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24/04/19 ore

Spending review, la strenua difesa della spesa improduttiva


  • Silvio Pergameno

 

I tagli alla spesa pubblica rappresentano la premessa, o almeno una delle premesse, per poter procedere alla riduzione delle imposte e quindi a un rilancio dell’economia; un’altra potrebbe essere naturalmente quella dell’ alienazione di patrimonio pubblico, strumento molto più lento e non privo delle sue difficoltà, perchè si tratta di scegliere cosa vendere, di trovare acquirenti a prezzi convenienti, di procedere evitando i facili arrembaggi…oppure la famosa tassa patrimoniale, del resto già in atto con l’lCI e l’IMU, che non sono imposte sul reddito e che non sembra logico potenziare proprio se si deve ridurre il peso fiscale.


Il governo quindi ha studiato un programma di riduzione della spesa pubblica, ispirandosi al criterio di tagliare le spese improduttive. Si tratta di un intervento ridotto, si direbbe strettamente calibrato in relazione alle esigenze la cui soddisfazione è strettamente indispensabile in relazione al contenimento minimo del debito pubblico, necessario per evitare guai peggiori.


E qui ovviamente nascono le difficoltà con le quali Monti e i suoi ministri si dovranno confrontare, in quanto l’approvazione parlamentare del piano si presenta come il passaggio più difficile dal momento dell’incarico ricevuto lo scorso novembre dal Presidente Napolitano. Con un po’ di malignità si potrebbe osservare che probabilmente il percorso sarebbe stato molto più facile se si fosse deciso di tagliare la spesa produttiva, per la semplice ragione la spesa improduttiva è quella che più sta a cuore in generale al ceto politico e al vasto sottobosco corporativo nel quale è sclerotizzata ampia parte del sistema dei poteri reali in Italia.

 

Proprio l’altro giorno, la presentazione del numero 3 del “numero 3 del MESE di Quaderni Radicali ha fornito l’ occasione per un approfondito flash sulla funzione del finanziamento pubblico all’editoria, ad esempio, che non è certo quello di concorrere al miglioramento dell’informazione e alla migliore realizzazione del diritto di espressione.


E’ il discorso che si ripropone in termini identici per il variegatissimo ventaglio della spesa pubblica in tutte le sue articolazioni e investe in pieno la riforma di uno stato sociale che è stato costruito come meccanismo affidato alla gestione delle corporazioni partitiche e sindacali: riformarlo significa intaccare a fondo questa gestione.


Su questo percorso il ruolo dei partiti è fondamentale, proprio perché essi gestiscono lo snodo fondamentale del meccanismo complessivo con il loro dominio sul parlamento, debbono dare e mantenere la fiducia al governo, formare le leggi e impersonare il luogo di rappresentanza di quanto è presente e agisce nel paese: quella italiana è infatti una democrazia parlamentare.


I partiti gestiscono sia la larga fetta di reddito politico di cui vive (e non di rado prospera) un imprecisabile ma assai cospicuo numero di italiani, sia le articolazioni complessive di tutto l’intervento pubblico, che investe più o meno profondamente tutta la nostra vita economica e sociale.


I cittadini, dal canto loro, in larga parte associati e confederati a tutela degli interessi settoriali, dispongono dell’arma del voto, il cui uso quindi viene finalizzato alla tutela e alla promozione esasperata degli interessi particolari e non certo di quello generale, con conseguenze che si sono sommate per decenni e che hanno determinato quel disastro che ha provocato il deciso intervento del Presidente della Repubblica lo scorso novembre.


E’ stato così avviato un percorso virtuoso, che, comunque, ha già incontrato resistenze corporative (soprattutto nel caso della riforma dei contratti di lavoro) e che si avvia ad affrontare un percorso altamente rischioso ora che si tratta di tagliare i cordoni della borsa (mentre le esperienze passate non fanno che rafforzare i timori, in quanto i tentativi sia di Prodi che di Berlusconi hanno portato a fallimenti clamorosi).


Si può contare sul ruolo dell’Europa? Certo questo ruolo non può essere demonizzato, ma non può nemmeno essere esaltato. E’ ben vero infatti che non di rado provvedimenti significativi al livello istituzionale nazionale sono stati adottati sotto la pressione delle istituzioni europee, ma è altrettanto vero che queste istituzioni non funzionano nel quadro di un governo legittimato da un voto popolare e di un parlamento rappresentativo dotato dei normali poteri di legislazione e controllo.


Le loro decisioni, quindi, non hanno forza operativa diretta e per di più esse, di fatto, sono dominate dai paesi più forti, con la conseguenza che il nostro continente resta privo di una vera gestione politica (non solo finanziaria) del suo presente e del suo avvenire e che la responsabilità operativa continua a ricadere sulle istituzioni nazionali e sulle forze politiche che le rappresentano.


Commenti   

 
0 #4 franco 2012-07-11 10:48
SOLO LA CONOSCENZA DELA VERITA' CI RENDE LIBERI!
questo imperio che ci predomina, il Nuovo Oerdine Mondiale, NWO, ha avuto origine nella culla del capitalismo selvaggio USA.
Imperio, strutturato da tempo da banchieri privati delle logge mafio-sioniste- massoniche:il cui motto è: "CHI DOMINA LA FINANZA HA IN PUGNO IL MONDO!"!
Questi reali demoni, hanno sempre pilotato per loro interessi, guerre, carestie, default, spread, omicidi di capi di stato non proni ai loro.:
Le loro infamie, seppur indirette, sono state ben peggiori di ogni altra dittatura
E' ben noto che i nazisti sono stati finanziati, tramite la svizzera, da grandi famiglie americane di banchieri!; e così esponenti di questo governo sono emissari della piovra Goldman Sachs, in funzione di sicari finanziari di detti DEMONI BURATTINAI: e che molte nostrane sanguisughe sono privilegiati membri alla cupola BILDERBERG, i cui nomi sono ben evidenti in rete
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0 #3 ilSocialista 2012-07-11 01:25
Le pezze di Monti, giuste o no che siano, alla lunga faranno la fine delle pezze greche o delle pezze fancesi o delle pezze americane; è sempre un lavoro di bricolage all'uncinetto di fronte al Disastro.
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0 #2 ilSocialista 2012-07-11 01:20
Amico, a parte le resistenze corporative, che in effetti esistono qui ma per la verità esistono pure negli USA, sotto altre forme; e per dirne una basti ricordare una classe di alti dirigenti di azienda cleptocrati che si alzano la paga a piacere mentre magari distruggono la loro azienda; a parte quello, dicevo, una certa dose di fanatismo e di nichilismo è presente in tutti, ma, cavolo, non si può suonare la cetra mentre l'occidente brucia e si sbriciola.
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0 #1 franco 2012-07-10 13:55
NWO, €, BCE, FMI, BILDERBERG, DEMONI BURATTINAI E PAPPONI BURATTINI!

CHI HA CAUSATO IL DISASTRO DI CERTO NON PUO' RIMEDIARLO- (Eisten)
Tante ciance tendono solo a mascherare la realtà: questa casta di PAPPONI, non può che pilotarci verso l'inevitabile default, non prima di averci depredato completamente con questa iniqua quanto inutile fiscalità di rapina, come dimostrano i risultati!
fiscalità, a solo vantaggio delle cupole mafio sioniste massoniche in oggetto, i loro reali BURATTINAI di riferimento, e come dell'attuale esecutivo formato da loro emissari!, naturalmente impostoci in salsa bulgara!
esecutivo che lo chiamano GOVERNO TECNICO perchè tramato da codesti avidi banchieri privati, fatto altrimenti, l'avrebbero chiamato COLPO DI STATO!
RISCATTIAMOCI DA CODESTI DEMONI BURATTINAI E LORO SERVI PAPPONI BURATTINI!

SOLO LA CONOSCENZA DELLA VERITA' CI RENDERA' LIBERI DA CODESTI DEMONI E LORO SERVI!
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