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22/11/17 ore

Articolo 18, il sindacato è a corto di munizioni


  • Antonio Marulo

I sindacalisti sono sul piede di guerra. Si dice più o meno così tutte le volte che il gioco si fa duro a proposito dei capisaldi dello statuto dei lavoratori, prima di tutti, ovviamente, l’articolo 18. In queste ore il problema è capire di quali sindacalisti si parli, visto che i più agguerriti sembrano essere quelli che occupano gli scranni parlamentari: quelli che, “come i preti, non hanno mai smesso di esserlo” – per dirla con le parole pronunciate a SkyTg24 da Cesare Damiano.

  

L’ex ministro del lavoro, ma anche e per l’appunto sindacalista forever, vive in queste ore una rinnovata popolarità mentre guida dall’alto della presidenza della Commisione lavoro a Montecitorio la fronda parlamentare di ex sindacalisti (presenti in gran numero a far danni in ogni Legislatura) in difesa del totem per eccellenza, appoggiata nelle ultime ore dalla minoranza (?) del Pd guidata dalla vecchia guardia Bersani-D’Alema.

 

Per ora c’è da dire che l’intera questione Lavoro resta “ambigua” e attende una schiarita di idee, a partire da Palazzo Chigi e dintorni. Infatti, per come è stata messa su dal governo - nella forma del decreto delegato da discutere ed esplicitare nella sostanza in Parlamento - tutti posso tirare la corta coperta a proprio favore: c’è chi dice che con le nuove norme l’articolo 18 sarà di fatto abolito o superato; c’è chi invece è convinto che in fondo si tratta di un compromesso al ribasso che renderà solo più pasticciata e iniqua la giungla contrattuale esistente.

 

Nel dubbio ci si attrezza comunque alla battaglia. I più impreparati sembrano tuttavia essere proprio i sindacati. La Cgil, partita in quarta la scorsa settimana con l’annuncio della rivoluzione solitaria di fine ottobre, dopo un aspro Direttivo durato l’intero giorno - che qualcuno della minoranza ha definito "psicodramma collettivo" - è tornata sui suoi passi o, meglio, ha aperto un confronto con gli altri sindacati per una mobilitazione unitaria.

 

L’idea è quella di non starsene con le mani in mano e di procedere con proposte (di cui nulla si sa ancora) e nel caso con la protesta, ricorrendo se serve anche allo sciopero. Sarà generale? Chissà. Lo strumento è ammuffito e difficilmente potrà vivere in questa stagione i fasti dell’era Cofferati. Lo sanno bene anche Camusso, Landini e compagni, che non sono riusciti ieri, di fronte alle telecamere, a nascondere indecisione sul che fare, parole di circostanza - le solite - a parte.

 

In altri tempi si sarebbe partiti lancia in resta e con una strategia bell’e pronta. Ma “I sindacalisti di una volta non esistono più”, come ha detto con orgoglio, sempre sui canali Sky, la deputata di Forza Italia Renata Polverini. Sì, proprio lei: rediviva, già ex segretario Ugl e fu Governatore della Regione Lazio! 


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