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20/05/22 ore

Kerry, Putin e Bashar el Assad


  • Silvio Pergameno

La visita del Segretario di Stato USA a Roma non sembra abbia certo contribuito a portare chiarezza nell’ intricata e terribile vicenda del feroce scontro tra i ribelli siriani e la durissima repressione governativa, che si articola nel quadro di tutta la situazione mediorientale, con l’Iran, sostenitore di Assad e sotto tiro  a livello internazionale per lo sviluppo delle tecniche nucleari e i connessi timori di un preludio all’armamento atomico e per le continue minacce di cancellazione di Israele.

 

E ancora con la confusione libanese sempre più dominata dal Hezbollah, con Israele che minaccia interventi militari (e qualcuno ben mirato lo ha già posto in atto, anche se di limitate proporzioni), con la Turchia schierata contro la Siria e che già dà per scontato che il governo siriano abbia fatto uso di armi chimiche, abbia cioè oltrepassato la linea rossa segnata da Obama per giustificare un intervento diretto,  con la Russia che fornisce armi alla Siria….

 

Kerry martedì scorso, 7 maggio, ha raggiunto un accordo con Putin perché si tenga – dopo quella di Ginevra un anno fa - una nuova conferenza di pace entro questo mese (anche per la questione israeliano-palestinese), ma intanto il governo israeliano ha chiesto alla Russia di non fornire alla Siria 144 missili terra aria S.300, che dovrebbero essere consegnati fra tre mesi … e questa faccenda preoccupa terribilmente Israele, perché ne neutralizzerebbe ogni possibilità militare (così come anche il ruolo di una no fly zone di livello internazionale).

 

Mentre poi Kerry resta dell’idea che Assad se ne debba andare e Putin che debba restare, l’unica nota positiva è quella che sia il ministro degli esteri di Damasco siriano sia il Consiglio nazionale che rappresenta i ribelli (non tutti) hanno accettato la proposta. E Kerry si è dichiarato convinto che le parti siano serie.

 

In tale contesto è abbastanza chiaro che Putin tiene il coltello dalla parte del manico, perché i missili dovrebbero partire fra tre mesi e naturalmente possono anche non partire e poi con i missili dovrebbero partire anche esperti consiglieri ….

 

Kerry è stato prodigo di elogi con il governo italiano e ha ringraziato l’Italia per l’aiuto fondamentale sia nella crisi siriana, dalla quale non si esce, ha detto, in assenza “di una leadership che porti a una soluzione politica” sia nel negoziato di pace in Palestina, invitandoci anche a fare attenzione alla Libia. Il nostro Ministro degli Esteri ha sottolineato che dalla situazione non si esce per via militare e che le relazioni dell’Italia con il mondo arabo sono di rilievo.

 

Pronunciarsi adesso sui possibili esiti della conferenza di pace appare molto azzardato; gli Stati Uniti hanno avuto buoni rapporti con Bashar el Assad, che era anche ritenuto un possibile tramite per la questione iraniana, in particolare da Sarkozy. E quanto all’Europa non si può che constatare, e purtroppo è un costante ripetersi, la completa assenza del continente in una zona il cui presente e il cui futuro è fondamentale ai nostri confini.

 

E con tutti i dittatori che hanno segnato l’evoluzione postcoloniale del mondo arabo e mediorientale, Saddam Hussei, Ben Alì, Mubarack, Jafez e Bashar el Assad, Nasser, Gheddafi, così come con la teocrazia iraniana, si è assistito soltanto alla triste replica di una politichetta di modesti affari postcoloniali senza un disegno politico, capace anche di individuare un percorso di avanzamento di democrazia e diritti civili e meno che mai provvisto della forza e della determinazione indispensabili a realizzarlo.

 

 


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