad una organizzazione ed il mettere il proprio gruppo AL SERVIZIO di un fine collettivo o comunque più ampio, territoriale o nazionale è un concetto che provoca un cortocircuito cognitivo come un software che venga riconosciuto non appartenente al sistema operativo; ora in una società complessa come quella del XXI secolo questo tipo di approccio sociale non è corretto ed adeguato perchè solo il funzionamento fluido di tutte le componenti di un paese, pubbliche, istituzionali, private, commerciali e non commerciali può assicurare il successo; questo concetto è il pilastro cognitivo dei paesi nordici su cui si fondano tutti gli altri.
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0 #1 ilSocialsta 2017-10-01 00:38
mha, sai, quando un norvegese od un tedesco o un inglese o un francese vengono qua, non credo che trovino una realtà di "cultura antindustriale e iperideologica" ; anzi, nel nord ma a volte pure nel sud trovano piccole realtà industriali molto creative ed innovative che gli possono fare anche una certa invidia.
invece semplicemente trovano due cose:
1) che la PA non ha la efficienza e la efficacia che ha da loro; e che in generale mancano capacità di visioni e di gestioni sistemiche; quando si tratta di uscire da un singolo edificio e coordinare più soggetti pubblici e privati o quanto meno di lavorare in sinergia, o quanto meno di non pestarsi i piedi reciprocamente, spesso gli italiani vanno totalmente in bambola; è un deficit antropologico nei rapporti collettivi ed organizzativi molto spiccato agli occhi di chi ci guarda da fuori, una specie di inprinting sociale o antisociale peculiare che genera non poco stupore
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