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22/11/17 ore

Grillo celebra i 10 anni del Vaffaday. Lascito inconsistente quello dei 5 Stelle


  • Luigi O. Rintallo

Dieci anni fa si tenne a Bologna il Vaffaday, la manifestazione che diede inizio all’avventura politica del Movimento 5 stelle. L’anniversario è stato celebrato sul blog da Beppe Grillo con un intervento rievocativo, rivolto per lo più al ricordo di come prese corpo l’iniziativa di opporsi ai partiti tradizionali, contestandone i privilegi e la lontananza dagli interessi generali.

 

L’occasione può essere utile non tanto per svolgere un bilancio del “grillismo”, quanto per effettuare dei confronti e ­– al tempo stesso – riflettere sul carattere assunto oggi da questo movimento, in rapporto sia al sistema politico italiano e sia alle sue prospettive in vista delle prossime elezioni.

 

Il decennio trascorso ha visto entrare in Parlamento una folta rappresentanza di pentastellati; conquistare la fascia di primo cittadino a Livorno, Roma e Torino; occupare la ribalta dei media a un pugno di esponenti, che con cadenze inesorabili si alternano in tutti i talk show e, infine, ottenere da vari mesi i primi posti nei sondaggi elettorali.

 

Non poco, ma anche non molto se solo facciamo un paragone con quanto conseguito, ad esempio, dalla Lega Nord in uno stesso arco di tempo decennale. La Lega di Bossi, da quando si manifestò il suo primo successo a livello nazionale nelle elezioni politiche del 1992 al 2002, si può dire che conseguì esiti decisamente più consistenti: la compiuta demolizione dei partiti della prima Repubblica; la salda presenza al governo delle regioni più ricche del Paese; il controllo di importanti ministeri nel governo nazionale per due legislature; la messa all’ordine del giorno del federalismo e la redazione di una revisione costituzionale che, seppur bocciata poi al referendum, fu contrassegnata comunque dagli argomenti imposti dai leghisti.

 

Quella dei grillini appare, dunque, una marcia assai più lenta e meno proficua in termini di risultati concreti. Occorrerebbe domandarsi perché. Le spiegazioni possono essere molteplici, ma a nostro avviso ne vanno individuate fondamentalmente due.

 

La prima riguarda la natura del movimento animato da Grillo e Casaleggio: pur essendo diffuso in tutta Italia, i suoi militanti – la parte attiva e maggiormente coinvolta – ha interagito prevalentemente attraverso il mezzo di internet. Ciò non ha facilitato un radicamento davvero territoriale, dal momento che l’interconnessione via internet resta pur sempre qualcosa di virtuale, limitato e comunque distante.

 

A questo si aggiunga che la loro formazione politica è stata costruita attraverso la partecipazione a battaglie di carattere circoscritto, per lo più rispondenti a rivendicazioni categoriali o, al massimo, riferite a pregiudiziali di stampo ideologico (precari, acqua pubblica, decrescita felice e altro armamentario certamente non nuovo, ma retaggio di certo sessantottismo deteriore). Il tutto nell’assenza di un retroterra di cultura politica, dovuto alla desertificazione intervenuta nel frattempo durante l’ultimo trentennio e all’azione messa in atto dalla globalizzazione finanziaria e digitale contro il governo politico delle situazioni.

 

L’altra causa che ha funzionato da freno al M5S riguarda i limiti intrinseci dei caratteri propri della sua azione politica. In questi dieci anni qual è il suo lascito? L’esasperato giustizialismo? La pretesa di affidarsi alla certificazione delle sentenze pronunciate da una magistratura, ampiamente delegittimata non dalla propensione criminale degli italiani come crede qualcuno, ma dai suoi stessi comportamenti e pronunciamenti?

 

Al confronto di cosa ha dato al Paese il movimento dei diritti civili nei dieci anni a cavallo fra i ’60 e i ’70, in termini di ricadute sul vivere collettivo, non si può che registrare l’apoteosi del risentimento sterile aggravato da forme di strumentalismo fazioso, per cui la stessa onestà si misura con metri diversi a seconda dei casi e delle convenienze.

 

Sotto questo aspetto, allora, ben si comprende come l’aumentata visibilità del Movimento 5 stelle in termini mediatici, ben si concilia con la sua utilità per un sistema di potere che ha come primo obiettivo mantenere inalterate le condizioni della sua sopravvivenza.

 

 


Commenti   

 
0 #4 ilSocialista 2017-09-10 22:01
questo senso la postdemocrazia riflette pienamente il divario sociale crescente fra le classi, in particolare i grandi capitalisti globalizzati; è intuitivo che se un Soros, un Bezos, un Zuckenberg ecc, hanno un potere sostanziale non migliaia, non milioni, ma miliardi di volte quello di un comune cittadino; un potere che in estensione non trova precedenti nella Storia
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0 #3 ilSocialista 2017-09-10 21:57
il secondo aspetto dei partiti postmoderni è il verticalismo aziendalistico- mediatico; il CAPO detiene per meriti finanziari-azio nari o anche puramente per capacità mediatica un potere enormemente superiore alla massa indistinta degli iscritti e a questi ultimi non resta che plebiscitare le disposizioni che vengono dai piani superiori e accettare la cooptazione della classe dirigente; sono assenti occasioni di dibattito su base intellettuale fra personalità eminenti e fra differenti impostazioni che si misurano e si contano; per fare un paragone coi bolscevichi non ci sono uno Zinoviev, un Kamenev, Un Bucharin, un Kirov; gli apparati sono appiatttiti su dei piccoli Stalin ed in questo senso il concetto di postdemocrazia si realizza in pieno
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0 #2 ilSocialista 2017-09-10 21:48
in tal senso il ripudio delle vecchie culture politiche del '900 si accompagna al sorrisino cinico di chi parla dei politici del tempo come una massa di svitati-dissoci ati che si nutriva solo illusioni e parole vane dissertando fluvialmente del vuoto spinto.
La cultura politica intesa come vana illusione che si contrappone al fare concreto; in tal senso gli intellettuali sono degli inutili perditempo e si può fare tabula rasa del passato in quanto la liquidità antropologica del presente impone la nascita come puro ieri, anzi domani; il postmoderno come perdita assoluta di radici e di prospettive; in pratrica una condisione di disagio umano esistenziale terrificante mai sperimentata prima nella Storia dell'umanità
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0 #1 ilSocialista 2017-09-10 21:40
si, direi che il M5S è un vero partito del 21 secolo nel senso ha due caratteri fondamentali che sono comuni alla politica del XXI secolo.
1)il postculturalismo/aculturalismo
2)il verticalismo mediatico/aziendalista
Il primo aspetto è il ripudio di ogni retroterra culturale e l'esaltazione del presente come unica realtà possibile in realazione ad un futuro mai pienamente individuabile e sempre e comunque insidioso; un vero partito del XXI secolo non ha più grandi visioni d apporre, non ha progetti radiosi di felicità collettiva da raggiungere; invece si limita a mettere una serie di pezze empiriche ad un presente irrimediabilmen te sfigato, la qual cosa suona come una impresa palingenetica di per sè molto difficile
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