Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

15/04/21 ore

Il manifesto di 150 intellettuali americani che chiedono la libera circolazione delle idee



Con un articolo di Anna Mahjar-Barducci, pubblicato martedì 12 Novembre 2019 da Agenzia Radicale, furono descritti alcuni determinanti elementi che si potrebbero definire i caratteri storici, politici e culturali di quella che appare come la crisi dell’Occidente.

 

La conclusione di quell’intervento sottolineava come: “per prevenire l'autodistruzione dell'Occidente, è necessario trovare un equilibrio tra società liquida e società solida. La priorità è di costruire una nuova cultura liberale, un metodo che riporti un ordine, in cui i diritti di ogni individuo vengano rispettati, e al contempo in cui l'identità collettiva non sia negata o annullata”.

 

Quella che taluni concepiscono per società liquida è una società per loro ideale: una società dai contorni liquidi, fluida senza confini, … che ha perso la propria identità.

 

Il richiamo a quell’ottimo intervento, che vale la pena rileggere, consente di introdurre  La lettera sulla giustizia e il dibattito aperto che più di 150 intellettuali americani hanno inviato alla rivista Harper’s e che  in ottobre lo proporrà ai lettori con le risposte che saranno pervenute.

 

Si tratta di un documento significativo (la cui traduzione pubblichiamo di seguito), che si iscrive negli avvenimenti che hanno accompagnato, nel contesto drammatico della pandemia da Covid-19, lo scontro negli Stati Uniti e non solo, sulle questioni che riguardano giustizia e libertà che alcuni protagonisti degli scontri  nel quadro delle democrazie occidentali sembrano aver inconsapevolmente introiettato con tratti peggiori dei modelli politici che hanno storicamente combattuto.

 

Scriveva Alessandro Campi su Il Mattino nel giugno 2020: “… L’onda fanatica e integralista che si sta abbattendo su alcuni Paesi occidentali, sulla scia delle proteste anti-razziste nate negli Stati Uniti dopo la brutale uccisione di George Floyd, va ormai oltre gli isterismi censori che di solito si imputano al “politicamente corretto”: un movimento di idee nato nei campus americani con l’obiettivo di combattere le discriminazioni contro le minoranze e divenuto una gabbia linguistico-culturale che ormai rischia di soffocare il dibattito pubblico e la stessa ricerca accademica…

 

Dall’igiene delle parole, con esiti d’un conformismo spesso grottesco a dispetto delle buone intenzioni iniziali (il rispetto delle differenze e la difesa del multiculturalismo attraverso il bando dei termini potenzialmente offensivi), siamo ormai scivolati nell’iconoclastia (l’abbattimento o rimozione di statue e lapidi, l’oltraggio ai monumenti e la censura alle opere d’arte) e nella violenza come strumento con cui minoranze radicali attive intendono imporre la propria visione ideologica all’intera società: non il riconoscimento degli errori del passato (da spiegare e contestualizzare senza giustificarli), ma la sua cancellazione simbolica e materiale…”.

 

La lettera aperta dei 150 intellettuali contro il dilagare dell’autolesionista cancellazione delle culture mira a fermare una vocazione tremenda: eliminare ogni forma di dibattito aperto, secondo la vocazione dei moderni totalitarismi.  

 

“Tutto ciò è stato a lungo considerato una ‘bizzarria’ del politicamente corretto - dice Pierluigi Battista all’HuffPost -, senza comprendere che dietro questi gesti poteva celarsi qualcosa di più. Una tendenza pervasiva ed intollerante che oggi sfocia nell’abbattimento o nella vandalizzazione delle statue dello scopritore dell’America Cristoforo Colombo, di Abraham Lincoln, il presidente che ha abolito schiavitù, o di Winston Churchill che proprio contro Hitler, massima espressione razzismo, combatté. L’obiettivo è fare tabula rasa di tutto quello che ci ha preceduto, identificandolo come qualcosa di peccaminoso e corrotto, da purificare, da punire”, prosegue Pierluigi Battista. E aggiunge: “Ora, finalmente, gli intellettuali prendono posizione e cercano di arginare la deriva intollerante con un gesto coraggioso, ben consapevoli di poter incorrere in attacchi”.

 

I 150 intellettuali, perlopiù nordamericani, che hanno sottoscritta la lettera - scrive il quotidiano cattolico Avvenire - , “ … si smarcano anche dal rischio di essere visti come pedine nella crociata a fini puramente politici di Trump contro il politically corrct. Ma poi si concentrano sul tema che li preoccupa più di un presidente che mette regolarmente in dubbio la legittimità della stampa. «Le forze illiberali stanno guadagnando forza in tutto il mondo e hanno un potente alleato in Donald Trump, che rappresenta una vera minaccia alla democrazia – scrivono – . Ma non bisogna permettere alla resistenza di indurirsi in dogmi o coercizioni, che i demagoghi di destra stanno già sfruttando. L’inclusione democratica può essere raggiunta solo se mettiamo all’indice il clima intollerante che si è manifestato da tutte le parti…”. 

 

 

 

*************************** 

 

 

 

 

 

Una lettera sulla giustizia e il dibattito aperto

 

da Harper’s Magazine

 

Le nostre istituzioni culturali stanno affrontando un momento di prova. Potenti proteste per la giustizia razziale e sociale stanno portando a richieste in ritardo di riforma della polizia, insieme a richieste più ampie di maggiore uguaglianza e inclusione in tutta la nostra società, non ultimo nell'istruzione superiore, giornalismo, filantropia e arte. Ma questo necessario calcolo ha anche intensificato una nuova serie di atteggiamenti morali e impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e tolleranza delle differenze a favore della conformità ideologica.

 

Mentre applaudiamo al primo sviluppo, alziamo anche la nostra voce contro il secondo. Le forze del illiberalismo stanno guadagnando forza in tutto il mondo e hanno un potente alleato in Donald Trump, che rappresenta una vera minaccia alla democrazia. Ma non bisogna permettere alla resistenza di indurirsi nel proprio marchio di dogma o coercizione, che i demagoghi di destra stanno già sfruttando. L'inclusione democratica che vogliamo può essere raggiunta solo se parliamo contro il clima intollerante che si è manifestato da tutte le parti.

 

Il libero scambio di informazioni e idee, linfa vitale di una società liberale, sta diventando sempre più limitato. Mentre ci aspettiamo questo dalla destra radicale, la censura si sta diffondendo anche più ampiamente nella nostra cultura: un'intolleranza di visioni opposte, una moda per la vergogna pubblica e l'ostracismo e la tendenza a dissolvere complesse questioni politiche in una accecante certezza morale.

 

Sosteniamo il valore di un contro-discorso robusto e persino caustico da ogni parte. Ma ora è fin troppo comune sentire richieste di punizione rapida e severa in risposta alle trasgressioni percepite del linguaggio e del pensiero.

 

Ancora più preoccupanti, i leader istituzionali, in uno spirito di controllo del danno in preda al panico, stanno offrendo punizioni affrettate e sproporzionate invece di riforme ponderate. Gli editori vengono licenziati per l'esecuzione di brani controversi; i libri vengono ritirati per presunta inautenticità; ai giornalisti è vietato scrivere su determinati argomenti; i professori vengono indagati per aver citato opere letterarie in classe; un ricercatore viene licenziato per aver fatto circolare uno studio accademico peer-reviewed; e i capi delle organizzazioni vengono espulsi per quelli che a volte sono solo errori goffi.

 

Qualunque siano le argomentazioni su ogni particolare incidente, il risultato è stato quello di restringere costantemente i confini di ciò che si può dire senza la minaccia di rappresaglia. Stiamo già pagando il prezzo con maggiore avversione al rischio tra scrittori, artisti e giornalisti che temono per i propri mezzi di sussistenza se si discostano dal consenso o mancano di sufficiente zelo nell’accordo.

 

Questa atmosfera soffocante alla fine danneggerà le cause più vitali del nostro tempo. La restrizione del dibattito, da parte di un governo repressivo o di una società intollerante, fa invariabilmente male a chi manca di potere e rende tutti meno capaci di partecipazione democratica. 

 

Il modo per sconfiggere le cattive idee è attraverso l'esposizione, l'argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o desiderare di allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi scelta falsa tra giustizia e libertà, che non possono esistere l'una senza l'altra. Come scrittori abbiamo bisogno di una cultura che ci lasci spazio alla sperimentazione, all'assunzione di rischi e persino agli errori. 

 

Dobbiamo preservare la possibilità di un disaccordo in buona fede senza terribili conseguenze professionali. Se non difendiamo la cosa da cui dipende il nostro lavoro, non dovremmo aspettarci che il pubblico o lo stato lo difendano per noi.

 

  1. Elliot Ackerman
  2. Saladin Ambar, Rutgers University
  3. Martin Amis
  4. Anne Applebaum
  5. Marie Arana, author
  6. Margaret Atwood
  7. John Banville
  8. Mia Bay, historian
  9. Louis Begley, writer
  10. Roger Berkowitz, Bard College
  11. Paul Berman, writer
  12. Sheri Berman, Barnard College
  13. Reginald Dwayne Betts, poet
  14. Neil Blair, agent
  15. David W. Blight, Yale University
  16. Jennifer Finney Boylan, author
  17. David Bromwich
  18. David Brooks, columnist
  19. Ian Buruma, Bard College
  20. Lea Carpenter
  21. Noam Chomsky, MIT (emeritus)
  22. Nicholas A. Christakis, Yale University
  23. Roger Cohen, writer
  24. Ambassador Frances D. Cook, ret.
  25. Drucilla Cornell, Founder, uBuntu Project
  26. Kamel Daoud
  27. Meghan Daum, writer
  28. Gerald Early, Washington University-St. Louis
  29. Jeffrey Eugenides, writer
  30. Dexter Filkins
  31. Federico Finchelstein, The New School
  32. Caitlin Flanagan
  33. Richard T. Ford, Stanford Law School
  34. Kmele Foster
  35. David Frum, journalist
  36. Francis Fukuyama, Stanford University
  37. Atul Gawande, Harvard University
  38. Todd Gitlin, Columbia University
  39. Kim Ghattas
  40. Malcolm Gladwell
  41. Michelle Goldberg, columnist
  42. Rebecca Goldstein, writer
  43. Anthony Grafton, Princeton University
  44. David Greenberg, Rutgers University
  45. Linda Greenhouse
  46. Rinne B. Groff, playwright
  47. Sarah Haider, activist
  48. Jonathan Haidt, NYU-Stern
  49. Roya Hakakian, writer
  50. Shadi Hamid, Brookings Institution
  51. Jeet Heer, The Nation
  52. Katie Herzog, podcast host
  53. Susannah Heschel, Dartmouth College
  54. Adam Hochschild, author
  55. Arlie Russell Hochschild, author
  56. Eva Hoffman, writer
  57. Coleman Hughes, writer/Manhattan Institute
  58. Hussein Ibish, Arab Gulf States Institute
  59. Michael Ignatieff
  60. Zaid Jilani, journalist
  61. Bill T. Jones, New York Live Arts
  62. Wendy Kaminer, writer
  63. Matthew Karp, Princeton University
  64. Garry Kasparov, Renew Democracy Initiative
  65. Daniel Kehlmann, writer
  66. Randall Kennedy
  67. Khaled Khalifa, writer
  68. Parag Khanna, author
  69. Laura Kipnis, Northwestern University
  70. Frances Kissling, Center for Health, Ethics, Social Policy
  71. Enrique Krauze, historian
  72. Anthony Kronman, Yale University
  73. Joy Ladin, Yeshiva University
  74. Nicholas Lemann, Columbia University
  75. Mark Lilla, Columbia University
  76. Susie Linfield, New York University
  77. Damon Linker, writer
  78. Dahlia Lithwick, Slate
  79. Steven Lukes, New York University
  80. John R. MacArthur, publisher, writer
  81. Susan Madrak, writer
  82. Phoebe Maltz Bovy, writer
  83. Greil Marcus
  84. Wynton Marsalis, Jazz at Lincoln Center
  85. Kati Marton, author
  86. Debra Mashek, scholar
  87. Deirdre McCloskey, University of Illinois at Chicago
  88. John McWhorter, Columbia University
  89. Uday Mehta, City University of New York
  90. Andrew Moravcsik, Princeton University
  91. Yascha Mounk, Persuasion
  92. Samuel Moyn, Yale University
  93. Meera Nanda, writer and teacher
  94. Cary Nelson, University of Illinois at Urbana-Champaign
  95. Olivia Nuzzi, New York Magazine
  96. Mark Oppenheimer, Yale University
  97. Dael Orlandersmith, writer/performer
  98. George Packer
  99. Nell Irvin Painter, Princeton University (emerita)
  100. 100. Greg Pardlo, Rutgers University – Camden
  101. 101. Orlando Patterson, Harvard University
  102. 102. Steven Pinker, Harvard University
  103. 103. Letty Cottin Pogrebin
  104. 104. Katha Pollitt, writer
  105. 105. Claire Bond Potter, The New School
  106. 106. Taufiq Rahim, New America Foundation
  107. 107. Zia Haider Rahman, writer
  108. 108. Jennifer Ratner-Rosenhagen, University of Wisconsin
  109. 109. Jonathan Rauch, Brookings Institution/The Atlantic
  110. 110. Neil Roberts, political theorist
  111. 111.Melvin Rogers, Brown University
  112. 112. Kat Rosenfield, writer
  113. 113. Loretta J. Ross, Smith College
  114. 114. J.K. Rowling
  115. 115. Salman Rushdie, New York University
  116. 116. Karim Sadjadpour, Carnegie Endowment
  117. 117. Daryl Michael Scott, Howard University
  118. 118. Diana Senechal, teacher and writer
  119. 119. Jennifer Senior, columnist
  120. 120. Judith Shulevitz, writer
  121. 121. Jesse Singal, journalist
  122. 122. Anne-Marie Slaughter
  123. 123. Andrew Solomon, writer
  124. 124. Deborah Solomon, critic and biographer
  125. 125. Allison Stanger, Middlebury College
  126. 126. Paul Starr, American Prospect/Princeton University
  127. 127. Wendell Steavenson, writer
  128. 128. Gloria Steinem, writer and activist
  129. 129. Nadine Strossen, New York Law School
  130. 130. Ronald S. Sullivan Jr., Harvard Law School
  131. 131. Kian Tajbakhsh, Columbia University
  132. 132. Zephyr Teachout, Fordham University
  133. 133. Cynthia Tucker, University of South Alabama
  134. 134. Adaner Usmani, Harvard University
  135. 135. Chloe Valdary
  136. 136. Lucía Martínez Valdivia, Reed College
  137. 137. Helen Vendler, Harvard University
  138. 138. Judy B. Walzer
  139. 139. Michael Walzer
  140. 140. Eric K. Washington, historian
  141. 141. Caroline Weber, historian
  142. 142. Randi Weingarten, American Federation of Teachers
  143. 143. Bari Weiss
  144. 144. Sean Wilentz, Princeton University
  145. 145. Garry Wills
  146. 146. Thomas Chatterton Williams, writer
  147. 147. Robert F. Worth, journalist and author
  148. 148. Molly Worthen, University of North Carolina at Chapel Hill
  149. 149. Matthew Yglesias
  150. 150. Emily Yoffe, journalist
  151. 151. Cathy Young, journalist
  152. 152. Fareed Zakaria

 

 


Aggiungi commento