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21/09/20 ore

Giustizia come servizio



di Fabio Viglione

 

Sembra sia arrivato il momento delle riforme strutturali, radicali, indifferibili. Quelle necessitate dalla crisi economica e dalla voglia massimamente condivisa di imprimere una marcia nuova nella modernizzazione del Paese. Più efficienza, tagli agli sprechi, semplificazione. In uno slancio riformatore, che si sostanzi in concrete iniziative legislative immediatamente al varo, sembra tradursi la speranza di ricostruire una Nazione in grado di competere con le economie estere più solide.

 

Ma nel novero dei settori sui quali operare, appare ineludibile non trascurare la Giustizia. La giustizia come servizio, come luogo da “de-ideologizzare” nei dibattiti e da rendere più affidabile ed efficiente. Un luogo in cui alle garanzie reali per tutti i cittadini, posti su un piano di parità nell’esercizio dei diritti, corrispondano tempi ragionevoli di definizione delle controversie, in grado cioè di consentire risposte giurisdizionali non eccessivamente distanti dal tempo del “conflitto”.

 

Cosa accade, guardando al contenzioso civile, se un conflitto dura quattro o cinque anni per giungere ad una sentenza e le parti in causa vivono quell’attesa tra il risentimento, la frustrazione e la sfiducia nel sistema? Una giustizia lenta è sempre una giustizia ingiusta. Come un mantra questo concetto è stato espresso in tutte le sedi e ricordato negli innumerevoli contributi di quanti hanno offerto riflessioni sul sistema giustizia. Ma sono rimaste sempre mere intenzioni di invertire la rotta. Ed in attesa di una palingenesi dell’intero sistema giustizia, si sono registrate nel settore, negli ultimi anni, riforme spesso pallide, talvolta timide ed in ogni caso mai sistemiche e strutturali.

 

Certamente, in relazione alla durata del processo i risultati ottenuti si sono rivelati assai modesti. È forse giunto il momento di concentrare le migliori energie e gli sforzi più concreti nel dotare il sistema di fondamentali innesti di modernità ed efficienza in linea con i bisogni e le esigenze del nostro tempo; un tempo fatto di numeri di conflittualità e contenziosi non governabili e gestibili attraverso sistemi concepiti in altre epoche. Non è più possibile attendere e limitarsi all’adozione di modesti correttivi o procedere ad interventi di lifting...

 

- prosegui la lettura su Quaderni Radicali 110

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